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Santa Messa concelebrata e funzione lourdiana
Cattedrale, 5 maggio 2013


1. Gesù rivolge ai discepoli le parole che abbiamo appena ascoltato, vedendo come il pensiero che presto non avrebbero più goduto della sua presenza visibile, li turbava profondamente.

Anche noi alle volte siamo presi dal turbamento, perché ci sembra di essere stati privati della presenza del Signore. Soprattutto voi, cari fratelli e sorelle infermi, potete essere presi dal timore di essere abbandonati dal Signore.

Egli ci ha rivolto una grande parola: "non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore". Ed accompagna queste parole con una grande promessa: "il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto".

Il cuore di chi soffre, soprattutto, non può turbarsi ed avere paura, perché Gesù gli ha messo vicino un Consolatore. Sappiamo per esperienza che in certi momenti le consolazioni umane, pur essendo gradite, lasciano il tempo che trovano. Sono poco consolanti. Ma il Consolatore che Gesù ci manda, è lo Spirito Santo, una persona divina, "che col Padre e col Figlio è adorato ed è glorificato", come diciamo nel Simbolo della fede ogni domenica.

Dunque Gesù manda fra noi una delle tre persone della SS. Trinità a consolarci; perché sia il nostro consolatore. In che modo ci consola?

"Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto". La consolazione che lo Spirito Santo ci dona consiste dunque in questo: nel ricordarci quello che Gesù ha detto.

A prima vista può sembrare una ben magra consolazione, ma non è così, cari fratelli e sorelle. Quando attraversiamo momenti di gravi tribolazioni o preoccupazioni; quando siamo colpiti da gravi malattie, perché il nostro cuore si turba e abbiamo timore? Perché dimentichiamo le parole di Gesù; oppure perché esse non ci sembrano più vere. In breve: la nostra fede incomincia a vacillare. Ma quali sono le parole che in quelle condizioni ci dimentichiamo? Ascoltate.

"Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi, ed io vi ristorerò"
[Mt 11,28]; "Se voi…che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gli domandano" [Mt 7, 11]; "anche i capelli del vostro capo sono tutti contati" [Mt 10, 30]. E quante altre volte Gesù ci ha richiamato alla fiducia del Padre. Nei momenti più difficili, quando siamo maggiormente tentati di non credere a queste parole, lo Spirito ce le ricorda. Vale a dire, le introduce più profondamente nella nostra coscienza; ci dona l’intima certezza che sono parole certe, perché sono vere. Ed allora diventiamo capaci di dire con
S. Paolo: "Chi ci separerà…dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia…? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di Colui che ci ama" [Rom 8.35.37].

 

2. Ma c’è un altro modo con cui lo Spirito Santo vi dona consolazione, cari fratelli e sorelle infermi. E’ un modo che non posso tacere, in una celebrazione come questa.

Lo Spirito Santo è colui che effonde nei nostri cuori il vero amore. Tutta la stupenda opera della carità nella Chiesa ha in Lui la sua sorgente. E così ha ispirato tanti uomini e donne ad esservi vicini, a non farvi sentire soli; a farvi sentire il calore e la consolazione dell’amore. Li vedete anche ora fra voi. Sono uno dei segni più grandiosi che la promessa di Gesù di mandarci un consolatore è stata mantenuta. Grazie a voi e siate benedetti, fratelli e sorelle, che dedicate parte del vostro tempo, ed alcuni/e perfino tutta la loro giornata, a chi è solo, a chi è infermo, a chi è abbandonato! Siate il segno visibile della consolazione dello Spirito Santo.

 

Cari fratelli e sorelle, la Chiesa invoca Maria come "Consolatrice degli afflitti" e "Salute degli infermi". Noi stiamo celebrando questa Eucarestia in una speciale comunione con Lei.

Ottienici, o Consolatrice degli afflitti, lo Spirito Consolatore, che ci ricordi sempre la parola di Gesù: "Ed anche se mi dirà: uomo di poca fede, perché hai dubitato? (Mt 14, 31), mi porgerà la sua destra, e renderà saldo ed incrollabile il mio animo turbato dalle vicende di questo mondo" [S. Ambrogio, Commento del salmo 118, Disc. 21,9]. Così sia.