home
biogr.
english
español
français
Deutsch
한 국 어
1976/95
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
2017


DEDICAZIONE SAN GIOVANNI IN LATERANO
S. Benedetto Val di Sambro, 9 novembre 2008


Cari fedeli, oggi celebriamo nella santa Liturgia un anniversario che può sembrarvi strano ricordare: celebriamo la dedicazione o consacrazione della Basilica di S. Giovanni in Laterano a Roma. La ragione è la particolare dignità di cui gode quella Chiesa. Essa è la Cattedrale di Roma, dunque la Cattedrale del Papa. La festa odierna dunque celebra l’unità della Chiesa attorno al successore di Pietro, e quindi ci aiuta a prendere coscienza della nostra comunione col S. Padre. È questo il significato profondo della festa odierna. Mettiamoci dunque in ascolto attento e docile della Parola di Dio.

1. Iniziamo il nostro ascolto dalla seconda lettura. L’apostolo Pietro paragona la comunità cristiana ad un edificio, nel quale tante pietre sono cementate, unite – "strette", dice l’Apostolo – ad una misteriosa "pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio".

Questa "pietra viva" che sta alla base di tutto l’edificio, è Gesù, che l’Apostolo contempla nel suo mistero pasquale di morte-umiliazione ["rigettata dagli uomini"] e di risurrezione-glorificazione ["preziosa davanti a Dio"]. Dunque, ogni comunità cristiana è legata, è "stretta" a Gesù morto e risorto. Più concretamente. Ciascuno di voi è legato, è "stretto" a Gesù morto e risorto; e tutti assieme voi formate la comunità cristiana: edificate la Chiesa.

Ma ritorniamo all’immagine dell’edificio. Le case sono costruire per dimorarvi, per condurvi la propria vita: sono le nostre dimore. E nella comunità cristiana che cosa si fa? Come si vive? Quale vita si conduce nell’edificio che è la comunità cristiana? L’Apostolo dà a questa domanda una risposta molto precisa: "per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio". Cioè: nella comunità cristiana si offrono a Dio "sacrifici graditi". Nella casa che è la Chiesa si esercita l’attività sacerdotale. Che cosa vuol dire? Prestate bene attenzione: è una cosa importante.

L’attività sacerdotale di cui parla l’Apostolo consiste nel fatto che voi, uniti a Cristo e santificati dalla sua grazia, vivete una vita gradita a Dio. La vostra vita – in famiglia, nel vostro lavoro … - è tale che essa piace al Signore. È essa il "sacrificio spirituale gradito a Dio". Ascoltate che cosa insegna al riguardo il Concilio Vaticano II parlando di voi laici: "Tutte le loro opere, preghiere ed iniziative apostoliche, la stessa vita coniugale e familiare, il lavoro giornaliero … diventano sacrifici spirituali graditi a Dio" [Cost. dogm. Lumen gentium 34,2; EV 1/373].

Esiste un legame profondo fra questa attività sacerdotale che voi esercitate durante la settimana, e l’attività sacerdotale che esercitate alla domenica offrendo nell’Eucarestia il sacrificio di Gesù al Padre. Da una parte voi portate sull’altare tutti quei sacrifici di cui parlavo prima; dall’altra è precisamente la partecipazione eucaristica al sacrificio di Gesù che vi rende capaci di fare della vostra vita un’offerta gradita a Dio. È come un "circolo" mirabile: l’Eucaristia è la fonte della vostra vita cristiana, la vostra vita cristiana ritorna sull’altare eucaristico.

L’Apostolo può dunque concludere dicendovi: "voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa…".

Ecco, questa è la Chiesa che è presente anche nella vostra comunità: tutti voi e ciascuno di voi si è stretto a Cristo; in forza di questa unione voi offrite "i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio: è questo il vostro culto spirituale" [Rom 12,1].

2. Ma oggi, come vi dicevo, la Liturgia ricorda in modo particolare la missione, il compito del Papa nella Chiesa. Alla luce della Parola di Dio ora meditata, possiamo comprendere.

Egli è colui che guida, orienta la vita della Chiesa, il "culto spirituale" di cui parlavo. Col suo magistero, ci impedisce che conformiamo la nostra mente allo spirito del mondo, e ci orienta nel discernere ciò che è giusto, santo, gradito a Dio.

Ma potete anche comprendere il significato della Visita pastorale che il Vescovo sta compiendo alla vostra comunità.

La presenza del Vescovo rende più chiara ed esplicita la relazione della vostra comunità colla Chiesa. La vostra comunità vive in un territorio circoscritto, e sussiste nelle vostre reciproche relazioni. La presenza del Vescovo vi dice che voi siete dentro ad una realtà ben più grande: siete nella Chiesa di Cristo, suo Corpo. È attraverso la mediazione del Vescovo che vi stringete a Cristo.

Ed il Vescovo è venuto a visitarvi proprio per dirvi questo. Siete la Chiesa di Cristo; siete membra del suo Corpo. Uniti a Lui fate della vostra vita un sacrificio gradito a Dio.