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13 marzo 2005
Santuario della Madonna di S. Luca
Omelia per i fidanzati


1. "Gesù le disse: io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà".

Carissimi fidanzati, questa rivelazione che Gesù fa di sé stesso costituisce il centro dell’odierna narrazione evangelica. Egli si è mostrato a Marta nella sua identità più intima; vuole ora mostrarsi a voi, aprirvi i segreti più intimi della sua persona. Gesù è "la risurrezione e la vita". Notate bene: non dice solamente "io sono la vita". Non sarebbe più bastato, dal momento che si trovava di fronte ad un sepolcro.

Ciò che sembra ormai definitivo, condizione senza via di ritorno, l’unica realtà che sembra vera, la morte dell’amico e del fratello, è trasformata radicalmente: anche la morte è vinta, poiché Cristo è la risurrezione. In lui è presente un’energia capace di operare anche quel cambiamento che a tutti sembra impossibile: dalla morte si passa alla vita.

L’auto-rivelazione che Gesù compie con queste parole intende correggere la fede di Marta, che crede sì alla risurrezione dei morti, opera di Dio rimandata però ad un futuro lontano: "so che risusciterà nell’ultimo giorno". Gesù corregge Marta su due punti fondamentali. Primo: la risurrezione passa attraverso la persona di Gesù. Secondo: essa è un avvenimento che accade già ora; è già presente nel mondo. E così la risposta di Marta esprime il nocciolo della fede cristiana. È perché il Verbo si è fatto carne che il riscatto dalla morte e la vera vita è già ora presente in questo mondo. L’uomo è reintegrato nella vita già ora se crede in Cristo, dal momento che in Cristo "la vita eterna, che era presso il Padre [e] si è resa visibile a noi" [1Gv 1,1].

Carissimi fidanzati, questa pagina evangelica vi riguarda molto da vicino. Essa narra un avvenimento che può accadere nella vostra vita, che Dio vuole accada. È per questo che Egli ha inviato il suo Unigenito: perché vi incontriate con Cristo – mediante la fede e i sacramenti –sperimentando la verità delle sue parole: "io sono la risurrezione e la vita".

L’esperienza dell’amore fra un uomo e una donna è un’esperienza drammatica. Essa infatti esprime e realizza ciò per cui uomo e donna sono fatti: due in una sola carne. L’unità profonda, diventare una sola carne, nell’affermazione eminente della diversità, la femminilità e la mascolinità. Una tale unità è possibile solamente come "alleanza" nella quale l’uomo e la donna si donano e si ricevono reciprocamente. Ed è questa alleanza che conferma l’intima identità di ogni uomo e di ogni donna: identità che consiste nella capacità di vivere nella verità e nell’amore.

Ma questa esperienza, di cui il fidanzamento è già come un pegno, è continuamente insidiata dal di dentro di ogni uomo ed ogni donna, e dalla cultura in cui vivete. Per questo vi dicevo ha un carattere drammatico.

Essa non raramente però finisce in tragedia: l’uomo e la donna si convincono che non sono fatti per amare né quindi sono capaci di amare. Finiscono col degradare la loro dignità ritenendosi capaci solo di fortuite convergenze di opposti egoismi.

Ma forse oggi più frequentemente si preferisce trasformare il dramma dell’amore in farsa: l’uomo e la donna che consentono di essere l’uno all’altro "oggetto di esperimento". L’intensa serietà di una libertà capace di definitività viene degradata alla provvisorietà che esclude ogni impegno.

Carissimi fidanzati, a ciascuno di voi questa sera Cristo dice: "io sono la risurrezione e la vita: della tua libertà, del tuo cuore. Perché tu diventi capace di fare di te stesso/a un dono definitivo: chi ama è passato dalla morte alla vita". E la verità sull’amore non l’imparate dal mondo in cui vivere, ma da Cristo.

2. L’apostolo Paolo nella seconda lettura ci dice una grande parola di consolazione: "voi …non siete sotto il dominio della carne ma dello Spirito dal momento che lo Spirito abita in voi".

L’amore può essere approfondito e custodito soltanto dall’Amore, quell’Amore che viene "riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato" [Rom. 5,5]. Ed è questo Spirito che dona vita anche ai vostri corpi mortali, perché li renderà capaci nel santo amore matrimoniale di essere il linguaggio del dono; perché vi rende capaci di vivere nella vera castità il vostro fidanzamento. L’esercizio della sessualità è portatore di un senso ben più grande di quello reclamizzato nella nostra cultura. La custodia di questo senso esige una profonda purificazione dei vostri sentimenti perché l’esercizio della vostra sessualità sia linguaggio del dono. È durante il fidanzamento vissuto castamente che voi dovete imparare questo linguaggio.

Siamo venuti ai piedi di Maria. Madre del bell’amore, la chiama la Chiesa. La bellezza dell’amore e la bellezza della persona umana quando diventa capace di amare è apparsa in tutto il suo splendore in Maria. Il bell’amore si impara stando con Lei, chiedendolo a Lei: Madre del bell’amore.