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Solennità dell’Immacolata Concezione
Basilica di San Petronio, 8 dicembre 2005


1. La parola di Dio, che ci è stata donata nella prima lettura e nella pagina evangelica, è come un dittico nel quale sono presentate due donne: Eva e Maria. Esse sono state poste all’origine di tutta la vicenda umana nella sua intensa drammaticità. Eva sta all’origine della perdizione: "la donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato"; Maria sta all’origine della salvezza: "eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E così, nel bene e nel male, i destini dell’umanità passano attraverso la donna.

La diversità essenziale fra Eva e Maria consiste nel fatto che la prima, Eva, ha prestato ascoltato all’inganno: "il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato"; la seconda, Maria, ha prestato ascolto alla parola di Dio: "avvenga di me quello che hai detto". Nella prima, Eva, ha avuto inizio la storia costruita dal peccato, costruita cioè dalla volontà che rifiuta la verità contenuta nella Parola di Dio. In Maria ha avuto inizio la storia costruita dalla fede, dalla volontà cioè che obbedisce al progetto di Dio riguardo all’uomo: il progetto di cui ci parla la seconda lettura. "Ciò che Eva tristemente ci tolse" dice la Liturgia "tu, o Maria, ce lo restituisci: riapri ai mortali le porte della vita".

Come vi dicevo, nel bene e nel male i destini dell’umanità passano attraverso la donna. O, se vogliamo usare le parole dell’inno liturgico, ciò che una donna ci tolse, ci è stato restituito da Maria. La parola di Dio e della Chiesa ci porta dunque a concludere: c’è "qualcosa" che la donna, ogni donna, può/deve donare o negare all’umanità? Eva e Maria hanno, con segno contrario, fatto questo.

La parola di Dio pertanto ci conduce a riflettere sulla missione della donna; più profondamente, sulla verità intima della sua persona e sulla sua specifica dignità. Eva è la verità deturpata e degradata della donna; Maria è la verità reintegrata e trasfigurata della donna. Carissime sorelle in Cristo, nella vostra libertà dimora la possibilità di deturpare e degradare il bene della vostra femminilità, privando l’umanità di un tesoro di cui ha bisogno; dimora – per la grazia di Cristo – la possibilità di vivere interamente lo splendere della vostra femminilità, facendone dono all’umanità.

È la pagina evangelica a svelarci la preziosità propria della persona della donna, narrandoci come Maria ci ha donato ciò che Eva ci aveva tolto. Maria – come abbiamo appena sentito – è colei che "consente-rende possibile" alla Vita che è presso il Padre di venire ad abitare in mezzo a noi. Maria mostra in grado eminente ed in modo assolutamente singolare che questa è l’intima verità della donna e la sua missione: custodire, salvare, generare [non solo in senso biologico] la vita della persona, e non permettere mai che la persona sia detronizzata dalla sua sublime dignità. Nessuno forse ha espresso meglio di Dante questa che è la verità più profonda della donna. Il momento decisivo del suo cammino di salvezza dalla "selva oscura" è reso possibile dalla donna: Lucia, Matelda, Beatrice e alla fine Maria.

2. La deturpazione e degradazione del bene della femminilità non ha solo un risvolto soggettivo, non è opera solo di singoli. Essa ha anche un profilo oggettivo.

Non raramente la donna oggi è costretta a vivere in un contesto contrario alla sua dignità, di cui porta gravi responsabilità – nonostante le intenzioni – anche l’ideologia femminista. La costruzione di un edificio sociale anche a misura della verità e del bene proprio della femminilità è una sfida culturale in larga misura ancora senza risposta.

E la risposta a questa sfida non può essere la negazione teoretica e/o pratica della diversità della donna; confondendo la uguale dignità della persona colla eliminazione della ricchezza propria della femminilità; dimenticando che la pienezza e la perfezione dell’umanità si ha nella integrazione fra la sua forma maschile e la sua forma femminile.

Consentitemi solo un’esemplificazione. La "diversità" è negata, quando in cerca di lavoro, la donna si sente chiedere: "signora, pensa di avere presto dei figli?" se non ne ha; oppure, "ne avrà degli altri", se è già madre; oppure "ottenuto questo lavoro, pensa di avere figli?". Domande analoghe non sono mai poste agli uomini.

Carissimi fratelli e sorelle, lo sguardo pieno di stupore e di gioia con cui oggi contempliamo Maria, non è evasione. La luce di Maria illumina il mistero della persona umana, della persona della donna in particolare.

Che questa celebrazione ci renda tutti più consapevoli della grazia che attraverso Maria ci è stata donata: la grazia della sublime elevazione della nostra persona ad essere in Cristo santi ed immacolati nella carità.