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Quinta Domenica di Quaresima (Anno A)
Cattedrale, 10 aprile 2011


1. Cari fratelli e sorelle, la parola che oggi il Signore ci dice, introduce pienamente la nostra persona nelle celebrazioni pasquali: la Quaresima sta per terminare.

Per comprendere la Parola odierna, è necessario tenere presente che i miracoli compiuti da Gesù sono sempre anche eventi di rivelazione: intendono dirci qualcosa e a riguardo della persona e dell’opera di Gesù e a riguardo della nostra vita.

Nella costruzione del suo racconto l’evangelista Giovanni narra la risurrezione di Lazzaro verso la fine ormai della vita pubblica di Gesù, ed immediatamente prima di iniziare il racconto della sua passione, morte e risurrezione. La pagina evangelica che abbiamo ascoltato è dunque come la cerniera fra le due parti del racconto evangelico: la vita pubblica di Gesù e la sua Pasqua.

Tutto questo ci rivela il significato profondo di questo miracolo. La risurrezione di Lazzaro prefigura ed anticipa la risurrezione di Gesù; la risurrezione di Gesù è la causa, la sorgente della nostra risurrezione.

"Signore se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto", così dicono a Gesù le due sorelle del morto. Esse esprimono il sentire universalmente umano di fronte alla morte: "Anche la Speme ultima Dea, fugge i sepolcri", dice un poeta. Cioè: alla fine, l’ultima parola è detta dalla morte; e di fronte ad un sepolcro non c’è speranza.

Anche se resta inestinguibile nel cuore di ogni uomo il desiderio di immortalità. Più precisamente: di una vita eternamente beata.

Posto di fronte ad un sepolcro, dentro il quale il cadavere è già in decomposizione ["Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni"], Gesù che cosa dice? "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno". È la rivelazione centrale di tutto il cristianesimo.

Non la morte è il destino finale dell’uomo, ed il nulla eterno. È la vita; ma non questa che ora viviamo, per sua natura mortale, ma una vita che è partecipazione della stessa vita di Dio.

La risurrezione, il nostro ingresso nella vita eterna [intesa nel modo suddetto!] passa attraverso Gesù: "io sono la risurrezione e la vita". E questa risurrezione e vita non è solo attesa, ma è già una realtà presente e non solo futura. La vita eterna di cui vive Dio stesso, è già qui, dentro al nostro mondo, perché ha già preso dimora nella nostra vita attuale. Come insegnano tutti i grandi dottori della Chiesa, la grazia santificante è già l’inizio della vita eterna. Certo: la nostra attuale condizione conosce morte, ogni sorta di tribolazione, debolezza e peccato. Ma dentro a questo mistero di "morte" vi è Gesù il Signore, la sua vittoria sulla morte, il suo amore che salva.

Quale è il modo, la via da percorrere perché possiamo allora cogliere il frutto della vita eterna? la fede, cari fratelli e sorelle.

La figura di Marta nel racconto è esemplare. Essa compie un vero cammino da una fede ancora imperfetta alla vera fede cristiana.

Ella dice all’inizio: "so che risusciterà all’ultimo giorno". Marta afferma la sua fede nella risurrezione, ma rimandata ad un lontano futuro: "all’ultimo giorno". E quando Gesù le apre il mistero della sua persona ["io sono…"], Marta dice: "io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, presente nel mondo". È la pura professione della fede cristiana: Gesù è il Figlio di Dio, presente nel mondo; questa presenza è la novità assoluta, perché è la risurrezione e la vita. Non c’è salvezza fuori di Cristo: Lui è l’unico Salvatore.

Quando attraverso questa fede ci "agganciamo" a Gesù, siamo salvi, anche dalla morte, fossimo già in decomposizione (e nella parola morte intendiamo anche le nostre debolezze, i nostri peccati, quell’egoismo che corrompe e ci decompone).

2. Cari catecumeni, siete ormai verso il termine del vostro itinerario verso Gesù, risurrezione e vita. La vostra fede in Lui, formulata in quel Simbolo che vi è stato dato il 20 marzo scorso, si esprimerà pienamente nei tre grandi sacramenti che riceverete la notte di Pasqua.

Allora si compirà in ciascuno di voi la parola del profeta: sarete risuscitati dalle vostre tombe; il Signore farà entrare in voi il suo Spirito, e rivivrete. Infatti "se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali".

Cari fedeli, la vita eterna di Cristo ci ha già investiti. Ma forse siamo ritornati, in misura più o meno grande, sotto il dominio della carne, e dunque della morte. Rinnoviamo la nostra fede, e nei giorni pasquali accostiamoci alla "seconda tavola di salvezza" dopo il Battesimo, la Confessione. E così purificati potremo cibarci della carne immacolata dell’Agnello Pasquale, Cristo Risorto, e vivere la sua vita incorruttibile.