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Ingresso della Comunità di San Giovanni
Chiesa abbaziale di San Salvatore, 4 marzo 2009


1. La pagina evangelica inizia da un rifiuto netto che Gesù oppone ad una richiesta dei suoi contemporanei: "Questa generazione … cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona".

La richiesta aveva un contenuto preciso. Riguardava una prova spettacolare e di una tale evidenza che nessuno potesse più dubitare circa l’identità di Gesù. È una richiesta che seguirà Gesù fino alla morte: "se sei il Figlio di Dio, scendi dalla croce ti crederemo".

È precisamente questa "paura di scegliere", questo rifiuto di addossarsi "il rischio della decisione" che Gesù non accetta. Il segno è dato, ma è tale che non solo rispetta, ma esige, per essere riconosciuto, l’esercizio della propria libertà in tutta la sua tensione.

Quale è il segno che rispetta la libertà? È la persona stessa di Gesù, in quanto è prefigurata dal profeta Giona. È mediante la parola della predicazione che Gesù chiede di essere riconosciuto. E la parola esige ascolto per essere compresa; esige che si istituisca una profonda comunione di vita con chi parla, perché diventi veicolo di conoscenza vera dell’interlocutore. In una parola: esige conversione.

Ancora. Il segno dato è la persona stessa di Gesù, in quanto è sorgente di sapienza ben più di Salomone: in Gesù ci è stata donata la sapienza di Dio.

Sullo sfondo si profila il giudizio finale di Dio. La posizione che l’uomo liberamente prende di fronte al segno che è Gesù, è ciò che decide del suo destino eterno. La nostra scelta viene caricata di un peso immenso: saranno i niniviti, sarà la regina di Saba a condannare chi non ha creduto.

2. Carissimi fratelli di S. Giovanni, nell’epistola dedicatoria che S. Tommaso premette alla Catena aurea sul Vangelo di Marco, scrive stupendamente: "In questo la creatura razionale è superiore a tutte le altre: può contemplare mediante la sapienza la sorgente universale del bene, e mediante l’amore della carità soavemente gustarla. Da ciò deriva che il bene della sapienza, mediante il quale attingiamo alla stessa sorgente del bene, è da preferirsi secondo il retto giudizio della ragione ad ogni bene umano… Pieno di gioia dunque, ho assunto l’impegno di esporre la Sapienza evangelica nascosta da secoli nel mistero, e rivelata dalla Sapienza di Dio incarnata" [Catena aurea I, Marietti, Taurini 1953, pag. 429].

Carissimi fratelli, ho trovato questa pagina tommasiana particolarmente adeguata ad esprimere il senso della vostra presenza nella Chiesa di Bologna. Gesù ha la coscienza di essere la Sapienza di Dio ben più di Salomone. In Lui voi avete riconosciuto il dono pieno della verità fatto dal Padre all’uomo. E l’avete preferita, come dice Tommaso, ad ogni altro bene umano.

Siate luce che attrae a Cristo: a Lui che non genera mai fastidio, ma la cui compagnia non finisce di saziarci.