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Festa dei Santi Vitale e Agricola
4 novembre 2004
Cattedrale di S. Pietro


1. "Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto". Deponiamo nel suo luogo definitivo il "seme" che morendo ha prodotto molto frutto. Deponiamo i resti mortali dei santi Vitale ed Agricola, protomartiri della nostra Chiesa frutto del loro sangue versato per Cristo. L’odierna celebrazione si colloca alla fine di una gloriosa tradizione che ha avuto in Ambrogio e nel nostro santo Vescovo Eustachio la sua origine.

La persona di Vitale ed Agricola non è stata "chicco di grano che non ha voluto morire", ma dando la loro vita hanno prodotto il frutto di questa comunità ecclesiale.

La loro testimonianza a Cristo ha in sé qualcosa di singolare. Essi nella società civile in cui vivevano erano separati dall’appartenenza ai due stati sociali più contrapposti: Vitale era lo schiavo, Agricola era il padrone. Servus-dominus: due qualifiche, due condizioni che separavano radicalmente gli uomini. Nella vicenda e nel martirio dei nostri santi protomartiri si avvera pienamente la parola di Dio: "in Cristo non c’è più né schiavo né libero… ma tutti siamo uno in Cristo". La dignità della persona è posta non nello status sociale, ma nella testimonianza a Cristo. È ancora l’Apostolo che ce lo insegna, con parole che hanno anche un’immensa rilevanza culturale: "sei stato chiamato da schiavo? Non ti preoccupare; ma anche se puoi diventare libero, approfitta piuttosto della tua condizione! Perché lo schiavo che è stato chiamato nel Signore, è un liberto affrancato del Signore. Similmente chi è stato chiamato da libero, è schiavo di Cristo. Siete stati comprati a caro prezzo; non fatevi schiavi degli uomini" [1Cor 7,21-23].

Ciò che è decisivo per la persona umana non è la sua condizione sociale, ma la sua appartenenza a Cristo. È questa appartenenza che ci dona la vera libertà. La consapevolezza di essere stati "comprati a caro prezzo" genera nella nostra coscienza l’intima convinzione della preziosità somma della nostra persona, e la conseguente decisione di non "farci più schiavi degli uomini". Nel martirio vissuto assieme dal servo e dal padrone si è posto l’inizio di un nuovo umanesimo che né la comunità cristiana né la comunità civile di Bologna può tradire o dilapidare.

Non è questo il momento di disegnare il profilo completo di questo nuovo umanesimo. Mi limito ad indicare solo un aspetto; quello che risulta più evidente nel martirio di Vitale ed Agricola.

Ciò che la condizione sociale divideva, la fede cristiana ha unito; ciò che ha servitù ed il dominio separava, il martirio ha riconciliato. Dentro alle contraddizioni di una vicenda storica in cui il male della divisione e delle guerre sembra prevalere, opera la forza unificante del Signore risorto, di cui noi credenti siamo i testimoni. Nessuno è estraneo a nessuno – Vitale ed Agricola non lo furono l’uno all’altro – poiché ogni uomo è chiamato ad essere in Cristo. "O non è somma gloria il fatto che siamo stati apprezzati tanto da essere redenti con il Sangue del Signore?" [Ambrogio, Esortazione alla verginità 3; NBA 14/II, pag. 207].

2. "Carissimi, se anche doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non vi sgomentate per paura di chi vi perseguita, né vi turbate, ma adorate il Signore". Le parole di Pietro ci aiutano a scoprire un altro aspetto del martirio di Vitale ed Agricola, troppo importante per non essere almeno accennato.

Col loro martirio, Vitale e Agricola ci insegnano che non si può costruire una vera comunione fra le persone se non si riconosce che non tutto nell’uomo è sottoponibile al compromesso, alla contrattazione. Il vero male, testimoniano i martiri, non consiste nel "soffrire operando il bene", ma nel tradire le leggi sante del Signore. L’amore di Dio implica obbligatoriamente il rispetto dei suoi comandamenti, anche nelle circostanze più gravi od il rifiuto di tradirli, anche con l’intenzione di un supposto bene sociale maggiore.

Nel martirio di Vitale ed Agricola splendono in tutta la loro verità le parole di Pietro: "non vi sgomentate per paura di chi vi perseguita, né vi turbate, ma adorate il Signore".

Che questo luogo santo in cui deponiamo le reliquie di Vitale ed Agricola diventi sorgente e scuola di uomini veramente liberi. Uomini che, consapevoli di essere stati comprati a caro prezzo, non vogliono più farsi schiavi degli uomini, ma adorano solo Cristo Signore, pronti sempre a rendere ragione a chiunque domandi loro ragione della speranza che è in loro.