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Domenica XXIII per annum (C)
Rodiano, 8 settembre 2007
Santuario del Monte delle Formiche, 9 settembre 2007


1. "I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni". Miei cari fratelli e sorelle, la parola di Dio descrive bene la nostra condizione umana: condizione di incertezza quando si tratta di prendere decisioni importanti. Quanto più dobbiamo fare scelte serie tanto più i nostri "ragionamenti … sono timidi e incerte le nostre riflessioni".

In realtà oggi ci troviamo in una situazione davvero singolare. Abbiamo risolto problemi che l’umanità non aveva mai neppure sognato di risolvere, e ci troviamo ad essere non raramente spiritualmente più poveri. Abbiamo superato le distanze fisiche al punto tale che esse è come se non esistessero; non siamo capaci di vincere l’incomunicabilità che insidia i nostri rapporti. Abbiamo vinto malattie che per millenni hanno fatto stragi di popolazioni intere, allungando oltre ogni previsione l’indice medio della vita; abbiamo perso non raramente però le ragioni per cui vale la pena di vivere. In una parola: è cresciuta la nostra abilità tecnica; è diminuita la nostra sapienza etica.

La parola di Dio tuttavia ci rivela che Dio ci ha fatto dono della sua sapienza. "Così furono raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra; gli uomini furono ammaestrati in ciò che ti è gradito, essi furono salvati per mezzo della sapienza". Dio non ha abbandonato l’uomo.

In che modo Dio ha donato all’uomo la sua sapienza? In primo luogo dotando l’uomo della capacità di discernere il bene dal male. Come, infatti, abbiamo il senso della vista che ci fa distinguere i vari colori, il senso dell’udito che ci fa distinguere i vari suoni, il senso del gusto che ci fa distinguere i vari gusti, così Dio ha dotato la nostra ragione del senso morale, che ci fa distinguere il bene dal male. È come una sorta di "occhio spirituale". È come una scintilla della divina Sapienza accesa dentro di noi.

Ma, ci avverte ancora la parola di Dio, "quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?". E quindi Dio stesso decise di istruire l’uomo: gli dona la sua istruzione, la sua Torah, la sua Legge. Questo dono fu fatto in realtà ad un solo popolo, all’inizio, al popolo di Israele. Ma nelle intenzioni divine questo dono fu fatto ad Israele perché divenisse proprietà di ogni popolo e di ogni uomo.

Come? "quando venne la pienezza dei tempi, Dio mandò il suo figlio, nato da una donna" [Gal 4, ]. È stato precisamente Gesù che ha manifestato a tutti i popoli la divina istruzione donata fino a Lui solamente ad Israele. È Gesù che nella sua parola e nella sua vita fa diventare veramente universale la Sapienza di Dio donata ad Israele.

È a questo punto che comprendiamo la parola evangelica appena letta. Fino a Gesù chi voleva conoscere la sapienza divina doveva farsi ebreo, inserirsi nella discendenza di Israele-Giacobbe. Ora invece deve solo seguire Gesù: ascoltare la sua parola. La pienezza del dono della verità diventa nostro "patrimonio" ad una sola condizione: seguire Gesù. La scuola in cui si riceve questa istruzione è la nuova famiglia costituita dalla comunione con Gesù: la Chiesa. Una famiglia ancora più importante della famiglia naturale.

2. Miei cari fratelli e sorelle, ciascuno di noi può spegnere fino alla cecità l’occhio interiore; guastare il suo senso morale fino al punto di chiamare bene il male e male il bene. Oppure può rinunciare ad usare questa capacità mirabile di cui Dio ha dotato la nostra ragione. Restringerne l’uso alla ricerca solo di ciò che è utile o dannoso.

Allo stesso modo Gesù ci esorta nel Vangelo a non rifiutarsi di seguirlo. È una sequela, ci preavverte Gesù, che è difficile. Difficile al punto tale che prima di intraprenderla dobbiamo fare bene i conti perché non accada che iniziatala, l’abbandoniamo lungo il percorso. La sapienza infatti di Gesù implica anche la Croce: anzi è la sapienza della croce.

Miei cari fratelli e sorelle, siamo così guidati ad una conclusione mirabile e semplice: la scuola dove siamo istruiti nella sapienza divina che è Gesù, è la celebrazione dell’Eucarestia. È l’Eucarestia infatti il sacramento della Croce del Signore: del suo sacrificio d’amore.

Alla fine la sapienza che ci insegna Gesù è la sapienza dell’amore: la Sapienza che ci fa provare più gioia nel donare che nel ricevere.