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Festa di san Guido Maria Conforti
Cattedrale di Parma, 5 novembre 2011


1. La fede ci dona una nuova intelligenza della realtà. Non solo dei divini Misteri, ma anche dei fatti umani. Ne abbiamo la prova nella prima lettura.

Il profeta, oltre le apparenze di eventi che si potevano leggere in chiave di lettura politica e militare, vede che genti e popoli sono in cammino, in pellegrinaggio verso un luogo, il centro della terra e della storia. "Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti… ad esso affluiranno tutte le genti".

Questo pellegrinaggio, che gli occhi della fede intravedono dentro alla confusa e tribolata vicenda umana, ha il carattere di una salita: "venite, saliamo al monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe".

Il significato immediato nasconde un significato ben più profondo. Uomini e nazioni si muovono verso la conoscenza della legge del Signore; si elevano, partecipando alla stessa Sapienza divina: "perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri".

Nel santo Vangelo, Gesù, come echeggiando la parola profetica, assicura che mediante l’ascolto della sua voce – della sua Parola – si costituirà un solo gregge e un solo pastore. Come e quando accadrà questo? Ci fu durante la vita terrena di Gesù come un anticipo profetico, quando, durante l’ultima festività pasquale, alcuni greci chiesero a Filippo: "vogliamo vedere Gesù" [cfr. Gv 12, 20-21]. Ma il Signore non accolse quel desiderio. La profezia si sarebbe adempiuta solo sulla Croce: "Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me" [Gv 12, 31]. Allora, i greci, cioè i pagani potranno vedere Gesù, perché "volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto" [Gv 19, 37]. È per mezzo della croce che Gesù ha creato in se stesso un solo uomo nuovo, distruggendo l’inimicizia [cfr. Ef 2, 15]. È quanto accade sulla croce che realizza veramente ciò che il mondo, gli uomini, anzi la creazione intera attendono anche inconsapevolmente.

Cresce il male e la paura di esso e della fine, e cresceranno ancora finché questo mondo sarà distrutto. Ma dentro di esso Cristo crocifisso attrae a Sé invisibilmente ma realmente, fino alla manifestazione gloriosa del suo Regno: "Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli". La fine del mondo coinciderà con l’instaurazione del regno di Cristo.

2. L’esperienza cristiana di san Guido Maria nasce dall’incontro con Cristo crocifisso, avvenuto per la prima volta quando era ancora molto giovane. Sostando nella Chiesa detta della Pace, rimase colpito ed attratto dal grande crocifisso che era sull’altare. "Mi guardava" dirà più tardi "e mi diceva tante cose". Ed anche: "gli debbo la mia vocazione". Lo scambio di "amorosi sguardi" accompagna la vita del santo, se molto tempo dopo dalla testimonianza della sorella sappiamo che nel periodo in cui il crocifisso fu collocato in episcopio, il Vescovo Guido fu visto spesso in atteggiamento di contemplazione estatica.

Fu in questa immersione dentro l’evento della Croce; fu dal suo dimorare "sul monte del Signore", che san Guido comprese la chiamata di tutti i popoli a "salire al tempio del Dio di Giacobbe" per non continuare a camminare nelle tenebre e nell’ombra di morte, ma "nella luce del Signore". Da questo incontro col Cristo nasce l’istituto missionario da lui fondato appena trentenne. Da questo incontro nasce il suo servizio episcopale alle chiese di Dio in Ravenna e in Parma, nelle quali egli è il buon pastore che dona la vita per il suo gregge.

Lascio al lavoro degli storici, per altro già da tempo iniziato, lo studio accurato del ministero episcopale di Conforti in se stesso e nel contesto dei gravi rivolgimenti sociali che sconvolsero anche la città di Parma. Durante questa celebrazione, con timore e tremore dobbiamo guardare dentro allo spirito del Santo.

Il suo cammino fu di progressiva conformazione a Cristo crocifisso. La sua vita infatti fu segnata da numerose prove fisiche, psicologiche e spirituali anche gravi. Anche quando queste potevano portarlo a pensare che si trattasse di veri e propri fallimenti spirituali, egli accettò colla docilità della fede anche le più mortificanti sconfitte. La sua forza era nell’umile obbedienza al disegno di Dio.

Siamo riuniti nella celebrazione dei santi Misteri noi Arcivescovi e Vescovi dell’Emilia-Romagna: di questa regione che ha un così profondo bisogno di essere condotta fuori dal deserto della sua incredulità verso l’incontro con Cristo.

San Guido Maria ci sostenga colla sua intercessione e ci ottenga quel senso teologico della storia, assolutamente necessario per chi è mandato, come noi, ad annunciare il Vangelo della grazia e della misericordia.