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Mercoledì delle Ceneri
Cattedrale, 5 marzo 2014


Cari fratelli e sorelle, ringraziamo il Signore che ci dona il tempo di grazia cui diamo inizio questa sera. Esso ha due momenti: la Quaresima; la celebrazione della Pasqua. Quaranta giorni il primo e cinquanta il secondo. In questi tre mesi il Padre, che è ricco di misericordia, vuole renderci più conformi al suo Figlio. "Ecco ora il tempo favorevole, ecco ora il giorno della salvezza", ci ha detto or ora S. Paolo.

1. Un segno particolare dà inizio alla Quaresima, all’itinerario che ci condurrà alla Pasqua. Sarà imposta un po’ di cenere sul nostro capo, mentre il sacerdote ci chiede di custodire sempre la memoria della nostra inconsistenza.

Perché la Chiesa ci fa cominciare il cammino quaresimale con un gesto tanto austero? Cari fratelli e sorelle, si diventa cristiani e ci si converte a Cristo nella misura in cui prendiamo coscienza della nostra condizione di peccatori. Gesù ha detto di essere venuto non per i giusti, ma per i peccatori. Ora, le parole che il sacerdote dirà imponendovi la cenere, sono riprese letteralmente dalle parole che Dio disse al primo uomo e alla prima donna, cacciandoli dal luogo della loro amicizia con Dio stesso: "polvere tu sei, e in polvere tornerai". [Gen 3, 19].

E’ come se il Signore dicesse: "hai voluto vivere separato da me; hai voluto essere tu la misura ultima di te stesso. Ecco il risultato: la dissoluzione nella morte".

Dunque, cari amici, questa sera siamo riuniti in questa Cattedrale per compiere questo grande atto: prendere coscienza che poco o tanto ci siamo allontanati da Colui che è la sorgente della Vita.

Tuttavia questa sera risuona nelle nostre orecchie – e Dio voglia anche nei nostri cuori -una buona notizia. La comunica S. Paolo: "vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciateci riconciliare con Dio.Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccatore in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio". La buona notizia è che Dio desidera riconciliarsi con noi; vuole riscostruire il suo rapporto con noi. "Lasciatevi riconciliare", dice l’Apostolo. Cioè: "ascoltate l’invito e non induritevi nel male; acconsentite all’azione di Dio e non rifiutate il dono".

Forse qualcuno può dire fra sé e sé: "ma io non ho fatto nulla di grave; le mie sono miserie quotidiane: mi vergogno perfino di confessarle perché sono sempre le stesse". Mi spiego con un esempio. Se voi avete preso un uccello e volete tenerlo per non farlo volare via è indifferente che voi lo leghiate con uno spago o un piccolo filo di nylon. Ambedue impediscono il volo. Dobbiamo ascoltare il Signore, perché anche le piccole miserie ci impediscono di essere pienamente suoi. Iniziamo, dunque, con fervore questo cammino quaresimale di conversione.La grazia del Signore ci precede, ci accompagna, e ci segue.

2. Considerate bene, fratelli e sorelle carissimi, che la persona umana, ciascuno di noi, si realizza e vive bene o male in ragione delle azioni che compie. Ogni atto libero che compiamo disegna il nostro profilo spirituale.

E’ per questo che Gesù nel Vangelo ci indica tre atti o comportamenti, compiendo i quali giungiamo veramente alla riconciliazione con Dio. Sono l’elemosina, la preghiera, il digiuno.

Gesù non li ha scelti a caso. Essi esprimono e realizzano veramente la conversione del cuore.

L’uno – l’elemosina – guarisce il nostro rapporto con gli altri, perché ci educa a costruirli nella giustizia e nella carità. L’altro – la preghiera – aggiusta il nostro rapporto con Dio perché ci introduce nella verità più intima della nostra persona: siamo dei mendicanti, davanti a Dio. Il terzo – il digiuno – mette ordine in noi stessi, educandoci a vivere in quella misura che introduce nel nostro vivere la bellezza dell’ordine divino.

Dunque, fratelli e sorelle: la strada è aperta; iniziamo "un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male". Così sia.