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Festa di Santa Caterina de’ Vigri
alla presenza delle Reliquie di Santa Chiara d’Assisi
Santuario del Corpus Domini
9 marzo 2004

1. "Fratelli, Dio rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo". Le parole dell’apostolo descrivono l’avvenimento centrale della sua vita. Egli, per grazia di Dio, è stato illuminato sull’identità di Cristo splendente di gloria divina. Ha incontrato Cristo perché ne ha conosciuto per grazia il Mistero. È stata però una illuminazione da non tenere per sé, ma da diffondere e comunicare agli altri. La bellezza ed il fascino di un incontro è tale da dover essere partecipato anche agli altri.
La Chiesa di Dio che è in Bologna, celebrando la memoria della "sua santa", S. Caterina Vigri, trova nelle parole paoline la chiave interpretativa di tutta l’esperienza di fede di questa donna straordinaria. Anche la pagina evangelica che la liturgia oggi ci fa meditare, va nella stessa direzione. In Maria, la sorella di Marta, che "sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola" vede raffigurata la vita di Caterina, tutta incentrata e concentrata nell’incontro colla persona di Cristo. La molteplicità dei servizi di Maria esige di essere portata all’unità del rapporto, se non vuole essere dissipazione e lacerazione della persona.
Caterina è in primo luogo una vera figlia di Francesco nel carisma proprio di S. Chiara.
Anche la sua vita cristiana, come quella di Francesco, inizia con l’esperienza dell’amore misericordioso di Dio. Intorno al 1429 andando ella alla Chiesa dei frati minori osservanti per confessarsi, chiese alla divina misericordia di essere perdonata totalmente, ottenendo la piena remissione dei suoi peccati. Nelle Sette Armi Spirituali [IX, 4] scrive: "Iddio Nostro Signore le manifestò apertamente come esso le aveva perdonato tutti i suoi peccati nella colpa e nella pena".
Il suo cammino spirituale è incentrato tutto nella viva esperienza della presenza del Cristo, fino a quando questa presenza diventa così "invasiva" da riempire vita e persona di Caterina. "Ordunque – scrive nei Dodici Giardini – che ti resta se non che tutta ti sommerga in quella ineffabile dolcezza della divina carità, la quale … distillerà in te della divina dolcezza … La divina carità da sé distillerà in te dolcezza di inestimabile e incomprensibile, inenarrabile carità divina, nella quale tu tanto ebbra, tanto congiunta … sarai dimentica di ogni tuo sentire" [XIV, 1].
Dobbiamo guardarci dal pensare che questo cammino di Caterina non abbia comportato una distruzione di quella deformazione della propria umanità, nella quale la persona umana si trova degradata. La sua opera "Le sette armi spirituali" nasce da questa consapevolezza, così espressa: "ma perché dall’inizio alla fine di questa battaglia bisogna passare per il mare tempestoso, cioè per la via di molte ed angosciose tentazione e fortissime battaglie … indicherò alcune armi da poter combattere legittimamente contro l’astuzia dei nostri nemici" [Pref. 10].
2. Carissimi fedeli, celebrando l’Eucarestia noi viviamo in una particolare unione coi santi, oggi con Caterina Vigri. Ne abbiamo ascoltato la voce; ne abbiamo schizzato il cammino spirituale. Tutto questo ha solo un interesse storico? quale messaggio noi possiamo ricevere che sia orientamento al nostro faticoso vivere quotidiano?
Il mistico mette in piena luce l’intima natura delle fede cristiana. Mediante l’assenso che noi diamo alle verità della dottrina cristiana, noi abbiamo un contatto reale con quella Realtà nella quale crediamo. Credere non significa assentire a formule, ma mediante queste avere una esperienza di ciò in cui crediamo. La vita cristiana è la stessa vita umana abitata da una presenza, la presenza di Cristo che vive nel credente. Donne come Caterina ci dicono che cosa è la fede: porsi sotto la signoria di Cristo, perché Egli dia pienezza di senso ad ogni momento della vita.
È per questo che la sua figura è di permanente attualità. Non è qualcosa di esoterico, perché nel cristianesimo non c’è nulla di esoterico. Ella ha incontrato Cristo nella fede, nelle celebrazioni, nel corpo della Chiesa: non ne è uscita alla ricerca di ignoti spiritualismi.
Ma nello stesso tempo in cui vivendo pienamente nella fede della Chiesa si è lasciata occupare da Cristo, ella ha ritrovata se stessa. Il mistico cattolico ci mostra come l’uomo raggiunga la pienezza della propria umanità in Cristo.
Mi piace concludere colle stesse parole con cui Caterina conclude I dodici giardini: "Dì dunque e fa palese alla mendicità degli assetati amanti, come hai rinvigorito l’animo". Ecco la vera definizione di uomo: mendicante assetato di amore; di amare e di essere amato.
I grandi mistici fanno palese quella verità nascosta di noi stessi, che chiede di venire alla luce e di essere riconosciuta dalle scelte della nostra libertà.