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Domenica XXXIII per Annum (A)
San Lazzaro, 13 novembre 2011


1. L’apostolo Paolo scrivendo ai cristiani di Corinto dice: "tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia in bene che in male" [2Cor 5, 10-11].

Cari fratelli e sorelle, questa è la grande verità che la parola di Dio oggi vuole insegnarci: "ciascuno di noi renderà conto a Dio di se stesso" [Rom 14, 12].

Gesù ci insegna questa verità mediante una parabola, come avete sentito. Le cose avvengono come se "un uomo partendo per un viaggio", "chiamasse a sé i suoi servi e consegnasse loro dei beni" da far fruttare.

La vita, questa vita che viviamo nel tempo, ci è stata data "in amministrazione". Non ne siamo i padroni; ne siamo, ripeto, gli amministratori. "Ora, quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele" [1 Cor 4, 2]. La fedeltà consiste nella operosità fedele e instancabile: nel mettere a frutto la parola che Gesù ci ha lasciata in dono mediante le buone opere.

"Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro". Regolare i conti: questo è quanto accadrà alla fine della nostra vita. S. Paolo, ancora una volta, ci aiuta a capire in profondità questa parola del Signore. Parlando del giudizio del Signore, dice: "Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori: allora ciascuno avrà la sua lode da Dio" [1 Cor 4, 5].

Cari amici, colla morte posti davanti alla luce di Dio finirà la mascherata della vita; tutte le finzioni e le apparenze dietro le quali abbiamo potuto nascondere la verità del nostro essere, cadranno. Colla morte ognuno di noi entra nella pura verità di se stesso: gli inganni non sono più possibili. Perché? perché saremo messi davanti a Dio che è la Verità e la Luce. "Non v’è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto" [Eb 4, 13].

Se avete ascoltato la pagina evangelica, avrete notato facilmente la ragione della salvezza dei primi due servi e della condanna del terzo. I primi hanno accolto il deposito e lo hanno fatto fruttare; il secondo no. I primi hanno accolto la parola del Signore nel loro cuore e ne hanno fatto radice di buone opere; il secondo no.

Nel Vangelo secondo Giovanni sono riportate queste parole di Gesù: "Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo: chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno" [Gv 12, 47-48]. Dio non condanna nessuno: egli è pura salvezza e ha donato il suo Unigenito non "per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui" [Gv 3, 17]. È l’uomo, alla fine, che condanna se stesso. Quando ogni uomo sarà chiamato a rendere conto, se gli sarà detto "gettatelo fuori nelle tenebre", questa decisione divina non farà che evidenziare che egli stesso, durante la vita terrena, ha voluto separarsi dalla Salvezza che gli veniva offerta.

Cari fratelli e sorelle, da ciò deriva una conseguenza di capitale importanza per la nostra vita. Il giudizio di Dio su ciascuno di noi è già pronunciato ora, a seconda che crediamo o non crediamo nel Vangelo e viviamo o non viviamo conformemente ad esso. La diversità ultima non è fra chi è già morto e chi ancora vive, ma fra chi fin da ora "vive per il Signore" e chi "vive per se stesso". La morte ed il giudizio di Dio non faranno che rendere definitiva quella configurazione che ciascuno di noi avrà dato alla sua vita terrena.

Il tempo ci è donato perché passiamo da una vita sbagliata ad una vita per il Signore, credendo in Lui: ci è donato cioè per la nostra conversione.

2. Cari amici, la Sacra Visita pastorale avviene nella luce di questa parola del Signore.

L’apostolo Paolo nella seconda lettura ci dice: "voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno possa sorprendervi come un ladro: voi tutti infatti siete figli della luce e del giorno". Il Vescovo è venuto fra voi per confermarvi nella luce di Cristo: perché il pensiero di Cristo diventi il vostro pensiero; perché siano in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo. Stiamo uniti a Gesù mediante la fede e i sacramenti, e niente potrà strapparci da lui, neppure la morte. E dove è lui è la gioia eterna, fin da ora.