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APERTURA FACOLTÀ TEOLOGICA EMILIA ROMAGNA
San Domenico
13 ottobre 2004

 

"Mi conceda Dio di parlare [della Sapienza] secondo il desiderio, di pensare in modo degno dei doni ricevuti". La celebrazione dei divini Misteri che stiamo vivendo, carissimi fratelli, è invocazione a Dio perché conceda alla neonata Facoltà di raggiungere lo scopo per cui esiste: "pensare in modo degno dei doni ricevuti". La formulazione del libro della Sapienza definisce interamente la ragione d’essere della Facoltà come un luogo del pensiero. Luogo dove uomini credenti vivono la gioiosa fatica del pensare, e dove vengono educati altri al pensare. Fatica dalla quale nessun uomo ed ancora meno il credente, può sottrarsi fino a quando non intende rinunciare alla sua sublime dignità. Solo assumendo questa fatica, l’uomo trascende la sfera limitata della propria persona per introdursi nella realtà.

In quale realtà ci introduce il pensare teologico? Con quale realtà noi entriamo in contatto quando pensiamo teologicamente? Con "i doni ricevuti", risponde il libro della Sapienza appena ascoltato; e l’apostolo Paolo immediatamente prima della lettera proclamata risponde, con "quelle cose che occhio non vide né orecchio udì, né mai entrarono in cuore d’uomo", cioè quanto "Dio ha preparato per coloro che lo amato". La nuova Facoltà – come ogni Facoltà di Teologia – è chiamata a pensare l’umanamente impensabile: il disegno di salvezza, nascosto nel Verbo divino e rivelato progressivamente nella storia di Israele, pienamente nella morte e risurrezione di Cristo, fino al compimento glorioso della parusia. Docenti e studenti, secondo la posizione propria di ciascuno, diventano insieme teologi perché cercano di comprendere quanto un incomprensibile Amore ha già loro donato, quanto nella Chiesa già possiedono.

I più grandi maestri intendevano l’educazione al pensare non principalmente come la trasmissione di un sapere a chi è ignorante, ma la messa in luce mediante la parole e il dialogo, di una vita nascosta. Non si proponevano la produzione del consenso, ma l’ascolto del maestro interiore. Il maestro di teologia tende a far scoprire in un modo sempre più profondo quanto il battezzato già possiede. L’atto del pensare teologico è lo sviluppo coerente dell’atto del credere, dello sperare e dell’amare: atto personale ed ecclesiale. "Hic homo intelligit", amava ripere Tommaso; "hic homo credit" nella Chiesa e colla Chiesa.

La parola di Dio quindi ci invita a pregare non semplicemente perché Dio conceda a docenti ed alunni di pensare "tutto ciò che Dio ci ha donato", ma di pensarlo in modo degno. È possibile all’uomo pensare in modo degno i doni ricevuti dal Padre in Cristo? Esiste una sapienza umana, realmente elaborata dalla ragione umana, ed al contempo degna del pensiero di Dio? La pagina paolina appena proclamata è la risposta a questa domanda, ed è quindi, per così dire, la prima esposizione del metodo teologico.

"Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito": il principio della conoscenza teologica è la Rivelazione divina trasmessaci dalla Chiesa. Mi piace a questo punto lasciare la parola ad un grande teologo moderno che descrive la Rivelazione come "un atto di amore tenerissimo e di famigliare condiscendenza, con cui Dio in un modo soprannaturale vuole onorare e beatificare la creatura e render gloria a se stesso" [M. Scheeben, I misteri del cristianesimo, Morcelliana ed., Brescia 1949, pag. 98]. È grazie alla rivelazione soprannaturale che l’uomo viene elevato colle capacità del suo spirito a partecipare alla luce stessa di Dio, attingendo direttamente alla fonte suprema della Verità. Ed è per questo che il pensare teologico trae origine e dipende costantemente dalla fede, senza della quale esso non esisterebbe nemmeno. Tommaso esprime tutto questo in modo insuperato: "spinto da un’ardente volontà di credere, l’uomo ama la verità che crede [diligit veritatem creditam], la considera nella sua intelligenza e la circonda del maggior numero possibile di ragioni che può trovare a tale scopo" [2,2,q.2,a.10].

La Facoltà è il luogo dove la verità creduta è amata: ed è perciò il luogo in cui è compresa sempre più profondamente.

È solo lo Spirito Santo che ci dona l’assimilazione della divina Rivelazione. Infatti, secondo l’insegnamento di Tommaso "come la missione del Figlio ebbe l’effetto di condurre al Padre, così la missione dello Spirito Santo consiste nel condurre i credenti al Figlio… Perciò l’effetto di questa missione consiste nel rendere gli uomini partecipi della sapienza divina e conoscitori della verità. Il Figlio, in quanto Verbo, ci comunica la dottrina, però è lo Spirito Santo che ci rende capaci di riceverla" [Super Joanhem 14,25; n° 1958].

"Ora noi abbiamo il pensiero di Cristo": è la suprema elevazione dello spirito umano. È a questo scopo che esiste la Facoltà di Teologia: perché l’uomo possa avere il pensiero di Cristo.

Vi conceda Dio di pensare e di parlare in modo degno dei doni da Lui fatti alla sua Chiesa. Così sia.