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MARTEDI’ II SETTIMANA DI QUARESIMA
70.mo Chiesa S. Martino di Casalecchio di Reno, 6 marzo 2007


1. "Ma voi non fatevi chiamare "rabbi" perché uno solo è il vostro maestro, e voi siete tutti fratelli … e non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo". Miei cari fratelli e sorelle, mentre rendiamo grazie a Dio nel ricordo della dedicazione della vostra Chiesa arcipretale, la parola evangelica ci porta a considerare la sorgente da cui viene costituita e nutrita la vostra comunità. Essa è l’insegnamento, il magistero del nostro unico Maestro, Gesù.

La chiesa, questa chiesa, di cui celebriamo il 70.mo anniversario della sua dedicazione, è il segno visibile della vostra comunità, del fatto che attorno all’unica cattedra – quella di Cristo – nasce e si costituisce la vostra fraternità: "uno solo è il vostro maestro, e voi siete tutti fratelli". Uno solo – tutti: la nostra molteplicità si unifica, poiché è allo stesso ed identico Maestro che ciascuno presta attenzione. Come scrive S. Pier Damiani, "quantunque la Chiesa sia molteplice per il gran numero di popoli di cui è costituita, essa è sempre una e semplice, unita nel mistero dell’unica fede e dell’unica generazione divina" [Ep. XXVIII, 10].

Da questa celebrazione settantennale e dalla parola evangelica deriva dunque un fondamentale insegnamento. Lo esprimiamo colle parole dell’apostolo Paolo: "non siamo più come fanciulli, sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore" [Ef 4,14]. Quante onde cercano di sballottarvi, quanti venti di dottrine false cercano di portarvi qua e là! ma "uno solo è il vostro maestro, il Cristo".

2. Il vostro parroco mi ha dato l’opuscolo che narra la storia stupenda di questo edificio. È una storia che ha due caratteristiche fondamentali. Tutto il popolo ha partecipato alla costruzione di questo tempio, anche attraverso una forma di vera e propria auto-tassazione. E la seconda caratteristica è che questo tempio è stato riedificato gradualmente, secondo la necessità e le possibilità. Miei cari fedeli, quale profondo insegnamento viene a voi dalla storia di questa edificazione!

In primo luogo, la Chiesa che siete voi e la dimora di Dio che siete voi, è edificata dalla corresponsabile partecipazione di ciascuno. Nella Chiesa, miei cari, ciascuno ha ricevuto il proprio dono che mette a servizio del bene comune della Chiesa. Nella Chiesa i sacerdoti hanno ricevuto il dono del ministero apostolico per annunciarvi la parola di Dio, celebrare i santi sacramenti e guidarvi nella via del Signore. Nella Chiesa i battezzati che hanno ricevuto il dono del matrimonio, rendono colla loro fedeltà e col loro amore visibile il mistero dell’unità che lega Cristo e la Chiesa, e ricevono la missione di generare nella fede i loro figli. Nella Chiesa i giovani sono preziosissima porzione del popolo di Dio, perché col loro bisogno di verità, di bene, di amore dicono a tutti che solo Cristo è risposta adeguata ai desideri più profondi del nostro cuore. Mi rivolgo a voi tutti dunque colle parole di un grande Vescovo della Chiesa antica: "Esultate, anziani: voi siete i sostegni di quest’opera. Esultate, voi giovani: voi siete più preziosi dei diamanti. Esultate, fanciulli: perle care e senza prezzo della sacra terra. Esultare sposi felici; voi scolpite le pietre più preziose, che sono le vostre persone. … Esultate, vergini: voi adornate tutto questo popolo colla grazia del vostro fiore" [S. Zeno di Verona, I discorsi, Città Nuova ed., Roma 1987, pag. 257].

Dalla vostra storia deduco un secondo insegnamento. I lavori di questo tempio iniziarono il 15 marzo 1926 e terminarono all’inizio del 1937. Un lavoro lungo, difficile, perseverante. È così anche nella costruzione dell’edificio spirituale che siete voi. "Perciò, fratelli miei, partecipi di una vocazione santa, tenete sempre fisso lo sguardo su Gesù" [Eb 3,1a] e l’orecchio aperto al suo insegnamento. Ricordando la storia che sta alle vostre spalle, circondati dalla testimonianza dei vostri pastori che hanno già ricevuto il premio delle loro fatiche, don Filippo Ercolani e l’indimenticabile don Carlo Marzocchi, deposto tutto ciò che è di peso, seguiamo il nostro salvatore, Gesù.

Miei cari fratelli e sorelle, il salmo responsoriale ci mette in guardia da un culto, da celebrazioni liturgiche cui non partecipi il cuore e a cui non segua una degna condotta di vita. Questo anniversario faccia crescere in noi tutti una profonda unità fra i Misteri che in questo tempio da settant’anni celebrate e la vita che ogni giorno voi vivete. In questo modo, il tempio che siete voi, ogni giorni si costruisce e ogni giorno è dedicato.