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Veglia pasquale
Cattedrale di S. Pietro, 3 aprile 2010


1. La gioia profonda che pervade tutta la Liturgia di questa veglia pasquale, nasce da una certezza di fede: in questa notte è accaduto un fatto che ha cambiato radicalmente la nostra condizione umana. Il fatto, come avete sentito, è stato narrato dall’Annuncio pasquale nel modo seguente: "questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte risorge dal sepolcro". Il cambiamento della nostra condizione, nel modo seguente: "o notte veramente gloriosa che ricongiunge la terra al cielo e l’uomo al suo creatore".

Prendiamo prima in considerazione il fatto. L’umanità del Verbo, il corpo crocefisso e morto di Gesù non è abbandonato alla corruzione del sepolcro. Gesù risorge: la sua umanità cioè è resa partecipe della stessa vita divina. È la semplice costatazione che fecero le donne che "si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato": "non trovarono il corpo del Signore Gesù". Egli non era più da cercare fra i morti; aveva lasciato definitivamente il regno della morte ed era entrato in possesso, nel suo vero corpo, della vita divina. Cari fratelli e sorelle, è questo il fatto di cui stiamo facendo memoria. Non stiamo imparando una dottrina; non stiamo impegnandoci ad osservare un codice morale; non stiamo interpretando un mito o un simbolo. Stiamo ricordando semplicemente un fatto realmente accaduto.

Quali conseguenze ha avuto questo fatto sulla nostra condizione umana? Noi stiamo celebrando il cambiamento radicale di essa; stiamo lodando il Signore, perché in questa notte è accaduta come una seconda creazione della nostra persona. Cari fratelli e sorelle, vogliate prestarmi attenzione.

La natura umana che il Verbo assunse nel grembo di Maria, fu in tutto simile alla nostra. Anche nel senso che Egli la volle assumere nella nostra condizione storica: divenne partecipe della nostra carne di peccato [cfr. Rom 8,3]. Divenuto uno di noi, Egli, in quanto Unigenito figlio del Padre, occupa all’interno del genere umano una posizione unica, di cui Adamo, per contrario, era una prefigurazione. Il Signore Gesù, incarnandosi in un qualche modo si è unito ad ogni uomo. In ragione della sua divinità è un solo Dio col Padre; in ragione della sua umanità è diventato un solo uomo con tutti noi. Cari fratelli e sorelle, ora possiamo comprendere che cosa è accaduto per noi questa notte.

Con Cristo, in Cristo e per mezzo di Cristo ciascuno di noi, ogni uomo è reso capace di passare dalla sua condizione mortale, segno della sua condizione di peccato, alla condizione di chi diviene partecipe della santità stessa di Dio e della sua vita incorruttibile. Nella vita cioè di ogni uomo, da questa notte in poi, può accadere lo stesso fatto accaduto a Gesù e in Gesù deposto nel sepolcro.

Vedete la bellezza della nostra fede, cari fratelli e sorelle! Celebrando il trionfo del Signore, in Lui celebriamo la suprema nobilitazione dell’uomo: stupendoci di fronte all’elevazione dell’uomo, noi glorifichiamo il Signore risorto che ne è la causa.

2. In che modo la possibilità inscritta questa notte dalla risurrezione del Signore nella nostra persona si realizza effettivamente, si attualizza? in due modi.

Il primo lo rappresentate visibilmente davanti ai nostri occhi voi catecumeni: il battesimo. L’apostolo Paolo lo ha insegnato chiaramente. Mediante il battesimo, la potenza insita nella risurrezione di Gesù investe la nostra persona, e la rende realmente partecipe della vita divina. "Per mezzo del battesimo" ci dice l’Apostolo "siamo stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova".

Il secondo mezzo attraverso cui il Risorto trasforma la nostra condizione mana, è l’Eucaristia. Gesù lo aveva chiaramente insegnato: "Io sono il pane della vita… questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia… Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo" [Gv 6,48-51]. I Padri della Chiesa chiamavano l’Eucaristia "la medicina dell’immortalità".

Battesimo ed Eucaristia sono i sacramenti pasquali, poiché essi immettono nella nostra condizione umana, introducono dentro alla storia, tutta la divina energia che emana dal corpo risorto del Signore.

Ecco la grandezza unica di questa notte! Se essa non ci fosse, se la Chiesa da essa mediante i santi sacramenti non traesse la vita vera da offrire al mondo, saremmo perduti. Tutti. Perché alla fine la morte avrebbe su di noi l’ultima parola.