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Domenica Decima per Annum (Anno C)
Santa Maddalena di Cazzano, 9 giugno 2013


1. Cari fratelli e sorelle, la pagina evangelica descrive l’incontro di Gesù colla morte. Venuto a vivere nella nostra condizione umana, il Figlio di Dio doveva "fare i conti" con la morte.

Gesù la incontra, come avete sentito, in una situazione drammatica: "veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova". La morte è incontrata dal Signore come l’evento che spezza anche i legami più forti; che interrompe anche i rapporti più significativi.

L’evangelista Giovanni narra un altro incontro di Gesù colla morte, un incontro che coinvolge più profondamente la sensibilità del Signore: trattasi della morte di un amico, Lazzaro.

Quale è la prima reazione di Gesù di fronte alla morte? È una profonda commozione, un’immensa compassione per la madre vedova. Nel caso di Lazzaro, la reazione di Gesù è ancora più complessa, quando si trovò davanti al sepolcro dell’amico già morto da tre giorni. Ebbe come un senso di indignazione verso la morte che lo aveva privato dell’amico, di turbamento interiore e scoppiò perfino in pianto.

Cari amici, possiamo dunque già trarre una conclusione. Il fatto della morte non è "sopportato" da Gesù con una impotente rassegnazione. È come se pensasse: "la morte non ci deve essere; la morte non ha senso: essa spezza dei legami santi". Un libro della Sacra Scrittura, scritto non molto tempo prima di Gesù, dice: "Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece ad immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo".

Gesù reagisce nel modo che ho detto, perché intravede nella morte l’ingresso di una potenza ostile all’uomo, una potenza che intende distruggere l’uomo. Chi poteva porre fine al dominio di Satana "che della morte ha il potere … e liberare così quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita" [Eb 2, 14-15]?

Riascoltiamo le parole del Vangelo. "Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse: non piangere". E fino a questo punto, nulla di "strano". Quante persone, amiche di quella povera vedova, le avranno detto queste parole. Ma la parola di Gesù ha un’efficacia unica. C’era un solo modo per rendere quelle parole vere: che il figlio ritornasse in vita. Solo così la madre avrebbe smesso di piangere.

"E accostatosi toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: giovinetto, dico a te, alzati…E lo diede a sua madre".

Chi era presente a quel funerale capì ciò che era accaduto: "un grande profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo". Gesù è il Signore e per mezzo di Lui ora è Dio stesso che interviene. È un intervento, è una "visita" definitiva, perché ha fatto risorgere un morto.

2. Cari fratelli e sorelle, possiamo comunque farci una domanda: ma Gesù con questo miracolo ha veramente vinto la morte, ci ha liberati definitivamente da essa? Ebbene, dobbiamo rispondere: no! Quel giovane è poi sicuramente morto. La vera vittoria sulla morte, la chiara dimostrazione che la potenza di Satana che l’ha introdotta, sarebbe che l’uomo attraverso la morte venisse in possesso, corpo e anima, di una vita immortale. È un sogno? No, cari amici: è un fatto realmente accaduto.

Gesù ha preso in se stesso il nostro destino di morte: è veramente morto. Ma tre giorni dopo è risorto. È entrato in possesso di una vita immortale. Su di Lui la morte non ha cantato vittoria.

Su di Lui: e su di noi? L’apostolo Paolo ci dice: "Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti" [1 Cor 15, 20]. "Primizia" significa che Lui è il primo a cui è accaduto ciò che accadrà in ciascuno di noi: la morte non avrà l’ultima parola.

Ma a quale condizione? Lo avete sentito: "e accostatosi, toccò la bara". Quando Cristo risorto si accosta a noi e tocca il nostro destino di morte? Quando apriamo a Lui la nostra vita mediante la fede ed i sacramenti. Se crediamo in Lui, Egli ci dirà: "alzati! Alzati dalla tua vita di peccato, e la morte non avrà potere su di te, perché io sono in te e tu in me".