home
biogr.
english
español
français
Deutsch
한 국 어
1976/95
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
2017
Comitato "Cardinale Carlo Cafffarra"


DOMENICA XXVII PER ANNUM (A)
Convegno Catechisti, 5 ottobre 2008


1. Carissimi fedeli, una delle metafore di cui la Parola di Dio si serve per rivelarci l’amore che Dio ha per il suo popolo Israele, è la metafora della vigna. Lo avete sentito nella prima lettura.

La narrazione della vicenda amorosa che coinvolge Dio ed Israele è commovente: "Egli l’aveva vangata e sgomberata dai sassi e vi aveva piantato scelte viti…".

Ma questa stessa metafora serve alla Parola di Dio per richiamarci anche alla corrispondenza dovuta alla cura che Dio si prende del suo popolo: "Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica". Fuori metafora: "Egli aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue; attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi".

Mediante l’immagine della vigna dunque la Parola di Dio ci dice due cose legate fra loro: Dio si prende cura del suo popolo, ma esso deve corrispondere all’amor divino con una vita buona e giusta.

Gesù nel Vangelo riprende questo grande insegnamento che Dio aveva dato al suo popolo per mezzo del profeta Isaia, ma vi introduce una novità assoluta. E la novità assoluta è Lui stesso. Dio cioè si prende cura del suo popolo inviando il suo stesso Figlio unigenito: "quando venne la pienezza del tempo" dice l’Apostolo "Dio inviò il suo Figlio, nato da donna" [Gal 4,4].

Narrando, come avevano fatto i profeti, la storia dell’amore di Dio verso il suo popolo, Gesù ci rivela il significato profondo della sua presenza. Egli è la definitiva prova, il segno insuperabile dell’amore di Dio verso Israele: avendo donato il suo Unigenito, ha dato tutto.

Cari fratelli e sorelle, il rifiuto di Gesù da parte del suo popolo è stato totale: "e, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero". È qui suggerita la morte di Gesù sulla croce.

Ed è a questo punto che entriamo in scena noi, ciascuno di noi. Il testo evangelico infatti prosegue: "darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo". Cari fedeli, la parola di Dio ci rivela un grande mistero. Poiché Israele ha per ora rifiutato il Vangelo, esso è stato annunciato a noi pagani: è stato annunciato a ciascuno di noi. Noi che non eravamo suo popolo, siamo chiamati popolo di Dio e lo siamo realmente [cfr. Os 2,25]; noi che eravamo esclusi dalla misericordia, abbiamo ottenuto misericordia [cfr. 1Pt 2,10].

Noi oggi celebriamo e glorifichiamo l’amore di Dio che per pura misericordia ci fa oggetto di ogni cura e sollecitazione: siamo diventati la sua vigna.

2. Ma in un certo senso è vero anche di noi ciò che è stato detto di Israele: "sarà dato ad un popolo che lo farà fruttificare". La cura che Dio si prende di noi esige che ciascuno produca frutti di giustizia e di bene.

Ci aiuta a capire bene questa verità una pagina del Vangelo di Giovanni. In essa, Gesù dice di essere lui la vera vite; e noi suoi discepoli i tralci [cfr. Gv 15,1].

Con queste parole Gesù indica la condizione indispensabile perché possiamo produrre frutti: essere uniti a Gesù; essere come innestati in Lui; rimanere in Lui. Solo in questo modo la linfa vitale che è in Gesù scorrerà anche in noi, e noi diventiamo fecondi di buone opere.

In che modo restiamo uniti a Gesù? Mediante la fede e mediante i Sacramenti.

Mediante la fede noi assimiliamo il pensiero di Gesù, e la nostra mente viene illuminata dalla sua Verità. Mediante i sacramenti, soprattutto mediante l’Eucaristia, siamo trasformati in Cristo.

Carissimi fedeli, Dio ci ha usato misericordia ed ora attende da noi frutti di bene. Restiamo uniti a Gesù e produrremo frutti abbondanti.

"In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri": è per questo che Dio ha dato a voi il Regno.

3. L’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Filippi, come avete sentito: "ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare".

Queste parole sono una stupenda descrizione dell’azione catechetica. Essa istituisce un rapporto fra chi catechizza e chi è catechizzato attraverso e la trasmissione di un sapere a cui corrisponde l’ascolto, l’accoglienza e l’apprendimento e la testimonianza di una vita che può essere veduta. E questo rapporto genera una forma di esistenza, un modo di esistere ["quello che dovete fare"].

Alla luce della parola profetica ed evangelica questo evento – ciò che accade quando catechizzate – deve essere compreso all’interno della storia della salvezza. Voi siete coloro che sono inviati a "coltivare i vitigni", così che producano frutti buoni, siete dentro a quella storia d’amore di cui parla il profeta ed il Vangelo.

Custodite i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù: solo così educherete le persone a fare oggetto dei loro pensieri tutto e solo "quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode". Iniziando le persone al mistero di Cristo, date risposta a quel desiderio di vero e di bello che è nel cuore di ogni persona.