home
biogr.
english
español
français
Deutsch
한 국 어
1976/95
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
2017
Comitato "Cardinale Carlo Cafffarra"


Domenica XXIII per Annum (B)
S. Agostino, 9 settembre 2012


1. Le parole del profeta ascoltate nella prima lettura sono rivolte ad un popolo sfiduciato e smarrito: "coraggio" dice loro il profeta "non temete".

Su quale fondamento, in base a che cosa, per quali ragioni può dire queste parole? Sulla base di una certezza: "ecco il vostro Dio… viene a salvarvi". La fede che Dio non è assente dalle vicende del suo popolo; che Dio non è indifferente alle condizioni dell’uomo, è la ragione indistruttibile per continuare a sperare; per non perdere il coraggio di vivere.

Il profeta ricorda che Dio si è già dimostrato coinvolto pienamente nelle vicende del suo popolo, e che pertanto egli ha buone ragioni per dire ciò che sta dicendo. Quando il popolo ebreo, liberato dalla schiavitù del faraone, attraversava il deserto e moriva di sete, il Signore ha fatto scorrere acqua dalla roccia: "scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa… il suolo riarso si muterà in sorgenti d’acqua". Il braccio del Signore non si è accorciato; le sue misericordie non sono esaurite; la sua fedeltà dura in eterno. Ciò che ha fatto nel passato, è disposto a rifarlo nel presente: per l’uomo, per la sua creatura prediletta.

Ma la parola del profeta dice anche il contenuto di questo intervento salvifico. Vogliate prestare bene attenzione, cari fratelli e sorelle.

Il profeta parla di ciechi, di sordi, di muti, e di zoppi. I sensi sono i grandi mezzi della comunicazione fra le persone. La cecità, ancor più la sordità, e soprattutto la mutevolezza, rendono assai difficoltosa la relazione cogli altri; anzi, in alcuni casi la rendono impossibile. È come se il profeta vedesse l’uomo, l’intero suo popolo come precipitato in una tale disperazione da essere incapace, anzi impotente a ricostruire una vera vita, una vita buona. Dio interverrà proprio a questo livello: renderà l’uomo capace di riedificare se stesso e una vera comunità. Infatti "si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo; griderà di gioia la lingua del muto". Dio vuole che l’uomo viva nella pienezza della sua umanità; vuole che questa fiorisca in tutto il suo splendore.

 

2. Cari fratelli e sorelle, ciò che vi ho detto non è per farvi sapere che cosa un profeta ha detto tanti secoli orsono. Non vi sto parlando per arricchire le vostre conoscenze storiche.

Ciò che il profeta ha detto si è realizzato in modo imprevedibile nel fatto narrato dal Vangelo. Ecco Dio in azione! Gesù, Dio fattosi uomo per prendersi cura dell’uomo, guarisce precisamente un sordo-muto. Vorrei brevemente attirare la vostra attenzione su alcuni particolari del racconto evangelico.

Gesù agisce "in pieno territorio della Decapoli": non in un territorio ebreo, ma pagano. Davanti a Dio che in Gesù si prende cura dell’uomo, non esistono differenze: ogni uomo è amato e curato nella sua umanità.

Gesù guarisce mediante il contatto fisico coll’ammalato: "gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua". Quale grande mistero è questo tocco umano-divino! Quanta tenerezza racchiude! L’uomo ha bisogno di "sentire" questa vicinanza di Dio, come di una potenza piena di un amore senza limiti. Spesso S. Agostino ama dire che il Verbo-Dio pane degli angeli, per divenire pane degli uomini, ha preso un corpo perché potesse essere visto, toccato, ascoltato.

La Chiesa, cari fratelli e sorelle, ha riflettuto a lungo su questo mistero di grazia e di misericordia e, nella sua fede, è giunta alle seguenti conclusioni.

L’umanità del Verbo generato nel nostro corpo da Maria è lo strumento personale di cui Egli si serve per compiere la sua opera di salvezza.

I santi sacramenti sono azioni di Gesù che oggi mediante la sua umanità continua a compiere fra noi la sua opera di salvezza. Non a caso nell’amministrazione del S. Battesimo, il sacerdote ripete i gesti e parole che Gesù compie e dice oggi nella narrazione evangelica. E quando noi riceviamo l’Eucaristia, è il Corpo e il Sangue di Gesù che riceviamo, così che unendoci al suo Corpo e al suo Sangue, giungiamo all’unione colla sua divina Persona vivendo della sua stessa vita divina.

 

3 Cari fratelli e sorelle, sono sicuro che le parole del profeta e la narrazione del Vangelo hanno avuto una particolare risonanza nel vostro cuore.

Stiamo celebrando l’Eucaristia in un luogo ancora segnato dalla distruzione e dalla devastazione di ciò che avevate di più caro. Lo "smarrimento del cuore" non è stato ancora completamente vinto e superato. "Coraggio!" vi ha detto il Signore mediante il suo profeta "non temete: ecco il vostro Dio … viene a salvarvi".

Avete due segni efficaci della sua presenza fra voi. La celebrazione dell’Eucaristia; la celebrazione della Cresima.

Cari cresimandi: lo Spirito di fortezza scenderà fra poco in voi. Riprenderete la scuola, il catechismo. Ora non più come prima: più forti nel Signore; più determinati nel vostro camino di fede; più uniti ai vostri genitori. "Il suolo riarso si muterà in sorgenti di vita". Sono sicuro: questa ferita sarà curata e il lamento si muterà in canti di gioia. Così sia.