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DOMENICA III DI AVVENTO (A)
Monterenzio, 12 dicembre 2010


1. Cari fratelli e sorelle, la parola di Dio or ora ascoltata intende dirci che cosa Dio è venuto a fare in mezzo a noi quando ci ha visitato nel suo Figlio fattosi uomo.

La domanda che Giovanni Battista rivolge a Gesù ha questo significato. "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attendere un altro?": da che cosa possiamo capire che tu, Gesù di Nazareth, sei colui che compie le promesse che Dio ha fatto al popolo di Israele e all’intera umanità?

Dobbiamo allora riascoltare e meditare la parola che il profeta ci ha rivolto nella prima lettura per conoscere le promesse che Dio ci ha fatto.

Diciamo subito che sono parole rivolte ad un popolo in esilio: un popolo privo di libertà e a rischio di perdere la sua identità. La promessa è che ritornerà alla sua patria perché il Signore stesso si impegna a rendere possibile questo. Al punto che la strada percorsa dagli esuli liberati sarà chiamata "via santa"; la potranno percorrere tutti, anche chi fa fatica o è impossibilitato a camminare: "allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto". Dunque Dio viene a liberare l’uomo dall’esilio. La venuta di Dio la si riconosce dal fatto che accade una grande, una vera liberazione dell’uomo.

Se ora ascoltiamo la risposta di Gesù, vedrete che essa riprende letteralmente la parola del profeta. Da ciò noi concludiamo che Gesù è colui che compie la promessa; è Dio che è venuto a visitarci.

Vorrei però attirare la vostra attenzione su un punto assai importante. L’esilio a cui fa riferimento il profeta era l’esilio in cui era stato deportato il popolo d’Israele a Babilonia, dopo la distruzione di Gerusalemme. Ed effettivamente la parola del profeta si realizzò. Il re dei persiani Ciro consentì agli ebrei il ritorno in patria. Dunque – qualcuno potrebbe pensare – la parola profetica si è adempiuta, la promessa è stata mantenuta: fine del discorso.

In realtà Gesù riferendosi a quella promessa ed applicandola a sé, è come se dicesse: "la vera e perfetta realizzazione della promessa sono io; è la mia venuta la vera liberazione dell’uomo; la liberazione di Israele da Babilonia era un segno". E siamo così giunti al fatto centrale narratoci oggi dalla parola di Dio: è Gesù il nostro salvatore: è Gesù colui che ci libera dal nostro esilio; è Gesù colui che ci riconduce alla nostra vera patria.

Ma che cosa significano queste parole? Come avete sentito, il profeta parla di malattie fisiche, ed anche Gesù nella sua risposta a Giovanni. Ed infatti i Vangeli narrano molte guarigioni. Ma vogliate prestarmi attenzione!

Esiste una cecità del corpo ed esiste una cecità dello spirito: l’impossibilità o la difficoltà di capire le verità che sono la via della nostra salvezza. Gesù ci guarisce da questa cecità mediante il dono della sua parola.

Esiste una sordità del corpo ed esiste una sordità dello spirito: il rifiuto di ascoltare la parola di Dio trasmessaci dalla Chiesa. Gesù ci libera da questa sordità mediante il dono della fede.

Esiste una paralisi fisica ed esiste una paralisi spirituale: la difficoltà di camminare per la via indicataci dalla legge del Signore. Gesù ci libera da questa paralisi mediante il dono della speranza e della carità.

2. Vedete, cari fratelli e sorelle, che, per così dire, la profezia che abbiamo udito nella prima lettura è e resta ancora aperta: il compimento di essa che è Gesù, continua ad accadere anche oggi in mezzo a voi. In che modo?

Gesù vi libera dalla vostra cecità spirituale perché è Lui che vi parla ogni domenica, quando viene a voi annunciata e spiegata la sua parola. Gesù vi libera dalla vostra sordità spirituale perché mentre la mia parola oggi, ed ogni domenica la parola del vostro parroco, percuote le vostre orecchie, Gesù colla sua grazia interiore vi apre il cuore. Gesù vi libera dalla vostra difficoltà a camminare sulle sue vie, a vivere cioè in obbedienza alla sua legge, mediante il dono del pane eucaristico che vi sostiene nel vostro cammino.

Non dobbiamo allora aspettare altri salvatori all’infuori di Gesù. Egli, ogni domenica, quando celebriamo l’Eucaristia, realizza in noi e per noi la profezia.

Avete sentito infatti ciò che il profeta ci ha detto: "ci sarà una strada appianata e la chiameranno: via santa. Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore".

Anche in mezzo a voi c’è una "via santa" percorrendo la quale voi ritornerete a vivere nell’alleanza col Signore. Questa "via santa" è la celebrazione dell’Eucaristia: è essa che "rende efficace in noi l’opera della salvezza" compiuta da Gesù.