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S. Messa vigiliare della Solennità dell’Ascensione
Cattedrale di San Pietro
7 maggio 2005


1. "Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo". La parola di Dio narra con queste parole l’avvenimento che oggi celebriamo. "Fu elevato in alto": è l’avvenimento dell’elevazione o ascensione al cielo di Cristo nostro salvatore. La nostra celebrazione odierna è una ripresa più consapevole della celebrazione della Risurrezione del Signore. Oggi infatti celebriamo il passaggio dell’umanità di Cristo crocefisso – del suo corpo e della sua anima – alla pienezza della gloria divina, allo splendore della vita divina: è la conclusione di tutta l’opera che Gesù ha compiuto per la nostra salvezza.

Quando Egli si accompagnò ai due discepoli di Emmaus, aveva ribadito che "era necessario" [cioè: era questo il Disegno divino] che il Cristo soffrisse, ma poi "entrasse nella sua Gloria" [cfr. 24,26]: è questo ingresso che noi celebriamo oggi.

Non è un lusso che Egli si permette: un fatto accessorio e secondario nella storia della nostra salvezza. Ne è una condizione necessaria. Come la sua crocifissione. È dalla Croce e dalla sua glorificazione nell’Ascensione come conseguenza della Risurrezione, che discende su di noi con immensa abbondanza lo Spirito Santo: ogni giorno, per sempre.

Ma la parola di Dio, che oggi la Chiesa ci fa meditare, sottolinea soprattutto due dimensioni del mistero dell’Ascensione di Gesù al cielo: una riguardante più direttamente la persona di Gesù, l’altra riguardante più direttamente la nostra persona.

La prima ci viene suggerita dalle seguenti parole di S. Paolo ascoltate nella seconda lettura: "lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome che si possa nominare non solo nel secolo presente ma anche in quello futuro. Tutto infatti ha sottomesso ai suoi piedi". Cristo è costituito vero Signore di tutto ciò che esiste; non c’è più nulla che possa sfuggire al suo potere salvifico. La storia umana, che ai nostri occhi dalla corta veduta, sembra essere dominata dal caso o dall’arbitrio del più potente di turno, è in realtà pienamente diretta e governata dalla potenza di Cristo. Una potenza che non è commisurabile con quelle di questo mondo, essendo di natura diversa. Non lasciamoci mai prendere, carissimi fratelli e sorelle, dalla confusione o dall’indifferenza di fronte alla storia entro cui siamo immersi; dallo scoraggiamento o dalla paura. I fili, tutti i fili sono nelle mani di Cristo: siamone certi.

La seconda dimensione ci viene pure suggerita dalle seguenti parole di S. Paolo ascoltate nella seconda lettura: "Possa Egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati". Il mistero che oggi celebriamo è luce che ci illumina sul nostro destino finale: ce ne svela l’intera verità. Noi non siamo destinati ad un nulla eterno, ma ad un "tesoro di gloria" in una vera vita eterna. Colla sua incarnazione il Figlio di Dio si è unito in un qualche modo con ciascuno di noi, così che ciò che è accaduto a Lui ed in Lui è destinato ad accadere anche a noi ed in noi. Nel Cristo oggi è glorificata quella stessa natura umana, la nostra, che dopo il peccato aveva ascoltato la sua condanna a morte.

2. Noi celebriamo l’Ascensione del Signore stringendoci attorno alla venerata immagine di Maria: la celebriamo con Lei. E non a caso.

Ella infatti fu la prima che divenne pienamente partecipe della grazia di questo mistero. Come l’umanità del Signore, il suo corpo e la sua anima, oggi è entrata nella gloria di Dio, così Maria, terminato il corso della sua vita terrena, non conobbe la corruzione del sepolcro: fu assunta alla gloria celeste in corpo e anima. Maria diventa così pienamente conforme al suo Figlio.

Ma ella, assunta in cielo, continua ad intercedere per ciascuno di noi. "Con carità di Madre" insegna il Concilio Vaticano II "si prende cura dei fratelli del Figlio suo che sono ancora pellegrini, posti fra pericoli e tribolazioni, fino a quando siamo condotti nella patria beata" [Cost. dogm. Lumen gentium 62,1; EV 1/436], dove oggi Cristo ci ha preceduti nella gloria.

3. Questa Eucarestia, infine è partecipata in modo particolare dal mondo del lavoro.

Può sembrare strano: il forte richiamo che oggi la liturgia fa alla vita oltreterrena non distoglie forse l’uomo dalla considerazione della sua fatica terrena? non gli toglie forse il gusto ed il senso della dignità del suo lavoro?

Non è così, carissimi. La storia ci dimostra che è proprio stato il Vangelo a dare all’uomo la consapevolezza della dignità del lavoro umano. E non per caso ciò è accaduto. Asceso al cielo, il Signore continua ad operare nel mondo anche in tutti gli sforzi che l’uomo compie per ordinare meglio la società umana.

Carissimi fratelli e sorelle, oggi è il giorno della grande consolazione e della sicura speranza. Non siamo inutili frammenti sperduti dentro un universo privo di senso. Siamo amati da un Padre onnipotente che oggi nell’ascensione di Cristo ci mostra a quale dignità ci ha elevati: vivere nella gloria e nella beatitudine divina.