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Conclusione del Congresso Eucaristico Diocesano
Piazza Maggiore, 7 ottobre 2007

1. "E cominciò a lavare i piedi dei discepoli ed asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto". Miei cari fratelli e sorelle, la lavanda dei piedi dei discepoli da parte di Gesù è il più potente gesto profetico che Egli abbia compiuto. Esso significa che l’amore di Gesù verso l’uomo è giunto al suo limite estremo: "li amò sino alla fine".

Quanto sarebbe accaduto il giorno dopo sulla croce viene ora pienamente anticipato nel cuore di Cristo e prefigurato nella lavanda dei piedi. Dio si prende cura dell’uomo "non considerando un tesoro geloso la sua gloria divina, ma spogliando se stesso, "facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce"" [cfr. Fil 2,6-8].

Quanto era stato prefigurato nella lavanda dei piedi; quanto accadde sulla croce, ora e in questo luogo è reso sacramentalmente ma realmente presente nella celebrazione eucaristica. Anche se coperto dai veli sacramentali, noi siamo presenti al dono che di Se stesso Cristo fece sulla croce per la nostra redenzione. Davanti a ciascuno di noi e per ciascuno di noi Egli ora compie il servizio che redime la nostra dignità.

Il fatto che stiamo celebrando il grande mistero dell’Amore non dentro ai templi ma pubblicamente, nella piazza centrale della nostra città e per così dire nel suo cuore, è ricco di significato: ciò che celebriamo costituisce l’unica vera svolta accaduta nel tormentato cammino dell’umanità. Ciò che celebriamo in questa piazza, che tanti eventi ha visto nella storia della nostra città, è l’unico avvenimento che può renderla ciò che essa ha sempre desiderato di essere: una città a misura d’uomo.

Per quale ragione? Riascoltiamo il Signore: "Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri". Ciò che nel Cenacolo è prefigurato, sulla Croce realizzato, nell’Eucarestia ripresentato costituisce il cambiamento radicale dei rapporti fra le persone umane: "anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri". L’uomo – ogni uomo e ogni donna – sente nel suo cuore che questa è la verità di se stesso, la verità e la bellezza del rapporto sociale, sentendosi – ogni uomo ed ogni donna – fatto per amare e non per odiare.

Ma questa parola risuona nella forma del dovere: "anche voi dovete …". E chi è capace di realizzare questo che è il desiderio più profondo dell’uomo, amare ed essere amato? O non dobbiamo forse dare ascolto alla voce suadente e devastante di un nichilismo sempre più pervasivo, secondo il quale non esiste una risposta che sia adeguata all’ampiezza del nostro cuore? No, davvero, miei cari fratelli e sorelle!

Il Corpo ed il Sangue di Cristo sono dati a noi affinché anche noi progressivamente trasformati in Cristo, diventiamo capaci di "lavarci i piedi gli uni gli altri". A ciò che Cristo ha fatto nel Cenacolo – sulla Croce noi partecipiamo. Egli cessa di essere solo un modello da imitare, ma diventa in noi la sorgente di una energia che trasforma alla radice il nostro modo di essere liberi. L’Eucarestia è unione. Dio non è più soltanto di fronte a noi. Egli è in noi e noi siamo in Lui. La dinamica del suo amore ci penetra e ci possiede. Questo altare vuole essere come un "fuoco" che entra nella nostra città – nelle sue vie, nelle sue case, nei palazzi del potere politico ed economico – perché il servizio all’uomo diventi la sua misura dominante. Come ci ha appena detto l’Apostolo: "egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro… Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova".

È l’Eucarestia splendidamente celebrata, devotamente comunicata, profondamente adorata la sorgente del più grande rinnovamento della nostra città.

2. "Gli disse Simon Pietro: non mi laverai mai i piedi in eterno". Il rifiuto di Pietro era motivato da un senso di naturale religiosità: "È troppo!" sembra dire l’apostolo "si sta sconvolgendo un ordine: il Signore non lava i piedi ai servi, né il Maestro ai discepoli".

Il rifiuto di Pietro non fa ricordare forse, in un certo senso, il rifiuto che larga parte del pensiero e della vicenda storica della modernità ha opposto a Dio? Non si vuole un Dio "troppo invadente" nelle vicende umane. Ciascuno resti a casa sua: Dio in cielo e l’uomo sulla terra. È meglio per tutti e due: Dio non sarà usato per i progetti dell’uomo; l’uomo non sarà schiacciato dalla gloria divina.

Miei cari fedeli, so che voi non pensate così. O amata città di Bologna, non pensare così! Noi oggi abbiamo portato in piazza l’Eucarestia, cioè un Dio la cui gloria consiste nel lavare i piedi all’uomo. Colui a cui era stato "dato tutto nelle mani", manifesta il suo potere lavando i piedi dell’uomo. Noi abbiamo portato l’Eucarestia in questa piazza, perché vogliamo dire pubblicamente che il potere di Dio è diverso del potere di chi governa il mondo; che il suo modo di agire è contrario da quello che Pietro – l’uomo pensa sia e debba essere. È il potere inerme del dono di sé, ma che può davvero trasformare la condizione umana.

E il segno di questa trasformazione sono i santi che hanno vivificato colla loro vita e le loro opere la nostra città: Petronio, il suo padre fondatore; Vitale ed Agricola, il padrone e lo schiavo elevati alla stessa dignità del martirio; Clelia, l’umile grande donna; Elia Facchini, il martire della fede. E poi i tanti laici e sacerdoti, religiosi e religiose, che lungo i secoli hanno sempre aiutato la nostra città ad essere grande nella carità appassionata ai poveri, nella libertà segnata per sempre nel suo vessillo.

O Signore, resta in mezzo a noi. Continua a dimorare nel cuore di questa città e di questo popolo: perché risorga nella speranza; non si disperda nella disgregazione; non tradisca niente di ciò che nei secoli l’ha reso grande in umanità. Amen