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XXIV DOMENICA PER ANNUM (A)
Festa della famiglia
Porretta, 11 settembre 2005


1. "Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli". Carissime famiglie, la presenza di Gesù ad un banchetto nuziale è carica di significato. Essa indica la benedizione divina con cui il Signore ha santificato l’istituzione matrimoniale e famigliare. Nella prima pagina della S. Scrittura è detto che Dio benedisse l’uomo e la donna e diede loro il dono della fecondità. All’"inizio dei segni", all’inizio della nuova creazione l’unione coniugale fra l’uomo e la donna viene nuovamente benedetta dalla presenza di Cristo.

Carissimi sposi, abbiate viva la consapevolezza che la vostra unione coniugale è posta sotto la benedizione del Signore; è sempre fortificata e difesa dalla presenza di Cristo.

Ma questo significa anche che l’istituto matrimoniale non è a disposizione dell’uomo; di esso gli uomini non possono fare ciò che vogliono, mutandone perfino i connotati essenziali ed equiparando il matrimonio a convivenze che non hanno nulla in comune con esso. L’istituto matrimoniale non è un’invenzione umana, ma divina.

2. "Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: non hanno più vivo".

Il matrimonio risponde al bisogno dell’uomo e della donna di uscire dalla propria solitudine, al bisogno di vivere una vera comunione fra persone. È questa la sua intima verità, il suo significato originario, poiché la persona umana trova se stessa quando dona se stessa. Essa riceve quando e quanto dona.

Ma per quale ragione all’uomo e alla donna che celebrano il loro matrimonio viene a mancare il vino? Viene a mancare il vino quando e perché nel cuore dell’uomo e della donna si estingue la capacità di amare, la capacità di donare se stesso all’altro. Quando alla logica del dono si sostituisce la logica del possesso: di se stesso e dell’altro.

Che cosa è accaduto a Cana? Gesù dona il vino nuovo. È in Cristo che il matrimonio viene guarito e salvato. Per quale ragione? Perché Cristo colla sua grazia guarisce il cuore dell’uomo e della donna dalla loro incapacità di amarsi, fino ad elevare la loro unità coniugale ad essere il segno dell’Alleanza di Cristo colla sua sposa.

Carissimi sposi, voi – ne sono sicuro – sperimentate ogni giorno sia il desiderio di vivere sempre più profondamente la vostra unione coniugale sia la difficoltà che incontrate nel realizzare questo desiderio. La pagina evangelica vi invita oggi ad accostarvi a Cristo; a prendere da Lui il "vino nuovo" per il vostro banchetto nuziale.

3. "Ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù". Al centro di questa narrazione ci sta con Gesù Maria. "C’era la madre di Gesù": è lei che si rende conto che è venuto a mancare il vino. Ed è la sua fede che spinge Gesù al dono.

È la donna a soffrire maggiormente della degradazione dell’istituto matrimoniale, poiché essa è stata creata perché fosse possibile la comunione fra le persone.

Carissime sorelle, non rinunciate mai alla dignità, alla preziosità della vostra femminilità. Non è negando la vostra diversità che voi potete affermare la pari dignità.

"La madre di Gesù gli disse: non hanno più vino". In questa pagina si ha la prima rivelazione del coinvolgimento di Maria nel nostro destino. La sua maternità si estende a ciascuno di noi ed assume la figura della preghiera di intercessione. Maria si pone fra gli uomini, incapaci di amare, ed il Figlio suo. Si pone non come estranea a nessuno dei due. Ella è la Madre di Colui che può donarci il vino nuovo; ed è consapevole della nostra povertà. Ella presenta al Figlio il "vuoto" dell’uomo: "non hanno più vino"; agli uomini presenta la volontà del Figlio: "fate quello che ci dirà".

Carissimi sposi, questa pagina santa vi insegna tutto. È Cristo la salvezza del vostro matrimonio, perché è Lui che vi dona la capacità di amarvi in verità! Questo dono è realizzato su richiesta di Maria: a lei affidate oggi voi stessi, il vostro matrimonio, la vostra famiglia. Solo così al vostro matrimonio non verrà mai a mancare il vino e ritroverete sempre la sorgente della vera gioia, la gioia del vero amore.