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Ordinazioni diaconali
Cattedrale, 8 ottobre 2011


1. Carissimi candidati all’Ordinazione diaconale, carissimi fedeli, il gesto essenziale del Sacramento dell’Ordine consiste nell’imposizione delle mani che il Vescovo compie in silenzio sul capo del candidato.

La fede della Chiesa ci insegna che i gesti sacramentali causano ciò che significano, e significano ciò che causano nel fedele su cui il gesto è compiuto.

Che cosa significa–causa il gesto dell’imposizione delle mani? La presa di possesso che Cristo compie della vostra persona, cari candidati al diaconato. In forza di quel gesto voi venite espropriati di voi stessi, e diventate proprietà di Cristo: schiavi di Cristo, direbbe S. Paolo. È come se in quel momento Egli dicesse a ciascuno di voi: "da questo momento tu non vivi più per te stesso ma per me, che sono morto e risuscitato per te; tu non puoi più vivere per te stesso, perché non sei più di te stesso, ma mio" [cfr. Rom 14, 7-9].

Ma concretamente questo passaggio di proprietà del proprio io all’io di Cristo, che cosa comporta? Quale cambiamento opera a livello della coscienza che ciascuno di voi ha di se stesso? Troviamo la risposta a queste due grandi domande, quando fra poco, cari candidati al Diaconato, in piedi e davanti al Vescovo col suo popolo, voi liberamente assumerete alcuni impegni. Consentitemi al riguardo alcune riflessioni.

L’essere stati espropriati da Cristo del proprio io comporta in primo luogo che la relazione con Lui diventi l’asse architettonico di tutta la vostra vita. Il rapporto al "Tu" di Cristo diventa il rapporto totalizzante. Il segno di questa condizione, il sigillo visibile di questo modo di vivere è che voi questa sera assumete una volta per sempre l’impegno della verginità.

Cari fedeli, questo dono che il Signore fa alla sua Chiesa, è uno dei doni più preziosi. Il sacerdote, il diacono che vive splendidamente la castità propria del celibato, è il segno vivente, la testimonianza carnale che Cristo non è un fatto del passato ma una presenza visibile oggi che puoi incontrare.

Ma il celibato non esprime interamente il cambiamento che la sacramentale imposizioni delle mani opera nel vostro io, cari candidati al Diaconato. Fra le promesse che voi farete fra poco, una è particolarmente sottolineata anche dal rito liturgico: la promessa solenne di obbedienza.

È questa l’azione più grande che l’uomo possa compiere. L’uomo possiede se stesso mediante l’esercizio della sua libertà. Ed esprime l’auto-possesso mediante l’autonoma progettazione della vita.

Cari eletti, mediante l’imposizione delle mani è Cristo che prende possesso del vostro io, al punto che potete dire: "non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me" [Gal 2, 20]. Colla promessa di obbedienza che farete voi dite: "non sono più di me stesso; sono solamente di Cristo". Nel senso che "non escogito autonomamente il progetto della mia vita o i progetti della mia vita, ma li ricevo nell’essere in comunione con Lui" [ J. Ratzinger, Il potere dei segni, LEV 2011, 222], dalla Sua Santa Chiesa.

Alla fine, cari eletti, quanto avverrà in voi può riassumersi in una straordinaria preghiera del Curato d’Ars: "Ti amo, mio Signore e Maestro, perché ti sei lasciato crocifiggere per me. Ti amo perché mi tieni crocifisso con Te".

2. La vostra totale, esclusiva, perpetua dedizione a Cristo nel sacro celibato e nell’obbedienza dovrà essere vissuta in un mondo che contesta e rifiuta tutta questa architettura della vostra esistenza.

Esso infatti identifica libertà con negazione di ogni appartenenza definitiva. Ha un tale disprezzo del corpo – nonostante le apparenze – da ritenerlo materiale d’uso per la persona, precludendosi in questo modo la possibilità di percepire la bellezza e la preziosità della castità. Considera il servizio al Signore la negazione della propria autonomia.

Sentirete ogni giorno le voci di queste sirene. Fate come l’eroe antico: legatevi alla Croce di Cristo, vostro Amore, e sarete salvi.

L’imposizione delle mani è anche un gesto di protezione: "tu sei mio, e quindi non aver paura, poiché sarai sempre nelle mia mani". Così sia.



Il Cardinale per motivi di salute non ha celebrato la Messa di ordinazione, ma il celebrante S.E. Mons. Ernesto Vecchi (vescovo ausiliare emerito) ha letto l’omelia precedentemente preparata dal Cardinale.