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Incontro Religiose "Eucarestia e carisma di fondatore"
Istituto Veritatis Splendor, 4 febbraio 2007


Vorrei aiutarvi a riflettere su un punto di decisiva importanza per la vostra vita. Devo prima fare alcune premesse senza le quali mi sarebbe molto difficile precisare rigorosamente il tema della nostra riflessione.

01. Il Concilio Vaticano II insegna: "Quando il Figlio ebbe compiuta l’opera che il Padre gli aveva affidato da attuare sulla terra (cfr. Gv 17,4), fu mandato a Pentecoste lo Spirito Santo, per santificare in permanenza la Chiesa" [Cost. dogm. Lumen Gentium 4, EV 1/287].

Il S. Padre Giovanni Paolo II esprime in maniera molto suggestiva la presenza permanente dello Spirito nella Chiesa e la docilità della stessa alla Sua azione: "Se è un fatto storico che la Chiesa è uscita dal cenacolo il giorno di Pentecoste in un certo senso si può dire che non lo ha mai lasciato. Spiritualmente l’evento della Pentecoste non appartiene solo al passato: la Chiesa è sempre nel cenacolo, che porta nel cuore" [Lett. Enc. Dominum et vivificantem 66,1; EE 8/605].

02. L’opera dello Spirito Santo si esprime, si realizza e si compie con due modalità fondamentali: la rigenerazione del credente nella vita divina [gratia gratum faciens]; il dono di particolari carismi fatto ad alcuni [gratia gratis data]. La diversità è essenziale. La prima attività dello Spirito rinnova ontologicamente, nel suo essere e nel suo operare, la persona che ne è destinataria. Essa pertanto mira direttamente a congiungere l’uomo alla vita divina. La seconda attività abilita la persona che ne è destinataria ad agire per il bene degli altri, cioè per aiutarli, guidarli, disporli alla vita di comunione con Dio.

Fra i carismi mediante i quali lo Spirito Santo costruisce e dirige la Chiesa esiste il carisma del fondatore o carisma fondazionale [cfr. 1,2, q.111, a.1].

03. Vorrei oggi riflettere con voi su questo particolare carisma; verificare se esiste un rapporto fra esso e l’Eucarestia; ed infine vedere la rilevanza che questa duplice riflessione ha sulla vostra vita di consacrate.

Dividerò quindi la mia riflessione in tre parti. Nella prima parlerò del carisma del fondatore; nella seconda del rapporto fra esso e l’Eucarestia; nella terza vi presenterò alcune conseguenze pratiche.

1. Il carisma di fondatore

Come avete inteso subito, sto parlando, intendo parlare delle persone – uomini e/o donne – che hanno fondato la vostra Congregazione. Mi chiedo: che cosa significa veramente, profondamente "hanno fondato"? Cercherò in questa prima parte della mia riflessione di rispondere a questa domanda.

Si tratta di un intervento divino mediante il quale lo Spirito Santo assegna a chi ne è il destinatario un’opera da compiere; indica una via da seguire. Questo intervento dello Spirito Santo può configurarsi in due modalità.

Può assumere la forma di una illuminazione interiore che non raramente accade durante la preghiera. Questa illuminazione che lo Spirito Santo opera nel cuore del fondatore, può prendere anche occasione dall’incontro con particolare situazioni storiche. Tutti vedevano la condizione in cui versavano gli ammalati, ma solo Camillo de Lellis vide in quella condizione una chiamata a formare un gruppo di uomini disposti a servirli come si serve Cristo.

Oppure lo Spirito Santo può muovere il fondatore attraverso un’altra persona che comunica il progetto, che poi diventa interiormente luce, intuizione, visione, chiamata.

La fondazione è sempre quindi generata da un intervento diretto dello Spirito Santo. "Se nella Chiesa appaiono costantemente nuove forme di vita religiosa, in una meravigliosa molteplicità di istituti, è grazie all’azione dello Spirito Santo sempre presente in essa, che compie la sua missione di anima vivificatrice che sempre rinnova dal di dentro, con il suo soffio, il Corpo di Cristo" [F. Ciardi, I fondatori uomini dello Spirito, Città Nuova ed., Roma 1982, pag. 151 ].

È questa una dottrina insegnata costantemente dai Sommi Pontefici. Ne do solo qualche testimonianza.

"Esse [= le famiglie religiose] … fondate da uomini santissimi sotto l’ispirazione dello Spirito Santo [divino afflante Spiritu institutae] per la maggior gloria di Dio …" [Pio IX, Lett. Enc. Ubi primum; Ench. della Vita consacrata, EDB – Ancora, 582].

"Quando questi uomini eccezionali crearono i loro istituti, che cosa fecero essi se non obbedire alla divina ispirazione? [nisi divino afflatui paruisse]" [Pio XI, Lett. Unigenitus Dei Filius; ibid. 1406].

"Molti di essi, sotto l’impulso dello Spirito Santo [Spiritu Sancto afflante] … fondarono famiglie religiose che la Chiesa con la sua autorità accolse e approvò" [Conc. Vat. II, Decr. Perfectae caritatis 1,2; ibid. 3851].

L’es. post-sinodale Vita consacrata del 25.3.1996 parla di una "opera incessante dello Spirito Santo, che nel corso dei secoli dispiega le ricchezze della pratica dei consigli evangelici attraverso i molteplici carismi" [ibid. 6954].

Il fondatore/ fondatrice è veramente una persona carismatica, cioè un uomo/ una donna cui lo Spirito Santo ha donato un particolare carisma nel quale si rivela e si realizza, si rende presente il Mistero di Cristo mediante la pratica dei consigli evangelici. Erano fatti tempio dello Spirito Santo, come scrive S. Caterina da Siena. L’Istituto quindi che nasce, non è opera umana ma opera di Dio. E quanto lo Spirito compie nell’atto fondativo-carismatico non è per sé, per la santificazione del fondatore, ma per l’edificazione della Chiesa. Tuttavia i primi a conformare la vita all’ispirazione ricevuta sono essi/e stessi/e. In un qualche modo ne sono la realizzazione esemplare.

Esiste dunque un vero e proprio carisma fondazionale, dono fatto per divina elezione ad un uomo/ ad una donna, e che genera l’Istituto di vita consacrata.

2. Carisma fondazionale ed Eucarestia

Esistono carismi fondazionali che hanno un’esplicita ragione nel mistero eucaristico. Si pensi, per esempio, alla Congregazione del SS. Sacramento, fondata nel 1856 da S. Giuliano Eymard. Non è di questi solamente che intendo parlare. La mia è una riflessione di carattere più generale, e cerco di rispondere alla seguente domanda: esiste un rapporto intrinseco fra il mistero eucaristico ed il carisma fondazionale?

Nel discorso fatto dal S. Padre a Verona c’è un passaggio assai importante. Dice il S. Padre: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" [Gal 2,20]. È stata cambiata così la mia identità essenziale, tramite il Battesimo, ed io continuo ad esistere soltanto in questo cambiamento. Il mio proprio io mi viene tolto e viene inserito in un nuovo soggetto più grande, nel quale il mio io c’è di nuovo, ma trasformato, purificato, "aperto" mediante l’inserimento nell’altro, nel quale acquista il suo nuovo spazio di esistenza … "Io, non più io": è questa la formula dell’esistenza cristiana".

Il testo pontificio definisce stupendamente l’io cristiano: l’io in Cristo; Cristo nell’io. È il logo del nostro Congresso Eucaristico Diocesano: se uno è in Cristo, è una nuova creatura. La persona, ogni persona che crede in Cristo, è plasmata secondo e da una nuova forma che è "Cristo in noi". Questa trasformazione non è imitazione. È azione che la presenza dello Spirito compie in noi; è opera della grazia. La "nuova creatura", la "nuova persona" è costituita dal fatto che Cristo mediante il suo Spirito attira a sé l’io dell’uomo e l’io dell’uomo penetra e dimora in Lui.

Questa mirabile trasformazione è compiuta mediante il sacramento dell’Eucarestia, nel quale si compie la iniziazione cristiana, cioè la nostra incorporazione a Cristo.

Che cosa accade nel dono del carisma fondazionale? Se noi guardiamo le cose ancora, per così dire, all’esterno, vediamo che questi uomini/ donne propongono una sequela di Cristo nella via dei consigli evangelici secondo una modalità specifica e diversa l’una dalle altre: S. Giovanni Bosco non è S. Giovanni della Croce. Ma se andiamo veramente in profondità, vediamo che in ciascuno di loro c’è l’esperienza straordinaria di una rivelazione del mistero di Cristo, che li affascina e li attrae con una forza tale che per essi ormai niente può essere anteposto a questa chiamata.

Accade nel dono del carisma fondazionale un avvenimento che ha come due dimensioni: l’incontro del fondatore con Cristo e di Cristo col fondatore; indicazione di una "via" precisa perché altri rivivano l’esperienza di questo incontro.

Ma il mistero di Cristo è insondabile e la sua ricchezza inesauribile. Il modo con cui Egli si rivela, attrae, incontra ogni fondatore è unico e diverso l’uno dall’altro. Ed è attraverso questa rivelazione primigenia che il fondatore vede tutto il mistero di Cristo in una prospettiva propria: il Cristo di Francesco non è il Cristo di Ignazio di Loyola.

Possiamo quindi dire che il primo "oggetto" della azione dello Spirito nel fondatore è la rivelazione del mistero di Cristo sotto un particolare aspetto come indicazione di una via per essere in Lui trasformati. Attorno questa ispirazione originaria o carisma fondazionale si articolano gli elementi comuni della vita religiosa così come la Chiesa la regolamenta.

L’ispirazione originaria, fondante, prende corpo e si esprime nella Regola. Essa ha come tre dimensioni strettamente connesse. Ha per contenuto la vita in Cristo secondo l’ispirazione originaria; ha come configurazione una forma di vita che innalza il singolo oltre se stesso e lo sostiene nei momenti di stanchezza; ha come esigenza quella di essere osservata fedelmente ma senza formalismi.

Come avrete notato ho continuamente parlato di "mistero di Cristo". Che cosa significa? Quale realtà denota? Cristo in noi – noi in Cristo. Possiamo semplicemente dire: il mistero di Cristo è la Chiesa, il suo Corpo mistico, la sua Sposa. E pertanto ogni carisma fondazionale è un avvenimento ecclesiale. Attraverso il fondatore il mistero di Cristo si realizza nei tempi; in ogni fondatore ed in ogni fondazione la Chiesa cresce ed è come fermentata. Si comprende quindi che il fondatore non si pone mai "di fronte alla Chiesa" o ancor meno "contro la Chiesa": è nella Chiesa che si realizza la presenza di Cristo.

Che cosa tutto questo … ha a che fare con l’Eucarestia? Ogni volta che nel discorso svolto fino ad ora abbiamo detto "mistero di Cristo", potevo dire "mistero eucaristico". Fra i due c’è identità perché è l’Eucarestia che fa la Chiesa.

Non conosco fondatore o fondatrice che non sia un grande innamorato dell’Eucarestia; che non sia attratto da questo mistero. È in esso e da esso che il carisma fondazionale sgorga, poiché l’Eucarestia è Cristo stesso che unisce a sé la Chiesa. Non approfondisco oltre poiché il nostro incontro oggi non intendeva essere dedicato alla dottrina eucaristica.

Concludendo questo secondo punto vorrei riassumere una riflessione che doveva affrontare un tema obiettivamente complesso.

Volevamo vedere quali rapporti esistono fra il carisma fondazionale e l’Eucarestia. Abbiamo percorso il seguente cammino:

- la definizione dell’esistenza cristiana è "io, non più io", cioè "Cristo in me – io in Cristo";

- l’esistenza cristiana nasce nel Battesimo ed è confermata nella Cresima, ma raggiunge la sua perfezione nell’Eucarestia;

- il dono di un carisma fondazionale consiste nella manifestazione che Cristo fa del suo mistero ad una persona, mostrando una via nuova per vivere in esso;

- è solo nel contesto del mistero eucaristico che può accadere, in ultima analisi, il dono di un carisma fondazionale, poiché è l’Eucarestia la mistica congiunzione iniziale di Cristo con l’anima – la Chiesa [e i due saranno una sola carne]

3. Conseguenze pratiche

Vorrei ora indicarvi alcune conseguenze pratiche di quanto vi ho detto finora.

→ La consapevolezza che il carisma fondazionale è un dono del Signore deve tenere continuamente desta in voi un’attitudine di grande stima, venerazione e rispetto. È certo che i responsabili primi della sua custodia sono i pastori ed i vostri superiori, tuttavia ciascuna di voi è custode di esso, nel senso che attraverso la singola persona il carisma fondazionale si conserva nella Chiesa; vive nella Chiesa; fa "ringiovanire" la Chiesa.

→ Ho detto poc’anzi che lo stesso mistero di Cristo è di una tale ricchezza che per dirsi nella sua pienezza ha bisogno di dirsi e rivelarsi in tanti modi. Da ciò deriva una conseguenza assai importante: la complementarietà dei carismi fondazionali. La diversità non deve corrompersi nella divisione; la complementarietà nell’uniformità. Dal punto di vista pratico ciò significa due cose. Primo: non … copiatevi a vicenda. Ciascuno sia se stesso. Pensate quanto male ha fatto al carisma coniugale l’aver cercato in qualche modo di uniformarsi al carisma della vita consacrata. Secondo: abbiate un grande rispetto degli altri carismi fondazionali. Vale anche in questo ambito il precetto della carità fraterna: ama l’altro carisma come il tuo proprio.

→ Il compito dell’apostolo, del Vescovo, non è quello di "violare" il carisma fondazionale secondo sue proprie "programmazioni pastorali". È suo compito difenderlo, promuoverlo e favorire la complementarietà dei vari carismi fondazionali.

→ Infine ma non dammeno, dato il legame molto profondo fra carisma ed Eucarestia, non mi stancherò mai di esortarvi ad essere "donne eucaristiche". So bene che ogni Istituto ha al riguardo disposizioni anche precise. Sappiate vederne lo spirito profondo per viverle intensamente.

Mi piace terminare con un testo meritatamene famoso di Agostino: "Una volta per tutte … ti viene raccomandato questo breve precetto: ama e fa ciò che vuoi. Sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che tu perdoni, perdona per amore. Sia in te la radice dell’amore: perché da questa radice non può venire altro che il bene". [Comm. alla prima lett. di Giovanni 7,8].