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Ordinazione di tre nuovi diaconi permanenti
Cattedrale di S. Pietro, 11 febbraio 2007


1. "Così dice il Signore: maledetto l’uomo che confida nell’uomo… e dal Signore allontana il suo cuore". Miei cari fratelli e sorelle, la parola di Dio oggi fa risuonare nel nostro cuore una maledizione ed una benedizione, una beatitudine e un "guai a voi". Essa delimita due territori nei quali l’uomo può dimorare: "luoghi aridi nel deserto", "terra di salsedine dove nessuno può vivere"; luoghi dove fiorisce la vita.

L’abitare nell’uno o nell’altro ambito dipende da una scelta fondamentale, da un’alternativa basilare: "confidare nell’uomo"; "confidare nel Signore". Il punto capitale del dialogo che il Signore tesse con noi oggi è allora questo: su quale fondamento vogliamo fondare la nostra vita.

In un intervista che ho dato alcune settimane orsono ad un quotidiano ho detto che nella nostra Regione l’uomo vuole provare a vivere bene prescindendo da Dio. È come una sfida: "vedete che si può vivere anche senza Dio!".

La parola di Dio oggi ci aiuta a capire in profondità lo stile proprio di questa vita vissuta "come se Dio non ci fosse". E lo fa con due espressioni terribili: l’uomo che vive così è "come pula che il vento disperde"; è uno che si riduce a sperare soltanto in questa vita.

La cosa sconcerta non poco: ma come? L’uomo che confida solo in se stesso "e dal Signore allontana il suo cuore" non è l’uomo di oggi sicuro di sé? non è diventato autosufficiente artefice del proprio destino colla potenza della sua tecnica, colla costruzione di società di autonomi e di uguali?

In realtà, in profondità la verità sull’uomo di oggi che "dal Signore allontana il suo cuore", lo dice la parola di Dio. È un uomo che accorcia la propria speranza dentro i confini di questa vita costringendosi a fondare il senso del proprio vivere su realtà inconsistenti, giungendo ormai a teorizzare il "diritto a morire". È un uomo che non è più capace di costituire legami stabili con l’altro, costringendosi ad una solitudine nella quale ciascuno finisce per perdere se stesso. È un uomo che giunge a degradarsi ai suoi occhi giungendo a pensare di essere un incidente casuale dell’evoluzione della materia: "come pula che il vento disperde".

È a questo uomo che oggi la parola di Dio dice: "Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti". La risurrezione di Gesù è un fatto accaduto dentro la nostra storia, che ha mutato radicalmente la nostra condizione umana, Gesù non è risorto per se stesso, ma "come primizia". Risorgendo, Egli ha posto nel nostro mondo e nella nostra storia l’inizio di una vita nuova; ha inaugurato una nuova dimensione della vita e della realtà.

Colui che affonda le radici della sua vita nel Signore risorto, "è come un albero piantato lungo l’acqua, verso la corrente stende le radici, non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi … non smette di produrre frutti".

2. Miei cari diaconi, fra i gesti che voi sarete chiamati a compiere nelle divine Liturgie ce n’è uno particolarmente significativo. Siete voi che prendete il libro dei Vangeli dalla mensa dell’altare, lo aprite davanti ai fedeli e lo proclamate: siete i testimoni della Risurrezione del Signore. Siete coloro che proclamando il Vangelo, narrate l’opera che Dio ha compiuto a salvezza dell’uomo, così che cessi di confidare in se stesso, ma si radichi e si fondi nel Signore.

Quanto fate nelle divine Liturgie sia l’ispirazione fondamentale della vostra vita quotidiana: i testimoni quotidiani del fatto che l’uomo può fidarsi di Dio, perché il Signore non è invidioso della felicità dell’uomo ma lo ama. Dite questo amore col vostro servizio.