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Solennità dell’Epifania
Cattedrale di S. Pietro, 6 gennaio 2014


Cari fratelli e sorelle, un grande pensatore cristiano ha scritto che in ordine alla fede le persone possono essere classificate in tre categorie. Vi sono coloro che cercano e trovano: sono ragionevoli e felici; vi sono coloro che cercano e non trovano: sono ragionevoli ma infelici; ci sono coloro che né cercano né trovano: sono irragionevoli ed infelici.

La pagina evangelica narra la vicenda di alcune persone umane, tre secondo la tradizione, che cercano e trovano. E "provarono una grandissima gioia", dice il testo evangelico.

E’ dunque assai utile per ciascuno di noi verificare attentamente qual è stato il loro cammino di ricerca, che li ha condotti ad incontrare il Signore.

 

1. "Abbiamo visto la sua stella". Erano astronomi e studiavano il movimento delle stelle. Ma essi non si accontentavano di misurare; si chiedevano il significato delle cose. E’ per questo che si resero conto che una stella aveva qualità singolari: significava "qualcosa" che stava oltre le loro misure.

Cari fratelli e sorelle, è così di ciascuno di noi. Il Signore manda i suoi segnali servendosi solitamente di cose, di eventi con cui abbiamo a che fare ogni giorno: di cui è fatta la nostra vita. Può essere una disgrazia, una malattia; ma può essere anche la gioia di un amore condiviso; la commozione di fronte alla nascita di un bambino.

Ma i "segnali di Dio", per essere colti, esigono attenzione da parte nostra.
S. Agostino scrisse: "temo che il Signore passi ed io non me ne accorga".

"Dov’è il re dei Giudei? … risposero: a Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo dei profeti". Cari fratelli e sorelle, provate ad immaginare di scavare un pozzo e trovare acqua potabile in abbondanza. Immaginate che qualcuno, per farvi un dispetto, ve lo riempia di terra. Non è difficile capire che la sorgente resta, ma non può più essere utilizzata [cfr. Origene, Omelie sulla Genesi 12]. Così è accaduto a ciascuno di noi.

Dio aveva scavato in ciascuno un "pozzo profondo": la nostra coscienza morale, la nostra retta ragione. Esse erano capaci di farci udire, di farci vedere in tutto ciò che esiste ed accade dei segnali di Dio. Pensate al Cantico delle creature di Francesco.

Che cosa è accaduto? Il nostro peccato e il Diavolo hanno riempito di terra quel pozzo. Ma il Signore ci ha aiutati: Lui stesso ci ha donato l’acqua della sua conoscenza. Ci ha parlato direttamente, e ci ha donato la S. Scrittura.

Cari fratelli e sorelle, avete sentito. Ad un certo punto i Magi sono smarriti; non sanno più dove andare. Può succedere anche a noi. Abbiamo cercato il Signore, e ci siamo smarriti. Poniamoci in ascolto della Parola di Dio, predicata dalla Chiesa e consegnata nel Libro Sacro. E ritroveremo la strada.

"Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua Madre, e prostratosi lo adorarono". Come è bella la narrazione dell’incontro! Ogni particolare è importante. "Entrati nella casa": la casa dove abita il Signore Gesù è la Chiesa.

"Videro il bambino con Maria sua Madre": l’incontro col Signore non è un’allucinazione. E’ qualcosa di molto concreto; di carnale.

"E prostratisi, lo adorarono". Cari amici, l’adorazione è come il "rapimento" che ti fa uscire da te stesso, e ti fa semplicemente lodare il Signore. Noi viviamo questa esperienza quando celebrando la liturgia diciamo: "noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa": E quando fra poco diremo: "E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie a te…". Avete notato? Prima di dire: "fonte di salvezza", cioè "nostro supremo interesse", semplicemente diciamo: "è in sé per sé bello, buono, e giusto lodarti…".

 

2. Vorrei terminare con un pensiero che deriva dalla seconda lettura. Abbiamo parlato della ricerca di Dio da parte dell’uomo: dei Magi e di ciascuno di noi. Ma da che cosa nasce in noi questa ricerca? da che cosa sgorga? qual è la sua sorgente?

Nasce dalla chiamata di Dio. L’uomo cerca Dio perché prima è Dio che si mette alla ricerca dell’uomo: di ogni uomo. Quest’oggi noi celebriamo questo "mistero", come lo chiama S. Paolo. Il mistero di un Dio che in Gesù va alla ricerca dell’uomo che si è smarrito, e gode di gioia divina quando l’uomo si lascia abbracciare dal suo amore.

Sentite come un grande Padre della Chiesa descrive la ricerca dell’uomo da parte di Dio. "Tu scappavi da me; ti ho inseguito, sono corso sulle tue tracce, per legarmi a te. Ti ho abbracciato e legato a Me".

"Libererà il povero che grida – e il misero che non trova aiuto – avrà pietà del debole e del povero – e salverà la vita dei suoi miseri".