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DOMENICA XXIII PER ANNUM (A)
Seminario, 7 settembre 2008


1. Cari fratelli, la pagina evangelica è una grande catechesi sul mistero della Chiesa.

In primo luogo, Gesù dà ai suoi discepoli alcune norme che devono regolare la vita della comunità quando un suo membro agisce ingiustamente. Sono norme precise che configurano tre casi.

Questo santo testo ci fa comprendere due verità circa il mistero della Chiesa. La prima. Essa non è una comunità puramente spirituale ed invisibile. È una società anche visibile fatta di uomini e donne "in carne ed ossa". E come ogni società umana, anche la Chiesa ha bisogno di regole che ne disciplinino la vita associata. La disciplina canonica è parte costitutiva del mistero della Chiesa. La seconda verità. Le norme che Gesù dà ai suoi discepoli sono – diremmo oggi – norme penali. Sono sanzionate da una pena. La Chiesa non è la comunità cui appartengono solo i santi. La Chiesa è santa, ma è costituita anche dai peccatori. E quando il peccato è grave, pubblico ed ostinato, allora è il bene della Chiesa che è a rischio, e la correzione di chi ha sbagliato diventa un grave dovere.

Ma la pagina evangelica non dice solo questo circa il mistero della Chiesa. Gesù dice: "dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro".

Cari fratelli, il "tessuto connettivo" della Chiesa non è la naturale socievolezza della persona umana, né la sua unità è un evento causato dall’uomo. La Chiesa è la presenza di Cristo in mezzo all’umanità. È Cristo che donandoci il suo Spirito di unità fa sì che gli uomini si uniscano nel suo Nome. Lo Spirito Santo è il vincolo che unisce nella vita trinitaria il Padre ed il Figlio. È lo stesso Spirito che unisce nel nome del Signore gli uomini fra loro. Quest’opera di unificazione è la Chiesa.

Si comprende allora, quanto ci ha insegnato l’apostolo Paolo nella seconda lettura. La legge fondamentale, potremmo dire la "Carta costituzionale" della Chiesa è la carità. Il "patto associativo" che ci lega gli uni agli altri nella Chiesa è formulato dall’Apostolo nel modo seguente: "non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole".

Dunque cari fratelli: questa è la Chiesa, di cui voi siete i ministri istituiti. È una realtà umano-divina. È la presenza di Cristo fra noi santi e peccatori.

2. Non posso però tacere qualche riflessione sulla prima lettura, perché mi riguarda molto profondamente. Riguarda più direttamente noi pastori della Chiesa.

È frequente nella Scrittura che il responsabile della comunità sia paragonato alla sentinella: "io ti ho posto come sentinella per la casa di Israele".

Ma è il dovere di correggere che viene richiamato alla coscienza del pastore. È un dovere grave, perché se non adempiuto rende la "sentinella" corresponsabile della perdizione di chi ha sbagliato.

Come sono dure queste parole! La correzione è uno dei doveri più difficili da adempiere. Esso presuppone il coraggio interiore, la fermezza nel richiamo, la dolcezza del rimprovero, la mitezza delle parole: una sintesi nei contrari. Una sintesi che può scaturire solo dalla sapienza della carità.

Cari fratelli, alla fine mi sembra che il messaggio che oggi la Parola di Dio ci consegna sia in sintesi il seguente: ciascuno è responsabile del bene della Chiesa.

È per questo che fra poco pregheremo che a causa di questa Eucaristia cresca in noi "la fedeltà e la concordia" di figli.