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Celebrazione per la Beata Maria Rosa Pellesi
Santi Bartolomeo e Gaetano (Bologna), 9 dicembre 2011


I santi, cari fratelli e sorelle, sono donati alla Chiesa perché essa custodisca viva la memoria della sua sorgente: il costato aperto del Crocifisso. La santità è uno dei modi fondamentali mediante i quali l’evento fondatore della Chiesa resta sempre presente fra noi. Ed in questo modo i santi sono i nostri più grandi maestri della fede, perché ci aiutano ad avere un’intelligenza sempre più profonda del Mistero di Cristo. Anche la beata Maria Rosa è stata e continua ad essere per noi, per la Chiesa, una grande maestra di fede.

Non è facile, cari amici, penetrare nel vero segreto dei santi: la modalità propria a ciascuno di vivere il mistero di Cristo. "Con timore e tremore" proverò a farlo con la beata Maria Rosa, seguendo la parola di Dio che abbiamo appena ascoltato.

1. Nella seconda lettura l’apostolo Paolo ci rivela tutta la paradossalità della vita cristiana. Essa è costituita da un tesoro, la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo; ma questo tesoro è deposto in vasi di creta. È sempre esposto ad essere derubato da chi non vuole ascoltare la proposta salvifica.

Quale fu il tesoro deposto nel vaso di creta della fragile persona della beata? Quale il contenuto originale di quella conoscenza del mistero di Cristo che il Padre fece rifulgere nel suo cuore?

Fu il contenuto centrale: la beata Maria Rosa visse nel centro del mistero di Cristo. Ella ebbe una conoscenza sperimentale non ordinaria che la vita nuova di cui Cristo è la primizia nasce dalla Croce, dalla sua morte, e "sentì" che la sua vocazione era di "portare sempre e dovunque nel proprio corpo la morte di Gesù perché anche la vita di Gesù si manifestasse nel suo corpo".

Vivendo questo mistero, Maria Rosa in Gesù crocifisso e risorto incontra tutti gli uomini, pur nella solitudine di una camera di ospedale. Nel 1967, dunque, già vicina alla cima del monte, scrive: "ho bisogno di essere radicalmente purificata, riconsacrata, rimessa a nuovo anima, cuore e corpo … dimenticandomi e accogliendo nella mia anima e nel mio cuore tutti i desideri dell’umanità".

La beata Maria Rosa, quando scrive questo, è diventata sorella nello Spirito dei grandi mistici del tragico secolo ventesimo: Teresa del Bambino Gesù, di cui non a caso la beata era devotissima, padre Pio da Pietrelcina, Teresa Benedetta della Croce, madre Teresa di Calcutta. Essi hanno condiviso, hanno preso sulle loro spalle il peso di quell’immane sofferenza che l’uomo del XX secolo ha causato a se stesso: l’espulsione di Dio dalla sua vita. La beata Maria Rosa giunge a scrivere che nella totale solitudine a cui la malattia negli ultimi anni la costrinse, si sentiva "stretta in una morsa di ghiaccio". E griderà al mondo tormentato dall’assenza di Dio: "quale felicità sapere che c’è Dio".

2. La prima lettura desunta dal libro del profeta Geremia è autobiografica. Questa pagina mostra anche la fatica sostenuta dal profeta per essere fedele alla sua vocazione: una fatica tale che egli è perfino tentato di tradirla: "non parlerò più in suo nome".

Anche l’itinerario spirituale della beata non fu facile né privo di fatiche e tentazioni. Ella avverte fin da bambina "che questa sarebbe stata la mia missione: una missione di sofferenza".

Questo itinerario raggiunge il suo vertice nel voto "di abbandono amoroso, gioioso, incondizionato alla volontà di Dio". È il 5 agosto 1955.

Trattasi di un voto che, come insegnano tutti i grandi maestri di spirito, non va fatto alla leggera, né è per tutti; è chiesto da Cristo a chi nella Chiesa ha una particolare missione. Ed infatti, negli stessi giorni la beata scrive: "in questi giorni Gesù mi tiene più strettamente abbracciata alla sua croce … Lei non si meraviglierà se le dico che soffro tanto; ma crederà anche che sono felice, tanto, tanto, tanto, perché sento che il buon Dio mi rende degna di fare la sua volontà e di soffrire per amor suo".

L’itinerario è concluso: Cristo ha unito a sé la sua sposa.

Cari amici, i santi sono anche i nostri intercessori. All’inizio di questa celebrazione eucaristica abbiamo chiesto al Padre, per intercessione della beata, di aderire intimamente al mistero di Cristo e di sperimentare la sua misericordia.

Poiché è di questo soprattutto che l’uomo oggi, noi tutti, ha bisogno: sperimentare la vicinanza di Dio e la sua misericordia.