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Omelia alla "Tre giorni del clero"
Seminario, 10 settembre 2007


La divina Provvidenza ha voluto che la nostra Tre giorni iniziasse sotto la protezione di Santa Maria della Vita, memoria mariana propria della nostra Chiesa. Ed è alla Madre di Dio che affidiamo la riflessione di queste giornate.

1. "Poiché quelli che Egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio". La parola ispirata dell’Apostolo ci rivela la verità più profonda ed il senso ultimo del nostro ministero apostolico. Essa infatti ci rivela l’eterna decisione del Padre a riguardo dell’uomo, il suo progetto, e di conseguenza la ragione d’essere del nostro ministero.

Da sempre il Padre vuole comunicare la sua vita divina anche alla persona umana. Egli ha "in mente" solo Cristo. Egli vede solo Lui, il suo Figlio. Ha un solo disegno: far sì che ogni uomo diventi conforme all’immagine del suo Figlio, il quale deve diventare il primogenito di molti fratelli.

È in questa luce – nella luce della nostra predestinazione – che veniamo a conoscere la verità intera circa il bene della persona umana. Questa è se stessa nella misura in cui è in Cristo. Ciò che è Cristo, la persona umana è chiamata a divenire: in Lui, per Lui e con Lui. Non c’è possibilità di realizzarsi per l’uomo all’infuori di questa realizzazione. L’uomo per essere se stesso, deve uscire da sé per essere Cristo, per identificarsi sempre più profondamente con Lui: "vivo io, non più io, ma Cristo vive in me". È questa la definizione più vera dell’uomo: "io" – "non io". Cioè: sono me stesso in Cristo.

È in questa prospettiva che noi comprendiamo la verità più profonda ed il senso ultimo del nostro ministero apostolico. È Cristo che compie il disegno del Padre nella sua morte e risurrezione; e ciascuno di noi è stato chiamato a realizzare nell’uomo del nostro tempo il disegno del Padre. Non possiamo non farlo che come "apostoli – servi di Cristo"; non possiamo non esercitare il nostro ministro che nello Spirito Santo. Parlare di "educazione" non ha, alla fine, altro significato che introdurre l’uomo – con tutta la sua umanità, in tutte le dimensioni della sua persona – nel mistero di Cristo.

Sempre alla scuola dell’Apostolo possiamo comprendere meglio questa verità circa il nostro ministero, tenendo presente che il ministro della nuova Alleanza ha un profilo materno e paterno.

Scrivendo ai cristiani di Tessalonica l’Apostolo dice: "…siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature. Così affezionato a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete divenuti cari" [1Tess 2,7-8]. L’espressione è singolare. Il Vangelo di Dio non è annunciato, non è proclamato: è partecipato, condiviso. Una madre condivide ciò che ha. Non la sua umanità, in questo caso, ma il vangelo di Dio perché i figli ne siano nutriti, in esso educati. Ma non è tutto: è la vita stessa che è condivisa. Vedremo oggi la rilevanza educativa che hanno queste parole dell’Apostolo.

Ma subito dopo, nello stesso contesto, Paolo fa emergere la dimensione paterna del nostro ministero: "e sapete anche che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, incoraggiandovi e scongiurandovi a comportarvi in maniera degna di quel Dio che vi chiama al suo regno e alla sua gloria" [11-12]. La cifra della paternità denota una cura educativa che è fatta di esortazione, incoraggiamento e perfino di "scongiuramento" perché il figlio raggiunga la sua pienezza, il fine a cui è chiamato: la gloria del Cristo. Maternità e paternità denotano la potenza educativa del ministero.

È suggestivo che l’apostolo attribuisca al ministero apostolico i tratti della maternità e della paternità. Della maternità per indicare che il desiderio e la speranza di felicità che è in ognuno trova risposta in Cristo, di cui l’apostolo è il servo. Della paternità per indicare che l’educazione nella fede esige che ci sia un’autorità a guidare, a dare una direzione.

2. "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori".

La via che intendiamo percorrere mette in forte risalto la libertà della persona a cui partecipiamo il Vangelo della nostra eterna predestinazione in Cristo. E colla libertà è messo al centro del nostro ministero il singolo [non siamo così schiavi della mentalità mondana da confondere singolo e individuo!]: più precisamente il cuore del singolo. "Cor ad cor loquitur": questa proposizione tanto cara a Newman è una delle più belle definizioni del nostro ministero. Anche l’apostolo Paolo ci orienta nello stesso senso: "… annunziando apertamente la verità ci presentiamo davanti ad ogni coscienza, al cospetto di Dio" [2Cor 4,2b].

Sono i "pensieri del cuore" che devono venire allo scoperto nel nostro confronto quotidiano coll’uomo. Gli altri pensieri sono tanto consistenti quanto l’ombra che fa una nuvola sulla terra: pura inconsistenza.

Quale grandezza possiede il nostro ministero! Il titolo con cui oggi la nostra Chiesa venera Maria ci introduce pienamente nel nucleo centrale delle nostre riflessioni di questi giorni. È dal grembo di Maria che l’uomo vero è stato generato. Ella ci guida perché il nostro ministero sia capace in Cristo di generare in verità ogni persona che ci è affidata.