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Giovedì Santo
8 aprile 2004
Santa Messa Crismale


1. "Lo Spirito Santo del Signore è su di me … Oggi si è adempiuta questa Scrittura". Queste parole parlano di Cristo: in modo figurato narrando la vocazione di un profeta della vecchia Alleanza, in modo reale e definitivo narrando la vita e l’opera di Cristo.

Esse sono parole che introducono la nostra intelligenza a un grande mistero: l’origine della missione del Verbo incarnato in questo mondo, la sua consacrazione sacerdotale. È lo Spirito Santo che "unge" il Verbo incarnato in questo mondo, e lo consacra sommo ed eterno sacerdote della Nuova Alleanza. È lo Spirito Santo che manda Cristo ad "annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista".

Ma la parola di Dio ci rivela anche che questa stessa missione ha avuto origine dal Padre: "quando venne la pienezza del tempo, Dio inviò il suo Figlio, fatto da una donna" [Gal 4,4]. E pertanto l’avvenimento stupendo della liberazione dei prigionieri, della illuminazione dei ciechi, della redenzione degli oppressi si compie nella vita del Figlio unigenito "per volontà del Padre e con l’opera dello Spirito Santo". L’opus nostrae redemptionis è opera delle tre divine persone.

L’invio da parte del Padre dell’Unigenito nel mondo trova la sua ragione unicamente nell’amore del Padre per la sua creazione: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" [Gv 3,16]. Il consenso del Figlio ad essere inviato – ad essere costituito sacerdote della Nuova ed Eterna Alleanza – trova la sua ragione nell’amore per l’uomo: "dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine" [Gv 13,1]. L’antica parola profetica "lo Spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unione" − trova nel Verbo incarnato una realizzazione assolutamente unica: "lo Spirito … è il medium in cui il Padre invia in libertà e pura grazia il Figlio … ed è il medium in cui e mediante cui il Figlio risponde … colla sua obbedienza alla missione del Padre" [W. Kasper, cit. da H.U. von Balthasar, Teodrammatica vol. III, ed. Jaca Book, Milano 1985, pag. 175].

Ecco il mistero che stiamo celebrando. È il mistero della unzione sacerdotale del Verbo incarnato; è il mistero del suo dies natalis come sacerdote della nuova ed eterna Alleanza.

2. "Lo Spirito del Signore è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione". Le parole della Scrittura parlano anche di ciascuno di noi in Cristo: narrano anche il dies natalis del nostro sacerdozio in Cristo.

Certamente questo dies natalis è indicato da un giorno, mese ed anno del calendario umano, ma esso rimanda ad una decisione eterna attinente alla nostra eterna predestinazione in Cristo. Le radici del nostro sacerdozio sono nella decisione del Padre di renderci partecipi del servizio redentivo del Cristo mediante il dono dello Spirito Santo. Il nostro vero dies natalis è negli splendori della vita trinitaria, chiamati dal Padre al servizio sacerdotale; chiamati ad una partecipazione peculiare, mediante il carattere sacramentale dell’Ordine, al sacerdozio di Cristo, che è la pienezza, la fonte ed il modello di tutte le vocazioni.

"In Lui solo c’è la pienezza dell’unzione, la pienezza del dono, la quale è per tutto e per ciascuno: essa è inesauribile. All’inizio del triduum sacrum … noi leggiamo la profondità della nostra vocazione, che è ministeriale" [Giovanni Paolo II, Lettera Lo Spirito del Signore 1 (10-3-91), EV 13/32].

Meditando oggi sul nostro dies natalis noi prendiamo più limpida coscienza della nostra dignità. Non abbiamo paura di pronunciare questa parola a nostro riguardo! Sì, perché noi non la pronunciamo come la pronuncia il mondo. Il mondo la dice, e pensa onori, primi posti, potere. Noi la diciamo perché, nonostante tutte le nostre miserie, siamo consapevoli che essa consiste nell’essere in Cristo servitori dell’uomo. Lo stesso Spirito che ha spinto Cristo ad offrire se stesso sulla Croce per la redenzione dell’uomo, spinge quotidianamente ciascuno di noi ad offrire se stesso per la redenzione dell’uomo. Siamo i servitori della dignità dell’uomo, perché siamo "vicem gerentes Christi" nell’opera della Redenzione.

L’unzione di Cristo di cui siamo partecipi ci spinge quindi a dimorare sempre più fedelmente nell’ambito del mistero della Redenzione, e quindi del mistero dell’Eucarestia, per essere custodi fedeli del mistero dell’uomo e della sua dignità.

È ciò che abbiamo chiesto nell’orazione iniziale: "di essere testimoni nel mondo della sua opera di salvezza".