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Giornata della vita
Santuario della Madonna di S. Luca
5 febbraio 2005


1. "Voi siete il sale della terra … voi siete la luce del mondo". Carissimi fratelli e sorelle, queste parole del Signore "disturbano" profondamente chi oggi si accontenta di vivere un’identità debole del proprio essere cristiani. Disturbano ogni cristiano che ritiene necessaria per poter dialogare con gli altri la rinuncia alla propria specifica diversità.

Se il Signore dice che il discepolo è luce, ciò significa che attorno a lui vi sono le tenebre; e "quale unione [ci può essere] tra la luce e le tenebre", ci dice l’Apostolo [2Cor 6,14]. Significa che fuori di Cristo l’uomo cammina nell’errore.

Se il Signore dice che il discepolo è sale, ciò significa che la realtà in cui vive è corrotta e destinata a perire, se non è vivificata dalla grazia di Cristo.

Ma due particolarità soprattutto colpiscono in queste parole del Signore.

La prima è la portata universale dell’identità cristiana. Non sale di una regione, ma della terra; non luce di uno spazio circoscritto, ma del mondo. Nessuno e nulla è estraneo al sale della parola di Cristo di cui il discepolo è testimone ed ogni uomo deve essere illuminato dalla luce che è Cristo. Nessuna paura; nessuna ritirata, nessun volontario rientro nelle catacombe è qui ammesso: "non può restare nascosta una città posta sul monte".

Ma la parola del Signore dice ancora qualcosa di più serio. L’ipotesi di una rinuncia alla propria identità non è giudicata da Lui in primo luogo in rapporto al danno che ne verrebbe agli altri. È giudicata come una scelta stolta in se stessa e per se stessa; "né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa". La rinuncia alla propria identità è giudicata una scelta che riduce all’insignificanza totale colui che la compie: "se il sale perdesse il sapore … A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini". Calpestato dagli uomini: terribile previsione! Alla fine chi rinuncia alla sua identità alla ricerca di un minino comune denominatore, è disprezzato anche da coloro con cui ha cercato di dialogare in questo modo.

2. Queste parole del Signore hanno un suono particolare oggi, 27ma Giornata per la Vita; per noi saliti in pellegrinaggio da Colei che ci ha generato l’autore della Vita.

Il confronto, che non raramente assume il carattere dello scontro, avviene oggi in primo luogo fra una cultura della vita e una cultura della morte. Mai come oggi e su questo punto, il cristiano è chiamato ad essere "il sale della terra" e "la luce del mondo". In che modo lo potrà essere?

Il cristiano non sarà luce né sale se la sua coscienza morale non è illuminata circa il valore incommensurabile e inviolabile di ogni vita umana. La vita umana è un limite invalicabile anche da parte della sperimentazione scientifica; di fronte ad essa l’unico atteggiamento giusto è la riverenza, la difesa e la promozione. Per formarsi una tale coscienza morale è di somma importanza riscoprire e riaffermare il nesso inscindibile tra vita, libertà e verità. Sono beni indivisibili: dove e quando è violato l’uno, anche gli altri o prima o poi finiscono per essere violati.

Il cristiano non sarà luce né sale se la sua coscienza morale non è illuminata circa la connessione fra matrimonio, amore coniugale e dono della vita. Il matrimonio e il vero amore coniugale sono l’unico luogo degno di dare origine ad una nuova persona umana. La persona a causa della sua dignità esige di essere generata, non prodotta; esige di essere frutto della reciproca donazione di amore degli sposi, non il risultato di un procedimento tecnico eseguito in laboratorio. Si generano le persone; si producono le cose.

Forse l’uomo oggi si trova a dover compiere scelte che probabilmente decideranno del volto futuro della sua stessa umanità; mai come oggi l’uomo vede drammaticamente affidata la sua umanità alla propria libertà.

Perché questo dramma della nostra libertà non finisca nella tragedia di una negazione dell’uomo, è necessario che la comunità cristiana e civile si impegni in una grande opera educativa. È illusorio ritenere di poter costruire una cultura della vita se non si educano i giovani alla visione e al riconoscimento della vera grandezza della sessualità umana. La banalizzazione della sessualità, la sua riduzione a mero desiderio, la sua separazione dal dono definitivo di sé sono tra le principali cause del disprezzo della vita nascente: solo chi sa amare sa venerare ogni vita umana. In una parola, la luce si accende, se si afferma il primato della persona, di ogni persona sulle cose.

Siamo venuti nella casa di Maria. Voglio terminare dicendo una parola speciale a voi donne.

Voi siete le custodi della verità dell’amore: di quel dono di sé che istituisce il vero rapporto fra le persone. È per questo che siete state volute da Dio creatore: perché sia possibile la comunione interpersonale.

L’esperienza della maternità vi pone in un rapporto unico col mistero della vita. È sempre una donna la prima ad accorgersi che nel mondo è arrivata una nuova persona umana: a farle spazio dentro di sé; a farla crescere in sé rispettando la sua alterità. Siete all’origine di ogni rapporto sociale: siatene sorgente pura.

Con voi tutte, noi ora volgiamo lo sguardo a Colei che ci ha donato l’Autore della vita.