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SOLENNITÀ DI S. PETRONIO
Bologna, 4 ottobre 2008


1. "Anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri". Le parole dell’apostolo Paolo appena ascoltate ci rivelano una profonda verità circa l’uomo. Questi non è un individuo isolato, ma è costitutivamente in relazione con ogni altro. La società umana, cioè, non è il risultato di contrattazioni condotte fra opposti interessi, ma la realizzazione di una dimensione naturale della persona: "siamo membra gli uni degli altri".

Per noi riuniti in questa splendida basilica, onore e prestigio della nostra città e delizia dei nostri occhi, per celebrare la memoria di Petronio, padre e fondatore della nostra convivenza, le parole dell’Apostolo sono un invito a meditare sulle condizioni di crescita della nostra città.

L’umile successore di S. Petronio intende parlare a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, mosso esclusivamente dall’amore e dalla passione per il bene di questa città. Non attribuitemi altre motivazioni.

Se vogliamo che la nostra città cresca, ciascuno di noi – individui e formazioni sociali – deve sempre più prendere coscienza che esiste un bene comune, superiore ai beni privati. Sappiamo tutti che la vita associata, soprattutto nella sua espressione politica, è fatta anche di contrasti e di conflitti anche forti. Sappiamo che le deliberazioni pubbliche sono frutto di scontri e/o di compromessi fra parti opposte.

Tuttavia, la conflittualità civile e politica ha ben diversa natura a seconda che la si viva come controversia fra rivali, che non hanno nulla in comune poiché hanno solo interessi da difendere, oppure come incontro tra soggetti, che condividono la ricerca del bene comune, il quale supera e unisce tutti. Il bene comune, per sua natura, mentre assicura il bene di ciascuno, unisce fra loro le singole persone. La libertà solo per sé sarebbe orribile.

Se vogliamo che la nostra città cresca, ciascuno di noi – individui e formazioni sociali – deve prendere coscienza che esiste una verità circa il bene umano comune. Esso non è una formula vuota che viene riempita in relazione alle condizioni storiche in cui vive l’uomo, senza che vi siano criteri oggettivi di valutazione. Al contrario. Né tali criteri limitano la libertà, e ancor meno la loro affermazione insidia la democrazia (come qualcuno pensa). Al contrario le promuovono, perché quei criteri ci aiutano a vigilare contro tutto ciò che offende il bene comune.

Il bene comune non può essere perseguito semplicemente mediante equilibrati compromessi fra diritti ed interessi opposti e confliggenti.

Esso esige di fondarsi e radicarsi in un uso non meramente strumentale della propria ragione; ma in una ragione tesa alla seria ricerca di quella verità dell’uomo nemica di ogni dittatura.

La distinzione tra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto non può ridursi al rispetto di regole procedurali. La più sicura difesa del bene comune è una coscienza rettamente illuminata circa la verità sull’uomo. Questa è anche l’unica arma, non raramente, di cui sono in possesso i poveri.

Se vogliamo che la nostra città cresca, ciascuno di noi – individui e formazioni sociali – "per la sua parte" non subordini mai la verità circa l’uomo al suo arbitrio, ma subordini la sua libertà alla verità. Ciò significa concretamente che il bene comune è difeso, consolidato, e favorito quando a ciascuno è possibile usufruire dei beni umani fondamentali. Qualche esemplificazione.

E’ un bene umano e fondamentale vivere serenamente e pacificamente nella stessa città non solo l’uno accanto all’altro, ma con l’altro. L’emarginazione così come il permissivismo tollerante generano sospetto e paura reciproci.

E’ un bene umano fondamentale un’organizzazione del lavoro a misura della dignità di chi lavora, quanto sopratutto a sicurezza e non precarietà.

E’ un bene umano fondamentale che la città sia custodita nella sua grande tradizione cristiana e laica, di fede cioè e di ragione, che costituisce non un patrimonio museale ma la radice che sa guidarci ed orientarci nell’affrontare le sfide di oggi.

Se vogliamo che la nostra città cresca, ciascuno di noi – individui e formazioni sociali – deve avere una particolare cura di quei due luoghi in cui le tre precedenti condizioni di crescita sono soprattutto assicurate per il futuro: la famiglia fondata sul matrimonio, e l’educazione delle giovani generazioni.

La città è edificata nelle e dalle famiglie, poiché è in esse che la tradizione e quindi l’identità di un popolo è trasmessa come proposta di vita. La città è per così dire continuamente rifondata, ricostruita giorno per giorno nelle e dalle nostre famiglie. Se non le aiutassimo in questa grande missione, avremmo già incamminato la nostra città sul viale del tramonto. E’ la famiglia il futuro della città.

Non è poi difficile capire che il patrimonio più prezioso della città sono le giovani generazioni, e che la loro educazione è l’impegno più importante ed urgente per il bene comune. Esse attendono da noi di essere introdotte dentro la realtà con autorevolezza; ci chiedono alla fine ragioni forti per vivere, e non la libertà di morire.

2. Carissimi amici, non vorrei che nel testo paolino che sta ispirando la mia riflessione vi fosse sfuggito una parola di importanza decisiva.

L’Apostolo ci dice che "siamo un solo corpo", ma "in Cristo". E’ del grande mistero della Chiesa che parla. Della ricostruzione soprannaturale dell’unità della famiglia umana disgregata dal peccato.

La città (intendo come figura politica) e la Chiesa sono due realtà distinte, e da tenere rigorosamente distinte. Tuttavia non c’è dubbio che la Chiesa esercita una profonda influenza nell’edificazione della comunità civile. Solo un laicismo ormai obsoleto può negare o volere impedire questo. Infatti, non si può contribuire al bene comune se nella discussione pubblica non si portano le proprie convinzioni e valori profondi.

E’ dunque legittimo che voi mi chiediate: e la Chiesa che cosa fa, che cosa può – deve fare per la crescita della città ? Domanda grande, alla quale è impensabile che io possa dare, nel contesto di una omelia liturgica, una risposta adeguata. Mi limito telegraficamente a due aspetti.

Il primo. Come dissi sopra, solo una viva "sensibilità per la verità" circa l’uomo può impedire di trasformare la società umana nel fragile miracolo di casuali convergenze di interessi opposti. La Chiesa fa crescere la città perché dice la verità circa l’uomo. Non una verità astratta, ma che parla dell’uomo considerato nei fondamentali ambiti del suo vivere quotidiano: il matrimonio e la famiglia, il lavoro, la cittadinanza, l’infermità e la morte.

La Chiesa fa crescere la città se resta fedele a questa diaconia alla verità, da due punti di vista. Predicando il Vangelo della grazia, purifica la ragione impedendole di rinchiudersi nel verificabile e guarisce l’uomo dall’incapacità di farsi prossimo di ogni uomo. Richiamando le fondamentali categorie morali del bene e del male, la Chiesa impedisce la vittoria di quell’utilitarismo individualista che è la metastasi delle nostre società occidentali.

Il secondo. La Chiesa assicura all’uomo il diritto di sperare perché lo libera da quell’auto-degradazione che insidia sempre l’uomo, specialmente oggi. Egli infatti è tentato di pensare di essere venuto dal niente e di essere destinato al niente. La fede della Chiesa impedisce questa detronizzazione dell’uomo, "perché in tale fede è donata la visione del LOGOS, la creatrice Ragione di Dio, che nell’Incarnazione si è rivelata come Divinità essa stessa" (Benedetto XVI, La singolare esperienza missionaria. Il viaggio negli Stati Uniti, LEV 2008, pag.93); si è rivelato come Agape, come amore.

L’uomo ha diritto di sperare perché sa di essere amato da una Potenza infinita. E solo l’uomo capace di sperare è capace di costruire la città.

Carissimi amici, nella sua Enciclica Spe salvi Benedetto XVI ha sottolineato il fatto "che la sempre nuova faticosa ricerca di retti ordinamenti per le cose umane è compito di ogni generazione" (25).

La Chiesa, la nostra Chiesa, è lieta di associarsi a questa ricerca. Lo fa con quell’amore espresso nell’icona di Petronio che tiene abbracciata vicino al cuore, la nostra città.

Grande è la sfida che ci attende tutti, uomini e donne di buona volontà : far crescere questa città.