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Solennità dell’Epifania del Signore
Cattedrale di S. Pietro, 6 gennaio 2008


1. "Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere". Miei cari fratelli e sorelle, la parola di Dio accolta e meditata nella fede ci rende capaci di vedere nella profondità la storia umana, ciò che sta realmente accadendo nel mondo. Certamente i grandi mezzi di informazione ci subissano ogni giorno di notizie. Ma non raramente la tribolata vicenda umana ci appare così confusa da indurci a pensare che essa non abbia in sé nessun "disegno intelligente" che la guidi. E forse siamo indotti anche a sentire vera la descrizione che ne fa il poeta: "una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e di furore, che non significa nulla" [W. Shakespeare, Macbeth, Atto V scena V].

La parola di Dio oggi ci libera da questi pensieri tristi, perché ci libera dalla nostra difficoltà di capire quanto sta oggi accadendo; scioglie il nodo della storia umana e ne risolve l’enigma. La luce ci viene dal profeta Isaia che abbiamo ascoltato nella prima lettura.

Esiste un "centro" verso cui convergono "popoli e re", cioè l’intera umanità socialmente e politicamente organizzata. Il cammino delle genti non è diretto verso il caos e la disgregazione totale, sotto il peso della violenza. Esso è diretto verso un "centro di unità", la santa Gerusalemme, che colla sua luce attira chi abita nelle tenebre e nell’ombra della morte. È un movimento sotterraneo, ma reale, che la profezia ci svela. È come una gigantesca fermentazione, un vero e proprio processo che all’interno di tutti i conflitti muove verso la "città santa": "alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro risono radunati, vengono a te … vengono da lontano".

Forse il profeta pensava alla possibilità per Gerusalemme di creare l’unità fra i popoli mediante la costituzione di un impero universale? Assolutamente no. Anzi, ci assicurano i competenti, che nel momento in cui la profezia venne pronunciata, Gerusalemme era ancora in larga misura un cumulo di rovine ed affidata ad un popolo povero e umile. Ed allora su che cosa si fondava la profezia? Era la trasposizione religiosa di una semplice utopia umana? In fondo, sono domande queste che anche noi ci poniamo ogni giorno: su quale base noi possiamo essere certi che la vicenda umana ha in se stessa il senso indicato dal profeta? Abbiamo il diritto di sperare che la profezia diventi realtà? A queste gravi domande risponde l’Apostolo, che abbiamo ascoltato nella seconda lettura.

2. "I Gentili… sono chiamati in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, ad essere partecipi della promessa per mezzo del Vangelo". Miei cari fratelli e sorelle, la profezia diventa realtà "in Cristo Gesù"; più precisamente: nel fatto che tutte le genti, assieme ad Israele, "sono chiamati in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo". In questa rivelazione che l’Apostolo oggi ci dona, si scioglie l’enigma della storia perché si compie la profezia.

Ciò accade in radice nel fatto dell’incarnazione del Verbo. Assumendo una natura umana, un corpo ed un anima umana, porta in sé virtualmente tutti gli uomini. Egli si è incorporato alla nostra umanità ed ha incorporato questa umanità a se stesso. Assumendo da Maria una natura umana, ha incluso in sé tutti gli uomini. Ciascuno ora è chiamato a ratificare liberamente questa sua originaria appartenenza a Cristo, mediante la fede ed i sacramenti.

L’Apostolo dunque ci svela perché ed in che modo la profezia diventa realtà, e quindi che cosa sta realmente accadendo nella tribolata e confusa storia dei popoli e delle nazioni.

Cristo spinge mediante l’evangelizzazione e invita colla grazia dello Spirito Santo verso l’unità ogni popolo e tutte le genti. Chi accoglie questo invito ed ascolta il Vangelo costituisce "un solo corpo", edifica la nuova Gerusalemme, la Chiesa.

Miei cari fratelli e sorelle, ciò che noi credenti intravediamo nella storia non è solo confusione, conflitti e scontro di egoismi. In essa noi intravediamo compiersi visibilmente e socialmente ciò che l’Apostolo chiama il "mistero … rivelato ai suoi santi apostoli e profeti": l’edificazione di un solo corpo, di una sola "nazione santa", il corpo di Cristo che è la Chiesa. Il "disegno intelligente" che il Padre in Cristo mediante l’effusione dello Spirito realizza nella storia è la Chiesa.

Nella venuta dei Magi a Betlemme per adorare il Bambino la teologia della storia scrive il suo primo capitolo, il "disegno intelligente" comincia a realizzarsi, la profezia comincia a diventare avvenimento.

Ed è ciò che vediamo anche noi coi nostri occhi. Stiamo celebrando i divini Misteri assieme a popoli, nazioni e razze diverse.

Ed allora, miei cari, il Signore ci conceda ogni giorno quel dono che chiederemo alla conclusione di questa celebrazione: di contemplare sempre con purezza di fede e gustare con fervente amore quel mistero che sta realizzandosi dentro alla storia, di cui partecipiamo ogni volta che celebriamo l’Eucarestia.