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Venerdì Santo. Celebrazione della Passione del Signore
Cattedrale di San Pietro, 6 aprile 2012


Nel racconto della passione e morte di Gesù appena ascoltato, l’evangelista Giovanni sembra dare una particolare importanza ad un fatto accaduto dopo la morte del Signore. È narrato nel modo seguente: "uno dei soldati gli colpì il costato con la lancia e subito ne uscì sangue ed acqua". Due eventi: l’apertura del costato di Gesù; l’uscita da esso di sangue ed acqua.

L’evangelista dà a questo evento una grande importanza. Ed infatti aggiunge: "chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera ed egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate". Dunque, la narrazione storica diventa testimonianza resa "perché anche voi crediate". Cari fratelli e sorelle, dobbiamo porci davanti al Crocefisso, e attraverso l’apertura del costato entrare nel cuore di Cristo, per avere una comprensione benché minima di tutto quanto è accaduto sulla Croce. Che cosa c’era nel cuore di Cristo? che cosa lo spinse – pur con "preghiere e suppliche" accompagnate "con forti lacrime e grida" - ad acconsentire a morire sulla Croce?

Non dobbiamo cercare la risposta, affidandoci alla nostra ragione, ma alla Parola che Dio ci ha detto attraverso il profeta, nella prima lettura, e il testo della Lettera agli Ebrei, nella seconda.

1. "Non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato provato lui stesso in ogni cosa, come noi, escluso il peccato".

In Gesù Dio ha voluto conoscere per esperienza diretta il nostro duro mestiere di vivere, il nostro umano soffrire. Per esperienza diretta, ho detto, facendosi uomo. In Gesù quindi Dio diventa capace di "compassione" per le nostre infermità, avendole Gesù provate di persona.

Gesù, che nella sua umanità ha vissuto realmente tutte le nostre debolezze [escluso il peccato], è diventato capace di compassione e di comprensione, non di carattere permissivo che scusa tutto, ma una compassione e una comprensione che sgorga dalla conoscenza diretta, per esperienza, della pesantezza della nostra condizione.

Ma c’è qualcosa di più profondo. Sempre nella seconda lettura, si dice che Gesù, "reso perfetto" da questa profonda esperienza della nostra miseria, "divenne causa di salvezza per tutti coloro che gli obbediscono".

"Reso perfetto" è un termine desunto dal mondo dei sacerdoti. Oggi diremmo: "ha ricevuto la sua ordinazione sacerdotale" non mediante un rito, ma mediante la partecipazione alla nostra miseria. "Divenne causa di salvezza": è una compassione che ci salva perché è la compassione di Dio onnipotente.

Che cosa dunque ha portato Gesù sulla Croce? La sua volontà di comprendere per esperienza diretta e di compatire la nostra condizione umana. Il cuore di Cristo ci fa allora vedere il vero volto di Dio; la Croce toglie il velo – il costato è aperto – dall’impenetrabile mistero di Dio. In sostanza se chiediamo: "ma con chi ho a che fare, quando ho a che fare con Dio"? Il costato aperto risponde: "con un Dio che conosce il tuo umano soffrire perché lo ha realmente vissuto". Ti è dunque vicino, coinvolto com’è nel tuo vivere umano, perché in questo modo, non usando a distanza la sua onnipotenza, ti vuole salvare.

2. Ma la lettura profetica ci fa scoprire la misura della compassione di Dio in Gesù. Ascoltiamo.

"Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori […]. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità […]; per le sue piaghe siamo stati guariti […]. Offrirà se stesso in espiazione […] portava il peccato di molti.

Cari amici, il profeta ci fa toccare il fondo della compassione di Gesù. Essa giunge fino a prendere il nostro posto; a sostituirsi a ciascuno di noi nella espiazione dei nostri peccati. Fin dalle prime professioni di fede cristiana noi troviamo sempre non solo narrato il fatto della morte, ma si fa sempre un’aggiunta: "per noi". Significa "al nostro posto" e "a nostro favore". Diventa causa di salvezza in forza di questa sostituzione.

Essa infatti diventa uno scambio mirabile. Da ciascuno di noi Dio in Gesù prende e quindi porta tutto il peso della nostra miseria umana: non avevamo altro da offrirgli. Da parte sua, e di conseguenza, Dio in Gesù ci dona la sua giustizia, la sua santità, la sua vita.

Il Dio che Gesù rivela mediante il suo costato aperto, è un Dio che giunge a condividere il nostro destino di miseria e di morte, al nostro posto, per salvarci dal di dentro della nostra condizione. Chi non pensa che Dio sia così, non pensa il Dio cristiano.

Sì, Signore Gesù, facci penetrare, attraverso il tuo costato aperto, nel tuo cuore. Solo percorrendo questa via, vedremo il volto di Dio, e saremo nella luce e nella pace: tu che hai percorso il cammino delle nostre solitudini, delle nostre menzogne, delle nostre idolatrie, e ti sei fatto cammino di compassione che perdona. Così sia.