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Solennità dell’Epifania del Signore
6 gennaio 2006


1. "Questo mistero non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato…: che i Gentili cioè sono chiamati in Cristo Gesù". Celebriamo in questa solennità la manifestazione – l’epifania – del progetto di Dio a riguardo dell’uomo. Il contenuto di questo progetto è descritto dall’Apostolo nel modo seguente: "i Gentili [cioè tutti i popoli della terra]… sono chiamati in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa". Questa promessa era stata fatta ad Abramo ed alla sua discendenza, il popolo d’Israele, ma oggi la parola di Dio ci dice che essa viene estesa a tutti i popoli, nessun escluso; a tutte e singole le persone umane, nessuna esclusa.

Il contenuto di questa promessa è la vita stessa divina che viene partecipata mediante il dono dello Spirito. Così che formiamo tutti in Cristo come un solo corpo, una sola nazione santa.

Carissimi fratelli e sorelle, quanto oggi ci viene svelato è l’unica risposta adeguatamente vera al desiderio più struggente che abita nel cuore umano: il desiderio di comunione con ogni altra persona. La storia stessa dell’umanità è sempre stata percorsa da due forze contrapposte: una forza disgregante di frammentazione e di opposizione ed una forza unificante di comunione e convivenza fra i popoli. Con vicende alterne, come ben sappiamo e come anche oggi possiamo costatare.

La chiamata di tutte le genti a formare in Cristo Gesù lo stesso corpo è la forza che può portare l’umanità alla vera unità. Questa infatti non può consistere nella negazione delle diversità: non c’è reale unità senza persistente diversità. Ma la diversità, in Cristo, non impedisce la unità. In Cristo, oggi, ci è stata definitivamente svelata la chiamata di ciascuno all’unità, e il valore assoluto di ogni singola persona.

Parlare di "persone" nel vocabolario cristiano ha in significato molto diverso che parlare di "individui". Il primo termine indica la doppia dimensione del nostro essere e del nostro destino umano e soprannaturale: ognuno di noi possiede singolarmente un valore infinito; e dall’altra parte, in questa dignità assoluta comunicataci da Cristo la nostra libertà è guidata verso lo scopo ultimo della vita: realizzare fra tutti una perfetta comunione.

Parlare invece di individui significa pensare che sia possibile raggiungere il proprio bene prescindendo dal bene degli altri, o anche – quando necessario – a spese del bene degli altri.

La modalità che abbiamo voluto dare a questa celebrazione – la Messa dei popoli – vuole rendere manifesto il progetto che il Padre oggi ci rivela e dire chiaramente che esso costituisce il destino di ogni popolo.

2. "Alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme e domandavano: dov’è il re dei Giudei che è nato?". La chiamata e l’arrivo dei Magi è come il seme del cammino di ogni popolo verso Cristo. Questo seme sarà pubblicamente posto dentro all’umanità il giorno della Pentecoste. L’Epifania anticipa la Pentecoste; la Pentecoste realizza in pieno l’Epifania.

Ma la pagina evangelica narrando il percorso non solo fisico ma soprattutto spirituale dei Magi, indica in un certo senso la strada che ogni uomo deve percorrere per incontrare Cristo.

Il cammino è sostenuto da due forze, da due luci: la ricerca razionale; l’ascolto obbediente della Parola di Dio.

La ricerca razionale ha portato i Magi, e porta ogni uomo ad interrogare la realtà: "abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti ad adorarlo". Ma la sola ricerca razionale non è in grado di "conoscere il luogo" dove si possa incontrare il Signore: "dove è il re dei Giudei che è nato?". È Dio stesso che deve farsi incontro all’uomo; che deve rivolgergli la sua parola. La ricerca razionale invoca alla fine la luce della divina Rivelazione. Le due luci, della ragione e della fede, devono congiungersi: la ragione senza la fede non incontrerà mai il Signore; la fede senza la ragione non è degna dell’uomo. Una ragione incredula è impotente; una fede irragionevole è superstiziosa.

Carissimi fratelli e sorelle, come avviene l’incontro? "prostratisi, lo adorarono". L’incontro è l’adorazione. E che cosa vuole dire "adorazione"? significa sottomissione; riconoscere che la misura della propria vita è Dio stesso che si rivela in Cristo. Ma significa anche unione profonda, poiché il Dio che noi adoriamo è Colui che ci chiama a vivere nell’intimità più profonda con Lui.

Carissimi, i Magi sono – come vi dicevo – i primi di uno sterminato numero di persone e di popoli che si sono messi in cammino verso l’incontro con Cristo: per "partecipare alla stessa eredità, a formare un solo corpo".

Oggi sia nel nostro cuore la gioia di far parte di questo popolo; di essere in Cristo un sola nazione santa: Lui è veramente la nostra pace.