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S. Messa concelebrata e funzione lourdiana
Cattedrale, 10 maggio 2015


1. «Rimanete nel mio amore», ci ha detto pochi istanti orsono Gesù nel suo Vangelo. Sono parole dette a noi tutti, ma in particolare a voi, carissimi fratelli e sorelle inferme.

L’infermità dovuta a malattia o all’età avanzata può essere così dolorosa da renderci come prigionieri di essa; da chiuderci in una solitudine piena di rimpianti e di amarezza. Gesù, cari fratelli e sorelle, vi dice: “non rimanere nella tua malattia, rimani nel mio amore”.

Che cosa significa? Voi tutti sapete bene che sono le radici che tengono in piedi l’albero: se esso non è ben radicato nel terreno, al primo vento un po’ forte crolla. Non solo, ma sono le radici che danno vita alla pianta: tagliate le radici all’albero e questo muore. Quando Gesù ci dice: “rimanete nel mio amore”, vuole dirci questo: “siate radicati, piantati nella certezza che Io vi amo”. Se rimarrete radicati e piantati in questa certezza, nessun vento, anche forte, potrà farvi cadere. Intendo il vento del dolore non solo fisico; intendo la solitudine; intendo la tentazione di pensare di essere inutili e di solo peso agli altri.

Pregate la Madonna che vi faccia rimanere sempre nell’amore di Gesù, come Ella è sempre rimasta nell’amore di Gesù.

2. Gesù poi ci parla dell’osservanza dei suoi comandamenti. Anzi ci dice che noi rimaniamo nel suo amore, osservando i suoi comandamenti. «Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri». Dunque, tutti i comandamenti di Gesù si riassumono in questo comandamento: amatevi gli uni gli altri.

Se noi ci avviciniamo ad una sorgente di calore e rimaniamo in questa vicinanza, ci scaldiamo. Il calore investe il nostro corpo. Allo stesso modo, se noi rimaniamo nell’amore di Gesù, anche noi diventiamo capaci di amare come Lui.

Mi sembra che questa parola di Gesù abbia, in questa celebrazione, soprattutto due destinatari. Che Gesù si rivolga soprattutto a due categorie di persone.

La prima è ciascuno di voi, cari infermi. A voi è dato di esercitare un atto di carità verso la Chiesa, quindi verso ogni vostro fratello e sorella nella fede. L’apostolo Paolo parlando delle sue sofferenze – egli era anche ammalato – dice: «completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa» [Col 1, 24]. Che cosa grande! Voi, cari infermi, offrite le vostre sofferenze per la Chiesa, unendole al sacrificio di Cristo.

Il secondo destinatario sono tute le persone, famigliari o non, che sono vicine alle persone inferme e/o anziane. Carissimi, voi sapete bene che curando il fratello o la sorella inferma, curate la carne di Gesù; che visitando loro voi visitate Gesù.

«Carissimi…chi non ama, non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore».