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S. Messa per anziani e ammalati
Basilica di S. Petronio, 5 ottobre 2007


1. "Venite a me, voi tutti, che siete affaticati ed oppressi, ed io vi ristorerò". Carissimi fratelli e sorelle, quando si viene a sapere che c’è qualche medico particolarmente bravo nella sua professione o che sia in possesso di qualche medicina particolarmente efficace a guarire una malattia, tutti coloro che sono colpiti da quel male accorrono. Diventa subito necessario fare prenotazioni e liste di attesa, che inevitabilmente comportano discriminazioni fra le persone.

Non è così con Gesù: egli invita tutti, senza escludere nessuno. A dire il vero egli mette una condizione; egli qualifica gli invitati. La condizione è che sia "affaticato ed oppresso". Da che cosa? Come avete sentito, Gesù non aggiunge altro. Se lo avesse fatto, se avesse aggiunto una qualche causa di fatica e dell’oppressione, non avrebbe invitato tutti.

Miei cari fratelli e sorelle, queste parole di Gesù ci rivelano i sentimenti, i pensieri del suo cuore: Egli desidera che chiunque per qualsiasi ragione si sente affaticato ed oppresso, vada da lui.

Che cosa egli promette a chi accoglie il suo invito? "ed io vi ristorerò". L’incontro con Gesù diventa causa di un ristoro per la propria fatica e la propria oppressione.

Possiamo capire la bellezza e la profondità di questa promessa del Signore, tenendo presente che nel racconto evangelico che segue immediatamente queste parole, Gesù dice di se stesso che è il "signore anche del sabato" [cfr. Mt 12,8]. Voi sapete che il sabato era il giorno del riposo. Era il giorno in cui gli uomini e le donne entravano in una condizione di vita che in un certo senso faceva loro pregustare la stessa vita beata del Creatore, la sua pace ed il suo riposo. Gesù ci dice: "venite a me …. Troverete ristoro per le vostre anime". Come a dire: "venite a me. Stando in compagnia con me, entrerete in una condizione di riposo da tutte le vostre fatiche, di pace in tutte le vostre tribolazioni". Gesù è il nostro vero sabato, Gesù è la nostra pace ed il nostro ristoro.

Ma quale è la medicina che possiede tanto potere in possesso di questo divino Medico? Non è certo quello stesso genere di medicine che acquistate nelle farmacie. Gesù non guarisce normalmente dalla malattia che fisicamente "affatica ed opprime" il vostro corpo e quindi la vostra persona. Anche se il miracolo può sempre accadere.

Incontrando Gesù chi è oppresso e affaticato scopre che la sua oppressione e fatica ha un senso; non è un destino oscuro ed assurdo. L’apostolo Paolo ha scritto: "io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo". Queste parole ci rivelano il senso profondo della sofferenza di chi segue il Signore. Egli si configura a Cristo non solo nello spirito, ma anche nel corpo: le sue malattie sono come le stigmate di Cristo nel suo corpo. La propria fatica ed oppressione è vissuta con Cristo. In questa comunione con Lui trova ristoro, riposo.

2. Miei cari fratelli e sorelle, la Chiesa ha voluto oggi trasmettervi e far risuonare nelle vostre orecchie l’invito di Gesù, mostrandovi dove voi potete incontrarlo per trovare ristoro dalla vostra fatica ed oppressione. È nell’Eucarestia che voi troverete riposo, poiché l’Eucarestia è Cristo stesso presente in mezzo a noi. È Cristo che viene a visitarci ogni volta che lo riceviamo nella santa comunione.

È in quel momento soprattutto che la promessa ascoltata nel Vangelo si realizza.

Ora proseguiamo nella celebrazione dei santi Misteri: poniamo sull’altare ogni nostra fatica ed oppressione, e Cristo diventerà il nostro riposo e la nostra pace. Così sia.