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Battesimo del Signore
Visita pastorale a Gaggio, 13 gennaio 2008


La santa Chiesa celebra oggi il mistero del Battesimo del Signore nel fiume Giordano. È un grande avvenimento carico di profondo significato. Poniamoci docilmente alla scuola della narrazione evangelica per averne una vera comprensione.

1. "Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare". La decisione di Gesù sconcerta e ci lascia stupiti. Il battesimo che Giovanni amministrava era un "battesimo di penitenza", di cui faceva parte la confessione dei propri peccati. Il penitente entrava nella corrente del fiume e ne era come sommerso.

L’immersione nell’acqua del fiume aveva un duplice significato. Significava la morte: l’acqua è sempre anche una minaccia di morte che ti travolge. Ma in quanto corrente, l’acqua significa soprattutto la vita. Dunque, l’atto con cui il penitente si immergeva nel Giordano significava la sua volontà di porre fine alla sua vita peccaminosa e di iniziare una vita nuova, nella giustizia.

Gesù compie questa immersione: ma poteva compiere un simile gesto? È precisamente questo che chiede Giovanni, il quale "voleva impedirglielo, dicendo: io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?".

"Ma Gesù gli disse: lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia. Allora Giovanni acconsentì". Miei cari fratelli e sorelle, per capire la difficile risposta di Gesù, la parola chiave è "giustizia". Secondo gli Ebrei la giustizia consiste, è nella piena sottomissione alla Legge di Dio, la piena accettazione della volontà di Dio. Dunque – dice Gesù a Giovanni – "il gesto che io compio, è il segno esterno della mia totale obbedienza al Padre, della mia decisione ad eseguire il suo disegno".

Quale disegno? Precisamente quello indicato dal simbolismo del battesimo. Gesù è venuto per prendere su di sé tutto il peccato del mondo, liberarne l’uomo, e reintegrarlo nella giustizia rigenerandolo alla vita nuova. Aiutiamoci in questi momenti colla nostra immaginazione. Gesù scende nell’acqua del fiume: Gesù entra nella morte e nel sepolcro; Gesù sale dall’acqua: Egli esce risorto dal sepolcro. Il battesimo del Giordano anticipa nel segno quanto accadrà in realtà colla Pasqua del Signore. La prova è ciò che accadde quando "appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua".

"Ed ecco si aprirono i cieli": i cieli sono la dimora di Dio, il luogo dunque in cui l’uomo non può penetrare. Ora si aprono: Dio si fa vicino all’uomo, e l’uomo diventa famigliare di Dio. "Vide lo Spirito Santo di Dio scendere come una colomba e venire su di Lui": viene donato al Cristo lo Spirito perché come da sorgente si effonda su ciascuno di noi. "Ed una voce dal cielo disse: questi è il mio figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto". Nel Figlio unigenito che è Gesù anche ciascuno di noi, mediante il battesimo, diventa figlio adottivo del Padre. Fra la discesa – dono dello Spirito e la nostra adozione a figli c’è un legame molto stretto. Lo insegna S. Paolo: "E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: abba, Padre" [Rom 8,15].

2. Cari fratelli e sorelle, nel fatto accaduto al fiume Giordano è stato anticipato in Gesù a nostro favore tutto l’avvenimento della nostra salvezza. Nel racconto evangelico noi veniamo a sapere chi è Gesù per noi, che cosa Egli ha fatto a nostra salvezza, come possiamo "appropriarci" di quella rigenerazione della nostra persona prefigurata al Giordano.

L’appropriazione avviene mediante la fede ed il battesimo. Poiché normalmente noi siamo stati battezzati ancora bambini, la nostra vita cristiana si configura come una progressiva appropriazione personale di quanto il nostro battesimo ha fatto in noi: una presa di coscienza dei doni fattici.

Come avviene questa appropriazione? È prima di tutto un fatto di consapevolezza; è divenire consapevoli dei "doni grandissimi e preziosi mediante i quali siamo diventati partecipi della natura divina" [cfr. 2Pt 1,4].

La consapevolezza si acquisisce mediate la catechesi. Essa non deve avvenire solo fino alla cresima; deve continuarsi fino alla maturità.

L’appropriazione del battesimo raggiunge il suo vertice, la sua "punta massima", nella partecipazione all’Eucarestia. È l’Eucarestia che porta a perfezione il Battesimo. Il cristiano è colui che celebra l’Eucarestia.

Miei cari fedeli, il Vescovo è venuto a visitarvi per confortarvi e stimolarvi nel vostro itinerario di progressiva appropriazione del battesimo che avete ricevuto. È il modo migliore di vivere la propria vita.