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Giornata Diocesana della Famiglia
Castel San Pietro Terme, 7 aprile 2013


1. Cari fratelli e sorelle, ciò che accade la sera di Pasqua nel Cenacolo fra nove uomini e qualche donna, ci rivela splendidamente il mistero e la missione della Chiesa.

"Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi". Sono parole queste di immenso significato, perché ci introducono nella vita stessa della Trinità. La missione dell’Unigenito da parte del Padre e quindi la sua consacrazione nello Spirito Santo [cfr. Lc 4, 16-21], si continua nella Chiesa: la missione della Chiesa è il perpetuarsi nel tempo e dentro ogni spazio della missione di Gesù.

Quale è stata la missione di Gesù? All’inizio della sua vita pubblica, Gesù, nella sinagoga di Nazareth, dice che è stato mandato "per predicare un anno di grazia del Signore" [Cfr. Lc 4,16-19]. Per cui Giovanni nella sua prima lettera scrive: "Per questo si manifestò il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo" [1 Gv 3,8]. E opera del diavolo è il peccato, "perché da principio il diavolo è peccatore". La missione assolutamente propria di Gesù era stata quella di perdonare i peccati, di cacciare fuori il principe di questo mondo, di donare il suo Corpo sacrificato ed il suo Sangue per la remissione dei peccati.

"Tra il peccato e Dio si dà un’assoluta estraneità, e il Figlio di Dio è apparso nel mondo per distruggere il peccato e neutralizzare la morte… Eliminare il peccato e rimettere in piena forma la creazione, affinché eliminato l’ostacolo, essa ridiventi bella proprio come deve essere" [F. Rossi De Gasperis, Sentieri di vita, 3; Paoline, Milano 2010, 542]. Quale evento grandioso e stupendo è accaduto la sera di Pasqua! Questa missione del Figlio viene comunicata alla Chiesa. Essa ora dovrà "stendere la misericordia di Dio di generazione in generazione" [cfr. Lc 1,50].

Ma perché la Chiesa possa compiere la missione di Gesù, ha bisogno di una "forza dall’alto" [cfr. At 1,8]. Ed infatti, il Risorto, "dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: "ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi".

 

2. Il Concilio di Trento ha insegnato che queste parole non devono essere intese come se non fossero "riferite al potere di rimettere e ritenere i peccati nel sacramento della penitenza" [DB 1703]. Esse, tuttavia, non hanno esclusivamente questo significato: è l’intera Chiesa che nel modo proprio ad ogni battezzato è divenuta capace di dare all’uomo "la conoscenza della salvezza nella remissione dei peccati" [Lc 1, 76-79]. In che modo questa capacità è stata donata a voi sposi?

Il Concilio Vaticano II insegna: "il Signore si è degnato di sanare, perfezionare, elevare questo amore [=l’amore coniugale] con uno speciale dono di grazia e di carità" [Cost. past. Gaudium et spes 49; EV 1, 1475].

Essendovi sposati nel Signore Gesù, voi avete avuto in dono dallo Spirito la capacità di sanare, perfezionare ed elevare l’amore coniugale.

Cari fratelli e sorelle, se voi leggete attentamente il secondo capitolo della Genesi, vedete che due sono le colonne che sostengono l’edificio, l’ordine della creazione: l’incomparabile unicità ed originalità della persona umana, la sola creatura fatta "ad immagine e somiglianza" del Creatore; e l’unione fra l’uomo e la donna nella loro diversità e reciprocità, per il dono della vita.

Abbiamo sentito parlare di "opere del diavolo". Una di esse è l’aver sfigurato, deturpato, e falsificato la verità e la bontà del matrimonio. E’ una durezza del cuore dell’uomo e della donna di una tale indocilità ed ostinazione da indurre Mosè a venire a compromessi con l’opera del diavolo. "Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così" [Mt 19,8].

Nel santo Vangelo appena proclamato, il dono dello Spirito Santo fatto ai discepoli è come una "nuova creazione". E’ il compimento della profezia di Ezechiele: "vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo; porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi" [Ez 36,27]. E’ la capacità di riedificare la nuova creazione, di rimetterla nella "forma" che aveva "da principio".

Cari sposi, a voi è dato lo Spirito perché distruggiate l’opera di Satana nel matrimonio; perché riportiate il matrimonio come era "al principio". Anche voi siete mandati a rimettere i peccati: a distruggere le opere del diavolo dentro il matrimonio e a riguardo del matrimonio; a ridare splendore alla creazione, restaurando in essa – nel matrimonio – la santità di Dio. "La famiglia cristiana proclama a voce alta sia le virtù presenti del regno di Dio" insegna il Concilio Vaticano II "sia la speranza della vita beata. Con l’esempio e la testimonianza essa accusa di peccato il mondo e illumina coloro che sono in ricerca di verità" [Cost. dogm. Lumen Gentium35,3; EV 1, 376].

 

Cari fratelli e sorelle, non mi resta che invocare con particolare forza lo Spirito Santo su di voi. Sì, Signore Gesù risorto dai morti: alita su questi sposi il tuo Santo Spirito perché siano capaci, in un mondo che sta tutto sotto il potere di Satana, di sanare, perfezionare, ed elevare quell’unione coniugale che il Padre ha voluto colonna della sua creazione. Amen