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Venerdì Santo "in Passione Domini"
Cattedrale, 6 aprile 2007


"E un altro passo della Scrittura dice ancora: volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto". La narrazione della passione del Signore termina, come abbiamo sentito, con questa profezia. Noi oggi ne siamo il compimento: stiamo volgendo lo sguardo "a colui che hanno trafitto".

- Dobbiamo "volgere lo sguardo". Sì, perché non raramente l’umanità nel suo complesso e ciascuno di noi nella sua originale vicenda umana, volgiamo lo sguardo altrove, nella direzione sbagliata, sulle cose che non meritano di essere guardate dall’uomo. È la "concupiscenza degli occhi" di cui parla il medesimo evangelista, che ci fa passare assieme al mondo [cfr. 1Gv 2,36-37].

"Guardate a Lui e sarete luminosi", ci ammonisce il salmista. Oggi vogliamo volgere il nostro sguardo a Lui. La Chiesa, come vedete, resta spoglia di tutto: rimane solo Lui, "colui che hanno trafitto".

- Ed infatti la Scrittura e la Chiesa oggi ci chiedono di volgere il nostro sguardo su un punto preciso: sul costato aperto del Crocefisso. Perché su quell’apertura? Perché essa è come una feritoia attraverso la quale fin da ora noi possiamo guardare dentro al cuore di Dio, dentro al suo Mistero più nascosto. E che cosa vediamo? Una passione di amore per l’uomo che spinge Dio a "volgersi contro di Sé" [cfr. Benedetto XVI, Deus caritas est 12]. Vediamo nel cuore di Dio quella forza "che non permette all’amante di rimanere in se stesso, ma lo spinge ad unirsi all’amato" [Ps-Dionigi, I nomi divini IV, 13]. È dato all’uomo attraverso la feritoia del costato aperto di "vedere" l’essenza divina: "Dio è carità".

- "E subito ne uscì sangue ed acqua". Chi ha visto ne dà testimonianza. Attraverso quell’apertura, chi volge lo sguardo vede fluire "sangue ed acqua". La pietra è stata colpita e da essa scaturisce la bevanda della vita per chi è ancora vagabondo nel deserto.

Coloro che ci educano a volgere lo sguardo a colui che è stato trafitto, i Padri della Chiesa, hanno capito che sangue ed acqua sono i simboli del Battesimo e dell’Eucarestia.

È chiesto all’uomo non solo di volgere lo sguardo ma anche di lasciarsi bagnare da quell’acqua: di ricevere il santo battesimo. Mediante questo sacramento la persona umana è liberata dalla sua congenita ingiustizia, è resa partecipe della divina filiazione del Verbo e della sua divina natura, è inserita nel Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa. È il battesimo la radice santa che produce in noi frutti per la vita eterna. Abbiamo concluso il cammino quaresimale. Esso era anche "memoria del nostro battesimo", perché uscendo da noi stessi, ci lasciamo plasmare dall’amore del Padre.

È chiesto all’uomo non solo di volgere lo sguardo a colui che hanno trafitto; non solo di lasciarsi bagnare dall’acqua che sgorga attraverso quell’apertura. È chiesto anche e soprattutto di accostare le sue labbra a quella sorgente ed abbeverarsi di quel sangue prezioso. È l’Eucarestia che ci dona questa possibilità. È mediante l’Eucarestia che ciascuno di noi può entrare nel cuore di Cristo, nel suo atto di offerta, essere coinvolti nel suo dinamismo.

Ma questo significa che l’amore di Cristo ci spinge a diffondere amore nel mondo in cui viviamo. Volgendo lo sguardo a colui che hanno trafitto, impareremo – questa volta sì in modo giusto! – a volgere lo sguardo sull’uomo, vedendo la sua dignità ferita: la dignità negata del concepito soppresso, la dignità deturpata della donna resa schiava, la dignità ferita dello straniero emarginato, la dignità abbandonata del malato solo.

Miei cari fedeli, Maria ci ha preceduti nel volgere lo sguardo a colui che hanno trafitto. È per questo che ella è diventata "Madre del bell’amore". Ci aiuti a volgere lo sguardo a colui che hanno trafitto.

Giovanni l’apostolo ha preceduto noi pastori nel volgere lo sguardo a colui che hanno trafitto. Interceda per noi pastori perché ci ottenga di non separare mai lo sguardo rivolto all’uomo ferito dallo sguardo rivolto a colui che hanno trafitto.