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Decennale del Crocefisso
San Giovanni in Persiceto, 7 novembre 2011


1. Cari fratelli e sorelle, la vostra comunità durante questa settimana va a scuola dell’unico vero Maestro, Gesù, che vi dona il suo insegnamento dalla cattedra della Croce. "Infatti" scrive san Bonaventura "non è stato innalzato sulla croce per rendersi meno avvicinabile a quelli che lo cercassero, ma – al contrario – per poter essere trovato più facilmente da tutti. Accòstati, quindi, con fiducia a questo paradiso e riconosci nell’apertura delle braccia l’affetto di colui che patisce e gli abbracci di colui che vuole stare con te e ti vuole con sé" [La vite mistica, XXIV, 1].

Le parole che abbiamo ascoltato dal Vangelo ci sono dette dalla croce: è Lui stesso che ci parla. Di che cosa?

In primo luogo della nostra vita dentro la Chiesa, della nostra comune vita ecclesiale. E al riguardo Gesù dalla croce ci dice due cose.

La prima. Nella Chiesa l’uno è chiamato ad edificare l’altro, "perché siamo membra gli uni degli altri" [Ef 4, 25b]. Che cosa può distruggere quest’opera di edificazione? Il comportamento che Gesù chiama scandalo. Lo scandalo consiste nell’agire in modo tale da indurre al peccato un fratello della fede, soprattutto se è "piccolo", cioè debole nella fede e non ancora maturo. Ben lo aveva compreso l’apostolo Paolo quando scriveva ai fedeli di Roma: "cessiamo … di giudicarci gli uni gli altri; pensate invece a non essere causa di inciampo o di scandalo al fratello" [Rom 14, 19]. E scrivendo ai cristiani di Corinto, richiamava la ragione ultima della gravità dello scandalo: "Ed ecco… va in rovina il debole, per il quale Cristo è morto". Anzi, giunge a dire: "… voi peccate contro Cristo" [1 Cor 8, 11. 12].

La seconda cosa che Gesù questa sera vi dice dalla croce riguarda sempre la nostra vita in comunità, la nostra esistenza ecclesiale. Il legame della carità nella Chiesa può spezzarsi, ed anche gravemente. Sentite che cosa scrive l’apostolo Paolo ai cristiani galati: "se vi mordete a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri" [Gal 5, 15].

Che cosa ci dice il Signore crocefisso nel suo Vangelo? Che i legami fraterni spezzati o messi in crisi all’interno della comunità vanno ricostruiti, costi quel che costi. E questo senza limiti, a misura della fragilità umana.

La ricomposizione è frutto di due attitudini: il pentimento del fratello che pecca, il perdono di chi è stato offeso.

Questo richiamo che Gesù ci fa questa sera, diventa particolarmente intenso, perché lo fa dalla croce. Egli infatti nella sua passione "oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia" [1 Pt 2, 23]. Sulla croce ha perdonato a chi lo crocifiggeva.

2. Queste divine parole che Gesù ci dice dalla croce trovano una conferma di carattere positivo nel rito con cui fra poco istituiremo due accoliti.

Positiva, vi dicevo, perché ci richiama all’opera di edificazione che ciascuno di noi è chiesto a compiere.

Scrivendo ai cristiani di Efeso, l’apostolo Paolo ci ha insegnato che Gesù salendo al cielo ha riempito la sua Chiesa dei suoi doni, "per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo" [Ef 4, 12].

Cari fratelli, che fra poco diventerete accoliti, da questa sera vi inserite ad un titolo speciale nell’opera di edificazione del corpo di Cristo.

Alla fine, cari fratelli e sorelle, stringiamoci tutti a Gesù, pietra viva, che questa sera sulla Croce contempliamo rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, per essere anche noi impiegati come pietre vive per l’edificazione della Chiesa [cfr. 1 Pt 2, 4-5]. Così sia.