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Solenne concelebrazione eucaristica per l’ordinazione di tre nuovi diaconi candidati al presbiterato
Cattedrale di S. Pietro, 7 ottobre 2006


1. "E Dio che disse: "rifulga la luce dalle tenebre" rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo". Miei cari fedeli, le parole dell’Apostolo narrano l’inizio di ogni vocazione cristiana. Nell’universo fisico è il sole che ci consente di vedere la realtà in cui viviamo, illuminando i nostri occhi e le cose. Nel mondo dello spirito è Cristo che manifestandosi all’uomo, illumina l’oscurità di questi e lo attrae alla sua sequela.

La celebrazione che stiamo vivendo è il punto di arrivo del cammino di tre giovani nel cui cuore Dio fece "risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge nel volto di Cristo". Essi hanno contemplato il volto del Signore e si sono arresi al suo splendore. Questa sera, fra pochi istanti, essi sanciranno la loro resa allo splendore di Cristo coll’impegno definitivo di vivere nella castità perfetta e perpetua. Il loro cuore sarà indiviso, ed abitato solo dall’amore di Gesù.

Ma sia il profeta Geremia nella prima lettura sia l’apostolo Paolo nella seconda insegnano che la chiamata è in ordine ad una missione. "Và da coloro a cui ti manderò e annuncia ciò che io ti ordinerò", dice il profeta; "quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù", dice l’Apostolo. Ed è così anche per Andrea, Matteo e Tommaso, che fra poco diventeranno diaconi. La conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo non è una conoscenza da tenere per sé stessi. Hanno ricevuto il dono della luce perché la comunichino agli altri, "annunziando apertamente la verità, presentandosi davanti ad ogni coscienza, al cospetto di Dio". Affascinati dalla gloria di Cristo, sono mandati a predicare non se stessi, ma Cristo Gesù Signore. È il diacono che durante la Divina Liturgia apre davanti ai fedeli la Sapienza di Dio, il Santo Vangelo, perché sia annunciato a tutti i fedeli.

Il diacono è il ministro della carità, e la prima carità di cui oggi l’uomo ha bisogno è la verità evangelica. È questo un dono che il diacono può fare solamente "rifiutando le dissimulazioni vergognose, senza comportar[si] con astuzia né falsificando la parola di Dio".

La narrazione del profeta ascoltata nella prima lettura svela i pensieri del cuore di chi è chiamato a questa missione: "Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane". Sono pensieri non raramente di paura che nasce dalla coscienza della propria inadeguatezza. Se si pone un tesoro dentro un vaso di creta, il vaso può essere facilmente spezzato e il tesoro facilmente depredato. La sublimità della missione genera nel chiamato una coscienza di se stesso al contempo molto elevata ed esposta alla insidia della paura.

Fra poco compirò su Andrea, Matteo e Tommaso un rito suggestivo: imporrò le mie mani sul loro capo. È il segno sacramentale efficace del dono di una potenza straordinaria che viene da Dio. A ciascuno di questi giovani fra poco il Signore dirà le stesse parole dette al profeta: "non temerli, perché io sono con te per proteggerti". E Dio è fedele ad ogni sua promessa.

2. "Colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo". Miei cari fedeli, le parole di Gesù ascoltate nel Vangelo ci rivelano la natura intima del ministero apostolico nella Chiesa. È con un certo pudore che vi diciamo queste cose: farci vostri servi, farci vostri schiavi è la nostra vera grandezza, il nostro prestigio.

Quale è la ragione decisiva per ritenere che questa è l’unica via per realizzare se stessi? È molto semplice! ha fatto così Gesù, "che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti".

Siamo chiamati, noi suoi ministri, - diaconi, presbiteri e Vescovo - , ad essere immagini viventi del dono che Cristo ha fatto di se stesso, nel nostro quotidiano donarci per voi.

Non a caso, carissimi diaconi, da questa sera avrete un accesso speciale ed una vicinanza singolare al Mistero eucaristico, presenza reale del dono che Cristo ha fatto della sua vita "in riscatto per molti". È attraverso la celebrazione dell’Eucarestia che, "ogni volta che vorrete diventare grandi tra i fedeli, imparerete a farvi loro servi; ed ogni volta che sarete tentati dal desiderio di essere i primi, imparerete a diventare schiavi di tutti". Poiché l’unica scienza assolutamente necessaria per raggiungere la beatitudine, la scienza dell’amore, la si impara attorno all’altare su cui Cristo rende presente il dono di Se stesso "in riscatto per molti".