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Quarta Domenica di Quaresima (Anno A)
Cattedrale, 3 aprile 2011


Cari fratelli e sorelle, possiamo introdurci nella comprensione di quanto oggi il Signore ci dice riferendoci ad una semplice esperienza quotidiana. Fra i cinque sensi di cui disponiamo, non c’è dubbio che la vista ci è il più caro. È il senso della vista che facendoci vedere il mondo e le persone circostanti, ci posiziona nella realtà, consentendoci di muoverci in essa senza farci del male. Il cieco ha sempre più o meno bisogno di essere accompagnato.

È sulla base di questa semplice e grandiosa esperienza, che si è chiamata "vista" e "visione delle cose e del mondo" anche l’esercizio della nostra intelligenza. Essa è infatti paragonabile all’occhio del nostro corpo che ci fa vedere la realtà: mediante l’uso della nostra intelligenza tuttavia noi abbiamo una "visione" della realtà ben più profonda di quella che abbiamo cogli occhi. Ma ora poniamoci in ascolto della parola di Dio.

1. "Il Signore rispose a Samuele: […] io non guardo ciò che guarda l’uomo. L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda al cuore". Qui non si parla degli occhi del corpo; si parla [dello sguardo] dell’intelligenza. E la parola del Signore fa un richiamo drammatico: il modo con cui Dio guarda le cose o le persone è diverso dal modo con cui le guarda l’uomo. Possiamo dire la stessa cosa in un altro modo.

Poiché la conoscenza che il Signore ha della realtà è vera, e noi non la conosciamo come la conosce Dio, abbiamo della realtà una conoscenza falsa. Noi siamo cioè e viviamo nell’errore. L’esemplificazione che la parola di Dio ci offre perché prendiamo coscienza di questa nostra condizione, è assai efficace.

Per Samuele la realtà era nella forza, e pertanto pensava che il re scelto dal Signore non potesse essere che fra i figli più grandi di Jesse. Così anche per noi la "realtà" sono le cose che ci fanno apparire grandi, importanti davanti agli uomini; sono le cose che possiamo toccare, i soldi, il prestigio sociale, ciò che vediamo alla televisione. La conseguenza è come se la nostra vita fosse un sogno: crediamo vero, reale, consistente ciò che in realtà è falso, illusorio, inconsistente. Diciamo: siamo spiritualmente ciechi.

Cari amici, questa è la condizione dell’uomo, di ciascuno di noi: non sappiamo ciò che è la nostra vera realtà, e ciò che è il nostro scopo.

È a questo livello che oggi ci viene proposto l’annuncio evangelico attraverso la narrazione della guarigione di un cieco nato compiuta da Gesù. Come avete sentito, la guarigione avviene in un contesto molto drammatico, e termina in un incontro del cieco con Gesù.

"Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori, e incontrandolo gli disse: tu credi nel Figlio dell’uomo? Egli rispose: e chi è, Signore, perché io creda in Lui? Gli disse Gesù: tu l’hai visto; colui che parla con te è proprio lui. Ed egli disse: io credo, Signore".

Cari fratelli e sorelle, il cieco nato esce dalla sua cecità quando "vede Gesù": quando "crede in Lui". L’uomo, ciascuno di noi è redento dalla sua condizione di errore quando è pienamente illuminato dalla verità, quando "guarda come guarda Dio". Ma come è possibile questo? Quando Dio si avvicina a ciascuno di noi facendosi in Gesù uno di noi; quando, mediante la sua Parola ci comunica il suo stesso pensiero, il pensiero di Gesù. Questa è la liberazione dalla nostra cecità.

Cari catecumeni, avete notato un particolare. Il cieco acquista la vista lavandosi alla piscina di Siloe. È la figura del battesimo che riceverete. Mediante esso sarete illuminati dalla verità di Cristo, e diventerete luce nel Signore.

2. Il dono che Gesù Risorto ci farà mediante i sacramenti pasquali, il dono della conoscenza vera, viene depositato in una persona, la nostra, che era tenebra. Lo dice San Paolo: "un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore".

Ma questo esige anche da parte nostra un impegno di vera conversione. Cioè: di imparare a vedere la realtà nella luce di Gesù; di invertire in profondità il nostro pensiero, così che non si fermi all’apparenza, ma vada sempre più addentro alla realtà, fino a comprendere che la realtà vera è quella invisibile. È ancora l’Apostolo che ci dice: "comportatevi perciò come i figli della luce".

Cari amici, in ogni quaresima dobbiamo esercitare questa inversione del pensiero per guardare nel modo giusto la realtà; per capire che Dio è la realtà, Cristo è la realtà ed il criterio del mio agire e del mio pensare.

Cari catecumeni, la preghiera che fra poco farò su di voi invoca la forza divina, perché siate capaci di vincere le suggestioni di colui che, bugiardo fin dal principio, vuole mantenervi nelle tenebre dell’errore. Il passaggio dal potere delle tenebre nel regno della Verità è faticoso, è combattuto. Voi ora riceverete la forza dall’alto.

Che il Signore conceda a tutti, catecumeni e fedeli, che i nostri pensieri siano sempre conformi alla sapienza di Dio che è Gesù.

Apra i nostri occhi, perché ci convertiamo dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, otteniamo il perdono dei nostri peccati e riceviamo l’eredità eterna [cfr. At 26, 18].