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Seconda Domenica Avvento (Anno C)
Castello di Serravalle, 9 dicembre 2012


1. Tutti e quattro i vangeli ci hanno custodito la memoria e conservato la predicazione di Giovanni il Battista. La sua missione dunque e il suo insegnamento hanno valore per ogni generazione cristiana, anche per noi oggi.

La pagina del Vangelo che abbiamo ascoltato, ci presenta una sorta di riassunto della predicazione di Giovanni. Ma prima, l’Evangelista ci offre le coordinate storiche di ciò che sta narrando: "Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare…" ed il seguito. Siamo per così dire immersi colla nostra memoria nella storia religiosa e politica del tempo. Ma qual’è il fatto principale che accadde? "La parola di Dio scese su Giovanni figlio di Zaccaria, nel deserto".

Cari fratelli e sorelle, queste parole ci narrano un fatto decisivo per la storia dell’umanità. Dio riprende a parlare con l’uomo; esce dal suo silenzio, e sceglie Giovanni come colui che deve trasmettere la parola di Dio. Dio agisce dentro alla storia degli uomini. Ma possiamo costatare lo "stile" divino: mentre Tiberio regna coi suoi eserciti e le sue leggi sull’impero, la parola di Dio scende su Giovanni che vive nel deserto. Tra lo splendore imperiale e la solitudine del deserto, Dio sceglie di fare scendere la sua parola nel deserto.

Ma il paradosso, la stranezza del comportamento di Dio viene ancora di più accentuato dal contenuto della predicazione del Battista. Egli esorta certamente a compiere dei gesti che indica attraverso delle immagini: "ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato; i passi tortuosi siano resi diritti; i luoghi impervi spianati". Domenica prossima, sempre in ascolto della predicazione di Giovanni, capirete il significato di queste immagini. Ora voglio tuttavia attirare la vostra attenzione su un altro aspetto.

Tutto ciò che Giovanni fa e dice è in vista di un fatto che deve accadere in un futuro prossimo: "preparate la via del Signore… ogni uomo vedrà la salvezza di Dio". Cioè: "Dio sta per compiere un grande gesto di salvezza: preparatevi ad esso". Dobbiamo fare al riguardo una considerazione assai importante.

Giovanni, come sentirete meglio domenica prossima, esorta i suoi ascoltatori [e noi con loro] a comportamenti onesti: agire con giustizia, riparare il male fatto, non limitarsi solo ad una religiosità esteriore. Ma egli non motiva queste esortazioni, richiamando ad esigenze naturali, razionali, di coerenza umana; ma le presenta come esortazioni a prepararsi, ad attendere la venuta del Signore. E’ come se ci dicesse: "comportatevi onestamente, perché un comportamento onesto è il modo giusto per attendere e preparare la venuta del Signore". Giovanni apre davanti a noi un orizzonte di desiderio, di vigilanza, di attesa che il Signore venga.

Anche San Paolo nella seconda lettura, come avete sentito, raccomanda ai suoi fedeli di saper discernere ciò che è bene, anzi ciò che è meglio, "perché possiate…essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo".

2. Ora possiamo comprendere bene perché la Chiesa oggi e domenica prossima ci fa ascoltare la predicazione di Giovanni il Battista.

Anche noi siamo in attesa: in un duplice senso. Siamo in attesa di celebrare la solennità del Natale del Signore, della sua venuta nella nostra natura e condizione umana. E’ un fatto, questo, che attraverso la celebrazione che ne fa la Chiesa, è sorgente di grazia per noi, oggi. Giovanni il Battista ci esorta a prepararci.

Ma siamo in attesa anche per un’altra ragione, ancor più importante. Ci si pensi o non ci si pensi, siamo in cammino verso l’incontro definitivo col Signore, che coincide col momento della nostra morte. In quel momento il Signore verrà; e le nostre giornate ci sono donate perché arriviamo a quell’incontro "ricolmi" come ci ha detto l’Apostolo "di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio".

Risuoni nel nostro cuore dunque la predicazione di Giovanni il Battista, perché non chiudiamo mai le nostre attese dentro l’orizzonte di questa vita terrena, ma rimaniamo vigilanti, perché quando il Signore verrà, ci trovi preparati.