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Solennità dell’Epifania del Signore
6 gennaio 2007, Cattedrale di S. Pietro


1. "Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme". Nella venuta dei Magi ad adorare il neonato Salvatore la Chiesa ha visto realizzarsi un avvenimento di straordinaria grandezza.

Esso è un fatto che ha una dimensione divina poiché ha le sue radici, la sua spiegazione, in una decisione di Dio stesso. È la decisione – come ci ha appena detto l’Apostolo – di chiamare anche i pagani a partecipare in Cristo Gesù alla stessa eredità promessa ad Israele, a formare con esso un solo corpo, il corpo di Cristo, la sua Chiesa.

Miei cari fratelli e sorelle, questo divino progetto è chiamato dall’Apostolo "mistero". È cioè una decisione che Dio stesso ha preso nella sua insondabile sapienza, e che realizza dentro alla storia umana. I Magi, che non appartengono ad Israele e che vengono ad adorare il neonato Salvatore, sono l’inizio della realizzazione di quella divina decisione. Il "mistero" comincia in loro a realizzarsi dentro la "storia"; la "storia" comincia ad essere abitata e plasmata dal "mistero".

È per questo che la venuta dei Magi è un avvenimento che ha anche una dimensione umana, sottolineata soprattutto dal profeta Isaia nella prima lettura. In essa il profeta descrive la storia dell’umanità come un cammino di tutti i popoli verso un centro luminoso e vivificante, verso Gerusalemme: "i tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio … le ricchezze del mare si riverseranno su di te, verranno a te i beni dei popoli".

La città santa, di cui il profeta contemplava lo splendore futuro, si sta già costituendo ed edificando dentro alle grandi tribolazioni della storia umana; nella nostra quotidiana fatica di costruire rapporti veri si va edificando quell’unità dei popoli di cui la Chiesa è il sacramento vivente. L’evento narrato dal Vangelo è l’immagine di questa edificazione.

È solo in Cristo Verbo incarnato, pietra angolare della Chiesa, che la vera socialità umana trova compimento. La società delle persone non è una società animale nella quale l’individuo è in vista del bene della specie: ogni singola persona è di valore assoluto. La società umana non è la coesistenza di individui separati: la persona è per sua intima costituzione in relazione con le altre. L’evento mirabile che sta accadendo faticosamente dentro la storia umana, di cui la venuta dei Magi è l’inizio, è l’edificazione di una comunità umana nella quale ogni persona acquista una preziosità infinita e al contempo si realizza nel dono sincero di sé agli altri.

Questo evento non è un’utopia generata da menti umane allucinate; non è un programma politico di ingegneria sociale. È opera che Dio in Cristo mediante la sua Chiesa sta già realizzando.

2. Questa santa celebrazione manifesta oggi visibilmente l’avvenimento di cui facciamo memoria, sia nella sua dimensione divina sia nella sua dimensione umana. L’abbiamo chiamata la "Messa dei popoli".

La partecipazione di tante genti diverse manifesta oggi alla Chiesa di Bologna con particolare evidenza il "mistero" non "manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito Santo", che cioè in Cristo ogni popolo è chiamato a partecipare all’eredità eterna.

Le tre persone appartenenti a tre popoli diversi che porteranno fra poco i doni per il sacrificio, mostrano la verità della parola profetica: "verranno a te i beni dei popoli". L’unità fra i popoli non si costruisce tagliando le loro ricche differenze sulla misura di un astratto denominatore comune; né colla costituzione di isolate comunità coesistenti nella propria assoluta autonomia.

La gioia che traspare dalla pagina profetica e che vibra anche in questa celebrazione, nasce dalla celebrazione di quell’avvenimento che ha reso possibile la vera comunione fra i popoli. Vera, dico: non c’è unità senza persistente alterità; non c’è alterità senza comunione di persone. Stiamo celebrando la rivelazione dell’unità di tutti i popoli in Cristo e del valore assoluto di ogni persona.

Miei cari fedeli, innalziamo i nostri cuori! La dimensione divina e la dimensione umana dell’avvenimento che celebriamo, affondano le loro radici in Dio stesso: nel mistero principale della nostra fede, la Trinità Santa ed indivisa. "Dio non è un solitario … Questo crede la Chiesa; questo non crede la Sinagoga [e, aggiungiamo, l’Islam]; questo non sa la ragione" [S. Ilario].

Nell’Essere che basta a Se stesso, non c’è egoismo, ma lo scambio eterno di un Dono perfetto.