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Ordinazione di quattro nuovi diaconi permanenti
Cattedrale di S. Pietro, 12 febbraio 2006


1. "Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: "lo voglio, guarisci!". Subito la lebbra scomparve ed egli guarì". E’ questo il centro del racconto evangelico odierno: un ammalato di lebbra viene guarito da Gesù, che ha sentito compassione per quel disgraziato.

Per renderci conto di chi fosse ed in quale condizione fosse tenuto un lebbroso al tempo di Gesù, si deve sapere che egli doveva vivere completamente isolato da tutti; non poteva avere rapporti con nessuno ed era obbligato ad avvertire ad alta cove chi inconsapevolmente si fosse avvicinato. Non a caso il lebbroso era considerato un cadavere, ormai definitivamente separato dalla comunità.

In questo contesto comprendiamo il significato sconvolgente del gesto di Gesù. Egli stende la mano e tocca il lebbroso. E’ in forza di tale incontro-contatto con Cristo che il malato viene guarito. L’uomo viene pienamente reintegrato nella comunità: "va, presentati al sacerdote … a testimonianza per loro". Ha ritrovato la vita nella relazione cogli altri, perché è stato "toccato" da Cristo.

Non solo: "quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare a divulgare il fatto". Il lebbroso è stato restituito alla vita; l’uomo ha ritrovato se stesso: egli non può tacere l’esperienza che ha vissuto. Era morto ed è rivissuto: "la tua salvezza mi colma di gioia", come abbiamo ripetuto nel salmo responsoriale.

2. "Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, sii guarito!". Carissimi fedeli, queste parole narrano tutta la storia della salvezza, ne esprimono tutti i momenti fondamentali.

La salvezza dell’uomo ha la sua origine nel fatto che Dio si è "mosso a compassione" per ciascuno di noi. Questo "movimento di compassione" di Dio verso l’uomo ci rivela un Dio non indifferente verso le sorti dell’uomo, ma un Dio che si prende cura di ciascuno di noi.

La compassione che nel suo cuore sente per l’uomo, spinge il Signore a "stendere la mano e a toccarlo". Queste parole suggeriscono profondi misteri. La compassione spinge il Signore ad uscire dalla sua inattingibile solitudine fino a "toccare l’uomo" esemplarmente oggi raffigurato come un lebbroso. In questo contatto è la Santità che tocca il peccato, è la Vita che tocca la morte, è l’Integrità che tocca il disfacimento: "poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch’egli ne è divenuto partecipe", esclama stupito l’autore della lettera agli Ebrei. La compassione di Dio ha preso carne e sangue per poter "toccare l’uomo".

Attraverso questo contatto transita la salvezza dell’uomo, la liberazione dalla lebbra: dal disfacimento della sua umanità. Non semplicemente attraverso una "istruzione sanitaria": la fede cristiana non è un insieme di regole, ma il contatto reale di Dio con l’uomo. Non è di regole che l’uomo ha bisogno, ma di sentire il calore del contatto della sua carne colla carne di Dio.

3. È possibile anche oggi sentire questo calore? Esiste anche oggi la possibilità di essere "toccati" dalla mano di Cristo in cui la compassione divina è diventata carne ed ossa? La domanda urge dentro il nostro cuore, perché anche oggi l’uomo si sta disfacendo nella sua umanità in una forma ben più grave di una lebbra fisica. Si vanno disfacendo i suoi legami sociali; si vanno disfacendo le sue energie spirituali costrette dentro al mondo visibile e provvisorio.

Carissimi diaconi, anche voi siete la risposta a quelle gravi domande. Mediante il ministero apostolico, di cui voi questa sera diventate partecipi, è la compassione di Dio verso l’uomo che prende forma visibile. È mediante il ministero apostolico che anche oggi Cristo stende la mano e tocca l’uomo.

E quando lo fa mediante i diaconi, lo fa in un modo specifico, originale. Vi è ben nota, carissimi, l’origine apostolica del diaconato. Il vostro è un vero ufficio spirituale attraverso cui la Chiesa rende presente Cristo mediante l’amore verso i più poveri. Cristo stende la mano, prima che il povero stenda la sua, mediante il vostro servizio che fa parte della struttura immutabile della Chiesa.

Carissimi fratelli e sorelle, si avveri anche in ciascuno di noi quanto detto nel Santo Vangelo: "allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto". Che ciascuno di noi si allontani dalla celebrazione dei santi misteri, dall’incontro con Cristo, divulgando colla vita di ogni giorno il fatto di essere stato "toccato" da Cristo.