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S. Messa episcopale del Giorno
11 aprile, Pasqua di Risurrezione
Cattedrale di S. Pietro

1. "Perché cercate fra i morti colui che è vivo? Non è qui; è resuscitato". Le donne che di buon mattino, il giorno dopo il sabato, si recarono alla tomba di Gesù, sono persone che ritengono definitivamente chiuso il "caso Gesù". Si può solo – come si fa per ogni defunto – conservarne il ricordo venerando la tomba. Egli appartiene definitivamente al passato; lo si può cercare tra i morti solamente.

È vero che egli aveva lasciato un insegnamento stupendo su Dio, sull’uomo, sulla vita, che avrebbe potuto e dovuto essere ricordato e seguito con ogni impegno: questo era quanto si poteva prevedere sarebbe rimasto di Lui. Sorte per altro comune agli altri profeti, ad altri grandi maestri di vita: resta il loro messaggio, non la loro persona, che – come ogni vita mortale – passa come ombra.

Ma quelle donne, le prime persone nella millenaria storia dell’umanità che le precedette, udirono parole che a molti "parvero come un vaneggiamento": "perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato". Cioè "lo stesso Gesù, che voi avete sepolto con tanta pietà, è vivo nel suo corpo glorificato". Ed infatti "trovarono la pietra (sepolcrale) rotolata via dal sepolcro; ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù".

Carissimi fedeli, fermiamoci un momento a meditare bene queste parole dette alle donne: "perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato". Questa è esattamente l’affermazione che definisce alla sua radice il cristianesimo e discrimina la fede dalla incredulità, anzi la fede cristiana da ogni altra fede religiosa: la fede in un Risorto dai morti. Si diventa cristiani quanto si accetta questo annuncio, senza dare alle parole "risorto dai morti" un significato diverso da quello veicolato dalle parole intese nella loro immediata semplicità. E cioè, che Gesù Cristo è vivo oggi fra noi, come persona unica, irripetibile, come lo era prima della morte, in possesso ora di una vita incorruttibile. Fede nella risurrezione significa questo: non semplicemente che resta vivo ed attuale il suo insegnamento; che la sua "causa" deve essere proseguita dai suoi discepoli; che la sua "missione" non deve essere interrotta.

2. "Dio lo ha resuscitato al terzo giorno e volle che apparisse non a tutto il popolo ma a testimoni prescelti da Dio. A noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione". Le parole dette da Pietro la prima volta che notifica ad un pagano il fatto della resurrezione di Gesù, ne sottolineano un altro aspetto.

La risurrezione non riguarda solo Gesù, come fosse un fatto "neutrale" messo a disposizione della verifica umana, compiuta la quale ciascuno se ne ritorna alla sua vita come prima. La risurrezione riguarda anche quelle persone che furono con Cristo prima della sua morte. Essa è il ristabilirsi di un rapporto, il riaccadere di una condivisione di vita che interrotta dalla morte, ora riprende, precisamente perché Lui, Gesù il Cristo, è vivo, è risorto. In altre parole: la resurrezione di Gesù introduce l’uomo, meglio dona all’uomo la possibilità di entrare in un rapporto con Gesù stesso che trasforma l’uomo che lo accetta. Scrivendo ai cristiani di Corinto, Paolo dice che sono stati chiamati alla comunione di Gesù Cristo [cfr. 1Cor 1,9]. La "mediazione" di questo incontro è la predicazione di Pietro, è la predicazione degli apostoli; è la predicazione oggi dei loro successori.

In che cosa consiste questa trasformazione dell’uomo? L’apostolo Paolo dà una risposta di sconvolgente semplicità e profondità, chiamando Cristo "nostra [vostra] vita". Afferma cioè una comunanza di destino fra noi e Cristo: "quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati nella gloria". Ciò che è accaduto a Cristo accade anche nel suo discepolo, in ciascuno di noi che crediamo in Lui risorto. Cristo risorto è il lievito nuovo che messo nella pasta vecchia e corrotta della nostra vita e della nostra storia, la va trasformando in pasta nuova [cfr. 1Cor 5,6-8].

È questo il primo servizio che la Chiesa fa all’uomo, anche oggi, ed alla società umana: dare all’uomo e quindi ad ogni società umana la possibilità di incontrarsi con Cristo risorto, che dona all’uomo luce e forza per rispondere alla sua suprema vocazione. Immettere nel cuore di ogni persona umana, dentro alla famiglia, dentro alla società la vita che è nel Cristo risorto perché ogni persona umana ritrovi il senso della sua esistenza; perché ogni famiglia ridiventi vera comunità di amore; perché le società non siano società di esclusi ma di reciproco riconoscimento della dignità di ciascuno.

Dopo la Risurrezione di Cristo sono aperte di fronte all’uomo due possibilità. Continuare a vivere come prima, dentro la corruzione di una vita individuale e sociale incapace di sfuggire alla morte ed al potere del male. Oppure vivere in Cristo la vita nuova nella verità e nel bene.

Oggi Dio ha detto l’ultima definitiva parola, capace di redimere l’uomo anche dalle più degradanti possibilità della sua libertà. Non possiamo più rassegnarci di fronte alle tragedie che ancora devastano singoli e popoli.

Il Signore ha vinto la morte e vive per sempre.