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TERZA DOMENICA DI AVVENTO (B)
S. Pietro Codifiume: 11 dicembre 2005


1. Carissimi fedeli, durante queste settimane di Avvento siamo accompagnati ed istruiti da Giovanni Battista che Gesù disse essere il più grande tra i figli di donna.

Giovanni Battista nella storia della nostra salvezza ha un’importanza fondamentale. "Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce perché tutti credessero per mezzo di lui". Doveva cioè preparare il popolo a ricevere, ad accogliere Gesù. Giovanni dice di se stesso: "Io sono voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore". Egli si colloca fra la prima e la seconda alleanza; è come "il confine" in cui le due si toccano.

Se teniamo ben presente tutto questo, comprendiamo subito perché la Chiesa desidera che noi ci poniamo anche oggi in ascolto della predicazione del Battista. Sia le nostre comunità, sia ciascuno di noi abbiamo già incontrato il Signore. Siamo stati battezzati; ogni domenica celebriamo l’Eucarestia e riceviamo il Signore. Tuttavia, fino a quando Egli non sarà formato pienamente in noi; fino a quando il Suo pensiero non sarà diventato il nostro pensiero; fino a quando non avremo in noi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, Gesù deve ancora venire in noi. Abbiamo dunque bisogno di sentirci ripetere da Giovanni Battista: "preparate la via del Signore". L’apostolo Paolo è anche più preciso: dobbiamo conservare [o rendere se non lo è] irreprensibile tutto quello che ci costituisce, spirito, anima e corpo, per la venuta del Signore.

2. Ma la figura e la missione di Giovanni Battista ha anche un altro grande insegnamento da donarci.

Egli dice di se stesso che è una "voce". Voi sapete bene che la parola è il vincolo fondamentale con cui gli uomini comunicano fra loro. Essa infatti è come il veicolo attraverso cui noi inviamo agli altri, e gli altri a noi, i nostri/ i loro pensieri. Giovanni dice di sé: "sono una voce" [cioè una parola]. Con questo egli vuol dire che la sua persona, la sua predicazione ha una sola funzione: rendere presente un Altro; essere il semplice testimone di un Altro.

Carissimi, non è forse questa la missione dei discepoli del Signore, di ciascuno di noi? Essere come una "voce" che veicola, che trasmette agli altri Gesù stesso, presente nella nostra vita.

La luce non può non illuminare; il lievito non può non fermentare; il profumo non può non odorare: il cristiano non può non "trasmettere Cristo". Avviene come con i vetri delle nostre finestre: se sono perfettamente limpidi, ci consentono di vedere fuori; se sono sporchi trattengono lo sguardo su di sé. Così è di noi cristiani: se non siamo "trasparenti", Gesù non è visto attraverso di noi.

Carissimi, il fatto che oggi nella vostra comunità venga istituito un accolito, indica che voi siete ben consapevoli di questo: essere "voce" che trasmette agli altri il vostro incontro col Signore.