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Seconda Domenica di Pasqua
Visita Pastorale a Castelguelfo, 11 aprile 2010


Celebriamo con intima gioia questa seconda domenica di Pasqua. In occasione della Visita pastorale il Signore vi fa il dono di una parola stupenda.

Di che cosa ci parla il Signore oggi? Ci insegna quale è il cammino dall’incredulità alla fede (1), e che cosa produce la fede in chi crede e nel mondo (2). Vedete come il Signore vi ama: in questo momento tanto importante per la vostra comunità parrocchiale quale è la Visita pastorale, Egli vi dona un’istruzione di importanza decisiva sulla vita cristiana.

1. La parola di Dio, attraverso l’episodio di Tommaso, ci insegna in primo luogo quale cammino dobbiamo percorrere per giungere alla fede in Cristo.

La storia di Tommaso inizia con un’assenza: "Tommaso, uno dei dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù". Egli cioè non ha avuto la possibilità, già concessa ai suoi amici, di "vedere" il Risorto. E’ esattamente la nostra situazione attuale: a noi oggi non è dato di "vedere" il Risorto. Pensate anche che nel momento in cui veniva scritta questa pagina, stavano ormai morendo tutti coloro ai quali era stata riservata la grazia di "vedere il Risorto". Dunque questa pagina evangelica è scritta in modo speciale per noi, che viviamo quando ormai da molto tempo è morto l’ultimo apostolo.

È in questa situazione che avviene una divaricazione fondamentale: quella che separa i credenti dai non credenti.

A Tommaso è offerta una testimonianza precisa: "Gli dissero allora gli altri discepoli: abbiamo visto il Signore". Egli, Tommaso, è posto di fronte a due possibilità: o accettare la testimonianza apostolica o esigere una verifica diretta del fatto. Ed è ciò che Tommaso vuole: "se non vedo…".

Carissimi fratelli e sorelle, qui è racchiuso tutto il problema della fede: è ragionevole dare credito ad una testimonianza oppure solo la verifica sensibile-sperimentalbile è ragionevole? E’ ragionevole ridurre la conoscenza di ciò che accade, la conoscenza della verità, solo a ciò che possiamo conoscere attraverso la verifica sperimentale?

Tommaso viene rimproverato: "perché mi hai veduto …". Facciamo molta attenzione al contenuto, al perché del rimprovero fatto a Tommaso. A Lui è rimproverato di non aver accolto la testimonianza degli apostoli, e di aver esigito una verifica diretta. Ed infatti Gesù conclude. "beati quelli che pur non avendo visto crederanno".

Quale è il contenuto preciso di questa beatitudine che riguarda noi? La nostra fede si basa, perché sia ragionevole deve fondarsi sulla testimonianza resa nella e dalla Chiesa. Non si tratta solo di una testimonianza detta, ma anche di una testimonianza per così dire fatta. La diffusione e la santità della Chiesa, la sua fecondità e la sua stabilità sono segni certissimi che Gesù è il Cristo, è il Figlio di Dio. In particolare, sono i santi che rendono attuale la presenza di Cristo in mezzo a noi: essi sono il Vangelo vivente. Essi ci dicono: "ho visto il Signore". L’incontro nella fede col Signore risorto accade normalmente all’interno di un incontro con un’altra persona umana, che ce lo testimonia.

L’apostolo Pietro scrivendo ai cristiani che si trovavano nella nostra stessa condizione, dice, quasi echeggiando la parola di Gesù, che sono [siamo!] beati. Noi infatti amiamo il Signore risorto, senza averlo visto, e senza vederlo crediamo in Lui appoggiati alla testimonianza ed alla predicazione della Chiesa. Credendo in questo modo, noi conseguiamo la meta della nostra fede: la salvezza delle nostre anime.

2. Che cosa avviene nella persona umana che crede che Gesù è il Signore risorto? un fatto impensabile: "è nato da Dio". Si diventa figli di Dio, partecipi della sua stessa natura divina e della sua stessa vita. E’ questo l’avvenimento che cambia la nostra persona e che accade in forza della fede e del Battesimo. Nel prologo al suo Vangelo, Giovanni aveva scritto: "a quanti lo accolsero, diede il potere di diventare figli di Dio, a coloro [cioè] che credono nel suo nome" (Gv 1,12). La fede, quindi, non ti lascia come ti trova: essa mediante i sacramenti istituisce una comunione così profonda con Cristo da farti partecipare alla sua stessa figliazione divina.

Da ciò deriva una conseguenza assai importante, enunciata nella Sacra Scrittura nel modo seguente: "chi ama Colui che ha generato, ama anche chi da Lui è stato generato". La partecipazione alla figliazione divina di Gesù istituisce fra i credenti una comunione interpersonale fondata sulla partecipazione non tanto e non solo alla stessa natura umana, ma alla stessa natura divina: siamo "uno" in Cristo. È questa la "rivoluzione cristiana": il rapporto fra uomo e uomo non è più configurato come coesistenza di opposti egoismi, ma come comunione di persone; la legge non è più quella dell’utile, ma quella del dono. La fede in Gesù Cristo trasforma il nostro vivere e con-vivere umano, realizzandone la più intima ed intera verità.

Il Vescovo, carissimi, è venuto fra voi, a visitarvi, prima di tutto per confermarvi nella vostra fede: a donarvi la testimonianza della Chiesa che Gesù è il Signore Risorto. Ma voi dovete nutrire la vostra fede, partecipando fedelmente a tutte le proposte di istruzione religiosa che la parrocchia vi offre.

La fede poi, come vi dicevo, trasforma la nostra vita. Non nascondete la fede in voi stessi. Siate discepoli del Signore in ogni ambito della vostra vita. Così sia.