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Domenica XXXII per Annum (A)
Idice, 6 novembre 2011


1. Cari fratelli e sorelle, come avete sentito, nella prima lettura si parla di una sapienza che "facilmente è contemplata da chi l’ama, e trovata da chiunque la ricerca".

Questa sapienza di cui parla il Signore non è che la sua legge, la sua luce. Egli non vuole lasciare l’uomo privo di guida, in ordine alla soluzione delle questioni più serie della sua esistenza.

Come abbiamo sentito, questa luce del Signore che guida i nostri passi sul cammino della vita non è difficile da vedere: "essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza". Cioè: il Signore si fa trovare da chi lo cerca; non è avaro nel donarci la sua guida.

La luce del Signore brilla dentro di noi attraverso la nostra coscienza; è la scintilla della divina sapienza in noi. La coscienza infatti ci indica che cosa è bene e che cosa è male; ci avverte, ci rimprovera, ci approva.

La luce del Signore, la sua sapienza ci viene comunicata anche e soprattutto attraverso la predicazione del Vangelo fatta dalla Chiesa. "Chi ascolta voi, ascolta me" ha detto Gesù agli apostoli "chi disprezza voi disprezza me".

La luce della coscienza e la luce della parola del Vangelo predicata sono in noi e per noi la "sapienza radiosa ed indefettibile" di Dio medesimo. A ragione dunque l’apostolo Paolo dice: "vicino a te è la parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore, cioè la parola della fede che noi predichiamo" [Rom 10, 8].

Ma la persona umana può decidere di preferire la propria sapienza, che alla fine si rivela stolta, alla sapienza divina. Il Vangelo paragona i primi a chi costruisce una casa sulla sabbia, i secondi a chi costruisce sulla pietra. Di fronte alle intemperie la prima crolla: la povera sapienza umana diventa muta di fronte alle più gravi questioni della vita [cfr. Mt 7, 24, 26].

Ed anche nella pagina del Vangelo che abbiamo appena ascoltato, si parla di vergini sapienti e di vergini stolte.

2. Ma il Signore nel suo Vangelo ci dice qualcosa di più profondo. Egli ci insegna cha la "partita della vita" non finisce nel tempo, colla morte, poiché ci assicura che ritornerà e che solo i sapienti entreranno con Lui nella vita eterna.

Chi sono dunque i veri sapienti e i veri stolti? Un grande Padre della Chiesa risponde nel modo seguente. "Le vergini sagge sono le anime che, cogliendo il momento favorevole, durante il quale si trovano nei corpi per compiere opere buone, si sono preparate per andare per prime incontro al Signore. Le stolte invece sono le anime che, rilassate e negligenti, hanno avuto solo la preoccupazione delle cose presenti, e, dimentiche delle promesse di Dio, non si sono protese fino alla speranza della risurrezione" [S. Ilario, Commento a Matteo, XXVII. 5, CN ed., Roma 1988, 272].

La vigilanza dunque a cui ci invita il Vangelo non è altro che la costruzione quotidiana della nostra vita secondo la parola di Dio ed i dettami della retta coscienza. È l’obbedienza della fede che testifica la presenza nella nostra giornata del dinamismo della speranza.

Nella seconda lettura l’apostolo Paolo ci dice quale sarà il destino finale dei sapienti: "saremo sempre con il Signore"; nel Vangelo Gesù dice quale sarà il destino finale degli stolti: "Ma egli rispose: non vi conosco".

3. Cari fratelli e sorelle, la Visita pastorale che stiamo facendo vi aiuta a prendere più luminosamente coscienza del vostro essere nella Chiesa, attraverso il vostro inserimento nella parrocchia.

La Chiesa è stata voluta da Gesù come la scuola della vera Sapienza, poiché è in essa che risuona la parola del Vangelo, che poi genera la catechesi.

È questo il dono più grande che ricevete nella Chiesa. Tutto il resto sono questioni secondarie. Vivete dunque in essa con pacifica docilità, nel Signore. "Cristo non abbraccia con luce scarsa il mondo che gli appartiene… Benevolo, illumina tutti" [S. Ambrogio, Per la dipartita del fratello, II, 117; NBA 18, 149]. Non nascondiamoci a questo abbraccio di luce, preferendo le nostre tenebre.